Dalla rassegna stampa

Il centrodestra della Puglia tra ostruzionismo e mano tesa

Le tre fasi dell’opposizione al governo regionale: contrasto, collaborazione e leggerezza

BARI Non si può chiudere il bilancio sul decennio vendoliano senza prendere in considerazione anche l’operato dell’opposizione di centrodestra. L’atteggiamento della minoranza ha vissuto tre fasi molto diverse tra loro: quello dell’ostruzionismo frontale, il periodo della collaborazione, la fase del contrasto blando e disordinato.
Nel 2005, il centrodestra pugliese esce traumatizzato dalle urne. Mai avrebbe potuto prevedere, solo qualche mese prima e nella cosiddetta «Emilia nera», di dover cedere il timone del governo alla coalizione avversaria, per di più guidata da un dirigente politico che si dichiara «gay e comunista». Lo choc è autentico e si riverbera, perfino con risvolti psicologici, sui consiglieri regionali dei partiti che più tardi daranno vita al Pdl (An e Forza Italia).
Il centrodestra sembra ottenebrato, in preda ad una specie di sordo risentimento. L’esito è la messa in pratica di un ostruzionismo incoercibile. Su tutto: dal riordino del welfare (che cancellava la precedente legge sulla «famiglia» del governo di Raffaele Fitto) ai provvedimenti in materia di sanità, oggetto per lungo tempo di un acutissimo contrasto, quasi una forma di ritorsione per l’opposizione condotta dal centrosinistra contro il Piano ospedaliero sfornato da Fitto qualche anno prima.
A proposito di ostruzionismo, si ricordano ancora gli oltre 6.500 emendamenti presentati per fermare il riordino del welfare e lo scontro fisico in Aula nell’autunno del 2006 di cui fu protagonista il leader del centrodestra Rocco Palese. Il comandamento inviolabile, ispirato anche dallo sconfitto governatore Fitto, è per quasi tutto l’arco della legislatura 2005-2010 quello della contrapposizione integrale. Zero proposte. «Non tocca a noi suggerire — dicono i maggiorenti del centrodestra — deve essere la giunta a dimostrare cosa sa fare». Ne sortisce un ostruzionismo fine a se stesso, specie quando viene praticato non su questioni di principio ma su leggi e provvedimenti di calibro minore. Da Roma si aggiunge anche l’arcigno controllo (spesso l’impugnativa) delle leggi pugliesi da parte di Fitto, nel frattempo divenuto ministro degli Affari regionali con il IV governo Berlusconi.
Il contrasto frontale non sarà remunerativo sul piano politico. Per lo meno non produrrà effetti elettorali. Nel 2010, Palese guida la coalizione di centrodestra contro l’uscente Vendola, ma il terzo polo centrista affidato ad una figura storica della destra pugliese, Adriana Poli Bortone, gli sottrae consensi preziosi. Per la seconda volta, al neo Pdl tocca il ruolo di opposizione. Questa volta in compagnia dell’Udc.
Nella prima parte della seconda legislatura, arriva la svolta. Il protagonista è Fitto. Da un lato, il ministro sembra aver finalmente metabolizzato la sconfitta del 2005. Dall’altro gli preme concordare e condurre in porto il cosiddetto «Piano per il Sud» con le Regioni meridionali (l’intesa per la rimodulazione e il miglior sfruttamento delle risorse Ue).
Fitto inaugura uno stile più collaborativo con la Regione di Vendola. Si inaugura così il periodo che fu definito della «leale collaborazione istituzionale». I rapporti tornano distesi, Palese incarna nuovamente la figura dell’uomo di governo che era stato. Suggerisce, dialoga, offre soluzioni. In qualche caso dominando la contrarietà che sobbolle soprattutto nell’area ex An del gruppo consiliare.
Vendola se ne giova, tanto più perché la maggioranza uscita dalle urne gli regala solo pochi seggi di vantaggio sull’opposizione. Coglie la disponibilità del Pdl. E non è infrequente, alla vigilia di passaggi cruciali, sentirgli rivolgere questa domanda ai suoi collaboratori: «Ma su questo abbiamo già sentito Rocco?». Palese non dissimula. Sono i mesi difficili del governo Monti (2012): il governo è retto a Roma dalla formula delle larghe intese. «In questo clima — scrive Palese al Corriere del Mezzogiorno — non abbiamo certo abdicato al nostro ruolo di opposizione. Ma abbiamo, caso mai, momentaneamente sepolto l’ascia di guerra».
Diverso l’atteggiamento dell’Udc. Fin dall’autunno del 2010 si mostra dialogante con Vendola e vota con la maggioranza il draconiano «Piano di rientro dal deficit sanitario» scritto dalla Regione sotto dettatura del ministero. La stagione di collaborazione, tra Udc e centrosinistra, comincia in questi mesi.
La terza fase dell’opposizione a Vendola è quella più recente. Palese (e un’altra pattuglia di consiglieri) viene eletto in Parlamento. Il centrodestra si disperde: è sbilanciato di continuo nel tiro alla fune tra quelli che vorrebbero proseguire una stagione di dialogo e coloro che aspirano ad un’opposizione più marcata. Ne viene fuori una stagione incolore e incoerente. Con l’attività di opposizione limitata ad uno stillicidio, a volte inutile a volte innocuo, di dichiarazioni diffuse a mezzo stampa.
Ma manca un’idea alternativa di Regione. È vero che anche l’ultima fase di governo Vendola è limitata alla gestione dell’ordinario, costretta dalla penuria di risorse imposta dal Patto di stabilità. Ma, a maggior ragione, il Pdl avrebbe una prateria da coltivare. Invece non emerge alcuna idea sulle politiche di sviluppo, sulla cultura, sui trasporti, l’ambiente, l’agricoltura, il turismo.
Certo, arrivano critiche severe alla giunta Vendola, a volte del tutto giustificate, ma manca una proposta organica di governo, non emerge un progetto di Puglia. Per il centrodestra è il buio. E ancora permane.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.