Dalla rassegna stampa

Ci ha lasciati Richard Glatzer, autore col marito di "Still Alice" e di altri film gay come Fluffer e La Quinceanera

Compagno da 20 anni di Wash Westmoreland, che ha sposato nel 2013, è stato un esempio di coerenza e di determinazione sia nel lavoro che nella battaglia per i diritti degli omosessuali


Richard Glatzer col marito Wash Westmoreland

A soli 63 anni se ne è andato Richard Glatzer, autore insieme al marito Wash Westmoreland, del film “Still Alice” che ha fatto vincere a Julianne Moore l’Oscar 2015. Da quattro anni era malato di SLA. Il marito Westmoreland ha dichiarato: “Sono devastato. Rich era la mia anima gemella, il mio collaboratore, il mio migliore amico, in una parola la mia vita. Vederlo combattere per quattro anni contro la SLA con tanta grazia e coraggio, è stato per me e per tutti quelli che lo conoscevano una fonte d’ispirazione. In questo triste momento prendo qualche consolazione pensando che ha potuto vedere “Still Alice” ndare con successo per il mondo. Lui ha messo il cuore e l’anima in questo film, ed il fatto che toccasse così tante persone era per lui una grande soddisfazione. Grazie a tutti per questa enorme effusione d’amore. Richard era un ragazzo unico — supponente, divertente, attento, socievole, generoso e intelligentissimo. Un vero artista e un uomo brillante. Faccio tesoro di ogni giorno dei brevi 20 anni che abbiamo vissuto insieme. Non posso credere che se n’è andato. Ma nel mio cuore e nel cuore di coloro che lo amavano, lui sarà sempre vivo.”

Riportiamo il bellissimo articolo di Silvia Bizio pubblicato il 13 marzo su La Repubblica:

COME Julianne Moore nel suo ultimo film, anche lui ha sofferto, sperato, ha gioito sognando e ha combattuto. Alla fine, si è arreso. È morto ieri a 63 anni Richard Glatzer, regista di Still Alice, il film che ha regalato l’Oscar all’attrice americana, e che ha girato insieme a Wash Westmoreland, il compagno con cui era sposato. Glatzer era malato di Sla, la sclerosi laterale amiotropica che aveva cominciato a mostrare i primi segni fin dal 2011. La diagnosi ufficiale, tremenda, arriva nel 2013 e da lì un declino rapidissimo, tanto che nel giro di pochi mesi il regista era rimasto paralizzato.

Ma è una storia di vita, di passione, di determinazione quella che racconta la parabola di Glatzer, il quale ancora durante la preparazione di Still Alice, solo un anno fa, si presentava puntuale ogni giorno sul set, a Manhattan: per comunicare con la troupe usava l’ipad , scriveva i suoi pensieri con un dito della mano e, quando anche quello non è stato più possibile, lo faceva con il dito pollice del piede. Il 22 febbraio, la notte degli Oscar, era già in ospedale ma da lì ha voluto seguire la cerimonia, ascoltando Julianne Moore che parlava di lui: «Quando Richard ha avuto la diagnosi di Sla, suo marito Wash gli ha chiesto subito che desideri aveva. Un viaggio in giro per il mondo? “Voglio fare un film” aveva risposto Richard. Ed è quello che ha fatto», ricordava l’attrice.

Glatzer era un newyorchese doc. Durante il master nell’università di Virginia era diventato amico nientemeno che di Frank Capra che insegnava cinema. Il suo primo film lo firma come sceneggiatore e regista, Grief nel 1993. Due anni dopo, a un party a Los Angeles, conosce Wash Westmoreland, inglese, 14 anni più giovane di lui. Si innamorano e nel 2013 si sposano. La loro collaborazione artistica inizia nel 2001 con The Fluffer , una commedia sexy ambientata nel mondo della pornografia gay, ma la popolarità mainstream arriva con il secondo film in coppia, La Quinceañera ( Non è peccato) , vincitore del Sundance nel 2006, che racconta con humour e partecipazione la progressiva emarginazione di Magdalena rimasta incinta, che deve perciò rinunciare alla “Quinceañera”, la festa di passaggio all’età adulta dei latinos. «È un tema che io e Wash abbiamo sentito subito», avevano raccontato nella loro casa di Echo Park, nel nord est di Los Angeles, perfino sobria per gli standard hollywoodiani, con un piccolo giardino sul retro pieno di alberi di limone e di piante grasse e uno studio luminoso dove lavoravano sui copioni.

Insieme Richard e Wash si sono sempre battuti per i diritti degli omosessuali. Il loro era un rapporto solidissimo, unito dall’amore e dalla comune passione per il cinema. «Leggere il libro da cui è tratto Still Alice, è stato difficile per me – confessò Glatzer durante le riprese- La storia di Alice che perde progressivamente la mente, sostenuta dall’amore della sua famiglia, era una storia fin troppo vicina a me. Ma anche per quello ho sentito il bisogno di raccontarla ». Oggi Westmoreland devastato dal dolore, ricorda, l’anima e il cuore che Richard aveva messo in quel film. «Vederlo combattere per quattro anni contro la Sla con tanta grazia e coraggio ha aiutato me e tutti quelli che lo conoscevano. Il fatto che il film abbia toccato tanta gente è stata la sua ultima gioia».

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