Dalla rassegna stampa Cinema

Giovanni e Ottavio uno schermo su cui combattere per nuovi diritti

PERCHÉ “Da Sodoma a Hollywood”, primo festival cinematografico d’Europa dedicato alle tematiche omosessuali, fu un successo da subito…

Giovanni e Ottavio, uno schermo su cui combattere per nuovi diritti

QUELLA che si svolgerà al cinema Massimo di Torino dal 29 aprile al 4 maggio sarà la trentesima edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival. La mente di chi c’era non può non tornare a quel 1986 così lontano, così vicino: quando il festival non era ancora un festival ma una rassegna di pochi giorni. Appena una quindicina di titoli, al cinema Faro (l’odierno Greenwich), in una Torino diversa dall’attuale, meno aperta alle novità, o almeno in apparenza.

Giovanni e Ottavio uno schermo su cui combattere per nuovi diritti

Minerba racconta i trent’anni del festival del cinema gay “Tanti non avevano fiducia, oggi si sono dovuti ricredere”

PERCHÉ “Da Sodoma a Hollywood”, primo festival cinematografico d’Europa dedicato alle tematiche omosessuali, fu un successo da subito. Merito di una intuizione nata quasi per caso da due personaggi cui la cultura torinese deve parecchio: il compianto Ottavio Mai e il suo compagno di vita e di lavoro Giovanni Minerba. Incontro il direttore del Torino Gay & Lesbian Film Festival nel suo ufficio a due passi dalla Mole. Il piccolo ambiente è tappezzato di locandine dei film di Derek Jarman: «Lui e Fassbinder sono i miei registi preferiti — racconta Minerba — per la loro capacità di raccontare se stessi e la realtà che li circondava. Una caratteristica che Jarman manteneva persino nei film in costume». E proprio il regista inglese è stata una delle prime “scoperte” del festival.

Ma com’è nato “Da Sodoma a Hollywood”? «Io sono macellaio figlio di macellai. Sono nato in un piccolo centro della Puglia e, dopo il servizio militare a Torino ho deciso di restare qui, ma continuando a fare il lavoro che conoscevo. Ottavio ha fatto diversi lavori, è stato venditore di bibite al cinema, operaio metalmeccanico, tassista… Ci siamo conosciuti attraverso l’impegno politico: all’epoca militavamo nel Partito Radicale e nel Fuori!, l’associazione che negli anni Settanta si dedicò per prima alla lotta per i diritti degli omosessuali. Oltre alla passione politica, ci univa l’amore per il cinema: ci andavamo spesso, ma non avevamo mai pensato di farne un lavoro. Ci capitava però spesso di uscire delusi o arrabbiati dalla visione di pellicole che relegavano i personaggi omosessuali in ruoli marginali o offensivi». La goccia che fece traboccare il vaso Giovanni non la ricorda, fatto sta che il giorno dopo l’ennesima amarezza Ottavio acquistò una videocamera vhs, uno di quei macigni da portare a spalla che oggi sembrano (e forse sono) oggetti da museo, e decisero di girare un film.

Nacque così “Dalla vita di Piero!”, un lungometraggio ispirato alle vicende del giovane Giovanni, che fu presentato con successo in alcuni festival europei. Un esordio che però a Torino qualcuno guardò con sospetto o sufficienza. Racconta Minerba: «Ricordo il titolo di un quotidiano che recitava più o meno “Il cinema del tassista e del macellaio”». Girare per festival fece scoprire ai due che tanti, troppi film non trovavano distribuzione nelle sale italiane: da qui all’idea di una rassegna tematica il passo fu quasi breve. «Proponemmo senza successo il progetto per un paio d’anni, poi trovammo un interlocutore in Marziano Marzano, assessore illuminato del Comune di Torino e appassionato di cinema. Un altro interlocutore fondamentale fu Alberto Barbera, oggi direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino, che già all’epoca lavorava per il Torino Film Festival: Alberto ci ha visto nascere, crescere e, negli ultimi dieci anni, è anche grazie a lui e all’amministrazione dal Museo del Cinema se, a dispetto della crisi e dei tanti tagli alla cultura, il nostro festival continua a vivere».

Da rassegna-vetrina, la manifestazione si trasformò in festival nel 1989 e ottenne il riconoscimento del ministero del Turismo e dello Spettacolo nel 1990. Da allora, il palco del festival ha visto alternarsi artisti del calibro di Gus Van Sant, Gregg Araki, John Waters, Ken Russell, Liliana Cavani, Claudia Cardinale, James Ivory. Nel tempo, non è mai mancata qualche polemica sulla necessità di una manifestazione dedicata ai temi omosessuali e sul rischio di ghettizzazione del mondo gay: «Rassegne del genere sono presenti in Paesi molto più aperti del nostro, quindi a maggior ragione è importante che ci siano in Italia dove c’è ancora molto da fare sul versante dei diritti lgbt. I dubbi dei critici o di certi operatori culturali riguardanti il pericolo di una ghettizzazione sono stati fugati già nelle prime edizioni: ricordo a questo proposito un bell’articolo di Gianni Rondolino nel quale raccontava delle sue riserve e di come si fosse ricreduto. Delle critiche politiche, invece, francamente non mi importa più nulla». Contemporaneamente al Torino Gay & Lesbian Film Festival, Giovanni Minerba e Ottavio Mai hanno continuato a realizzare documentari e cortometraggi, alcuni dei quali, alla fine degli anni Ottanta, prodotti da Raitre. Uno di questi, “Giovanni!, remake di “Dalla vita di Piero”, rappresentò un piccolo evento considerato che, a dispetto del tema affrontato ben lontano dagli standard Rai dell’epoca, andò in onda alle 19.30.

Mentre stavano preparando il secondo lungometraggio, nel 1992 Ottavio si ammalò e di lì a poco morì. La domanda sorge spontanea: si farà mai quel film? «È uno dei tanti progetti nel cassetto. Chissà, prima o poi…», sembra sorvolare Minerba mostrando parecchi fogli impilati. E arriviamo all’oggi, tra doverosi riconoscimenti e imminenti novità: alla fine dello scorso anno il Comune di Torino ha deciso di dedicare una via a Ottavio Mai nella zona del campus universitario («Sono felice anche per la collocazione, così i giovani che non lo hanno conosciuto magari saranno incuriositi da quella targa che recita “regista e attivista omosessuale”»), mentre poche settimane fa Giovanni ha ricevuto il premio Maguey-Trayectoria che il Festival Internacional de Cine en Guadalajara assegna a personalità del mondo del cinema che si sono distinte per l’impegno nella battaglia per i diritti delle persone lgbt. Infine, come dicevamo all’inizio, tra circa un mese il Tglff compirà 30 anni, e proprio il numero 30 sarà il fil rouge di questa edizione: 30 i lungometraggi (che con i cortometraggi e gli eventi extra raggiungeranno un totale di oltre 100 titoli), 30 i Paesi di provenienza, 49 le anteprime italiane, 5 anteprime europee, 3 anteprime internazionali e ben 9 anteprime mondiali. Un festival che però, causa budget ridotto, non vedrà molti ospiti né grandi festeggiamenti: «So che è impossibile, ma mi piacerebbe per una volta riuscire a fare un festival senza dover fare i conti della serva — confessa sorridendo Minerba — anche perché mi sa che, a pensarci bene, non l’ho mai fatto».


Sono felice per la targa che ricorda Mai nella zona del campus universitario, servirà a tanti giovani per capire

IL FESTIVAL

Una passata edizione di “Da Sodoma a Hollywood” A sinistra, Minerba con Claudia Cardinale

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