Dalla rassegna stampa Libri

Da un punto di vista antropologico e biologico, essere eterosessuali è naturale? Discutiamo con Nicla Vassallo

“Il matrimonio omosessuale è contro natura”: FALSO! Il pensiero di Nicla Vassallo…

NOVARA – “Il matrimonio omosessuale è contro natura”: FALSO! Il pensiero di Nicla Vassallo. Nicla Vassallo, filosofa e professoressa ordinaria di Filosofia teoretica all’Università di Genova, in questo saggio ci invita a riflettere sul significato del matrimonio (civile) e sui pregiudizi che ne ammantano il concetto. Privo di qualsiasi carica emotiva ed emozionale, l’argomentare di Vassallo, come lei stessa dichiara, opera attraverso il ragionamento filosofico, il logos appunto, per decostruire il pensiero che ha fondato nei secoli il riconoscimento e la validità morale, sociale, culturale e istituzionale delle sole unioni eterosessuali. L’appello dell’autrice alla ricerca di un senso autentico sul matrimonio è rivolto a tutti: un approccio analitico, ma non accademico, in cui il ragionamento si snoda dalle premesse alla conclusioni verificandone la correttezza con un linguaggio semplice nell’espressione e rigoroso nel contenuto.
Dunque l’obiettivo prioritario è quello di “scardinare i maggiori pregiudizi contro il matrimonio same-sex” (N. Vassallo, Il matrimonio omosessuale.., p. XIV), la premessa da cui parte l’autrice riguarda la contestazione e il rifiuto degli stereotipi (di matrice aristotelica) che costituiscono i concetti di femmina-donna passiva e maschio-uomo attivo, quindi dominante, da cui deriverebbe la naturale complementarità degli opposti basata sulla differenza sessuale che rende esclusiva e normale l’eterosessualità e conseguentemente la sola unione eterosessuale. In particolare ciò che Vassallo vuole dimostrare è l’infondatezza della tesi essenzialista che da una parte riconosce la sola esistenza di due sessi, due essenze (il maschile e il femminile) e dall’altra non pone distinzione tra il sesso e il genere, che invece abitano ambiti e significati differenti in quanto il primo è categoria biologica, il secondo costrutto socio-culturale. Lo schema pregiudiziale che identifica l’essere femmina con l’essere donna e l’essere maschio con l’essere uomo crea così il sillogismo legittimante del matrimonio eterosessuale funzionale alla procreazione. Se l’eterosessualità è una condizione naturale l’omosessualità è contro natura, ma possiamo ritenere valida, da un punto di vista antropologico e biologico, l’affermazione che essere eterosessuali è naturale? L’analisi dell’autrice smaschera un altro pregiudizio profondamente radicato: ciò che consideriamo naturale è in realtà un’invenzione culturale che permea il nostro essere sociale e la nostra morale che come sottolinea Vassallo è normativa detta cioè le regole del dover essere e il diritto, che dovrebbe essere distinto dalla morale e dalla religione, ne risulta, invece, fortemente condizionato. L’eterosessualità assurge lo status di “naturale” e “normale”, il matrimonio eterosessuale è buono e giusto mentre l’omosessualità e il matrimonio omosessuale sono contro natura e anormali, una minaccia per le unioni tradizionali, naturali, sacralizzate: “In termini filosofici, il matrimonio same-sex minaccia l’istituzione codificata del matrimonio stesso, infrangendo le basi biologiche e culturali [..] su cui sono stati elaborati e costruiti i ruoli fondativi di femmina/donna e di maschio/uomo” (Ivi, pp. 96-97).
Perché imporre l’eterosessualità e riconoscere dignità e valore solo ai matrimoni tra persone di sesso opposto? Non è forse vero che nella sfera di ciò che dobbiamo considerare “naturale” (perché finalizzato alla procreazione) e “normale” (perché rientra nella consuetudine) troviamo ipocrisia, violenza, costrizione, convenienza? L’eterosessualità garantisce la non promiscuità, la fedeltà sessuale, la monogamia, l’assenza di perversione, la genitorialità perfetta? È custode della morale, del rispetto e del bene e della cura nei confronti del patner? Il bene è solo nella sessualità procreativa perché “naturale”, ma accade spesso che gli eterosessuali si riproducono “naturalmente” con atti sessuali adulterini, incestuosi, violenti oppure hanno rapporti sessuali non finalizzati alla procreazione, perché quindi discriminare l’omosessualità e impedire i matrimoni omosessuali sulla base di una naturalità che non esiste e una norma che è solo prassi statistica?
Possiamo anche superare la convinzione che il concetto di “matrimonio” implichi un solo significato e un’unica modalità esperienziale; è necessario prendere coscienza del fatto che non riconoscere la validità dei matrimoni same-sex rappresenta la violazione di un diritto umano.
Possiamo pensare all’amore, all’amare e al fare l’amore come desiderio di condivisione, di relazione intima e profonda, di erotismo, di conoscenza reciproca e apertura all’altro che è differente non perché ha un apparato genitale diverso, ma perché il suo è un sé “altro” differente dal mio sé.
“Che senso ha un volume così? Per quale lettore lo sto scrivendo? I pregiudizi, spesso inconsapevoli, o consapevolmente negati, non sono forse difficili da scalzare?” (Ivi, pp. 114-115)
Nicla Vassallo si interroga e ci pone delle domande: possiamo provare a riflettere e a dare delle risposte? Non si tratta di demolire un paradigma per imporne un altro, ma di sospendere il giudizio per individuare il pregiudizio.

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