Dalla rassegna stampa Cinema

L’eredità di un divo seduttore Intrecci nella famiglia allargata

Dieci donne tra gelosie e sogni. Cristina Comencini rilancia la commedia italiana

Per Matrimoni erano le feste di Natale; per Il più bel giorno della mia vita era la prima comunione della nipotina; ora, per Latin lover , sono le celebrazioni per il decimo anniversario della morte di un grande attore: in tutte e tre queste commedie (le più riuscite nella carriera di Cristina Comencini) l’occasione per una riunione di famiglia «allargata» è il campo di forze ideale per dare forma alle tensioni e alle passioni che covano sotto la cenere.
Soprattutto perché il fascinoso e istrionico attore Saverio Crispo (Francesco Scianna) era anche un fascinoso don Giovanni, padre di cinque figlie avute da cinque donne diverse (e forse l’elenco non si ferma qui). Così per festeggiare il decennale nella sua città natale, San Vito dei Normanni (l’Apulia Film Commission colpisce ancora!), si riuniscono nella casa avita le due mogli «ufficiali» — l’italiana Rita (Virna Lisi, alla sua ultima interpretazione) e la spagnola Ramona (Marisa Paredes) — con le rispettive figlie Susanna (Angela Finocchiaro) e Segunda (Candela Peña). A cui si aggiungono la figlia francese Stéphanie (Valeria Bruni Tedeschi), la svedese Solveig (Pihla Viitala) e poi l’americana Shelley (Nadeah Miranda). Ognuna con il proprio carico di risentimenti, gelosie e naturalmente sogni. Intorno a loro si muovono alcuni uomini: Walter (Neri Marcorè), il fidanzato «segreto» di Susanna; Flavio (Toni Bertorelli), l’agiografo di Saverio; Marco (Gioè) il giornalista cinefilo; Alfonso (Jordi Mollà), il marito di Segunda, e infine il «temuto» Pedro (Lluís Homar), controfigura di Saverio e suo amico.
In mezzo a questo teatrino, Cristina Comencini (che firma anche la sceneggiatura con Giuliana Calenda) si muove a proprio agio, ora fermandosi sulle nevrosi di Stéphanie ora sulle gelosie retroattive di Ramona, ora usando l’agiografo Flavio o gli spezzoni della carriera di Saverio per rendere omaggio a una stagione irripetibile del cinema. Perché a differenza dei precedenti film (con la parziale eccezione di La bestia nel cuore ), qui accanto al gioco delle passioni c’è forte un coté cinefilo che ci mostra Saverio ora come il protagonista del Sorpasso ora della Classe operaia va in paradiso, ora di Brancaleone ora di Divorzio all’italiana , metafora della tradizione mattatoriale italiana. Sullo schermo passano tanti piccoli omaggi à la maniera de , per rendere omaggio a Risi e Petri, Monicelli e Germi, Scola e De Sica, Leone e Fellini, Comencini e Lattuada, citati e «rifatti» con amore e ironia.
Questo lato cinematografico, cui è legata anche una «rivelazione» che cambia un po’ le carte in tavola, finisce comunque per passare in secondo piano di fronte al percorso di «liberazione» che la riunione di famiglia innesca in ognuna delle donne. È il terreno su cui la Comencini si muove con maggior disinvoltura, a suo agio nel giocare con rivelazioni e sottintesi, nevrosi o paure, lacrima e sorrisi. Non tanto un percorso «femminista» di liberazione militante ma piuttosto la ricerca di un’autonomia che aiuti a liberarsi da un ideale maschile («Avevo un uomo meraviglioso nella testa» dice Susanna a nome di tutte) che non corrisponde alla realtà.
In altri film le «cause» di quella sudditanza sembravano indicate con maggior determinazione, dal mammismo nazionale al conformismo «borghese» in tutte le sue sfumature piccole e medie. Latin lover si ferma invece a un gradino pre-sociologico, di psicologia relazionale (se mi si passa l’approssimazione), dove la mitologia spicciola del cinema e dei suoi personaggi si intreccia con l’adorazione sensuale e la fragilità di un mondo che ha perso non si dice il senso della tragedia ma anche quello del melodramma. E così, invece che prendersela con i tanti peccati che potrebbero spiegare quella «dipendenza», il film preferisce invitare le sue tante donne a ritrovare una leggerezza e una libertà che permetta a tutti di accettarsi con un sorriso. Alla ricerca di un’autoassoluzione che aiuti a vivere meglio e a smontare i monumenti che il passato ci ha lasciato in eredità. Cinematografici e psicologici insieme.

VOTO: 2,5/4

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