Dalla rassegna stampa

AL "BERGAMO FILM MEETING" LA PROIEZIONE SPECIALE DI "IL FUNZIONARO NUDO" DI JACK GOLD (1975)

Un classico del cinema gay presentato sul catalogo del Festival dal critico Sandro Avanzo

All’interno della 33ma edizione del Bergamo Film Meeting, un festival da sempre attento alla riscoperta dei grandi classici del passato, viene riproposto mercoledì 11 marzo, alle ore 15.00, presso l’Auditorium di P.zza Libertà, il film “Il funzionario nudo” di Jack Gold, un classico del cinema queer che viene commentato nel catalogo del Festival con un articolo del critico Sandro Avanzo, che, per gentile concessione, riproponiamo qui sotto ai nostri lettori.

Dal catalogo del 33MO BERGAMO FILM MEETING

“IL FUNZIONARIO NUDO”, (The Naked Civil Servant) Gran Bretagna 1975, 77′

Il film, che fa parte del Fondo Cinematografico Nino Zucchelli, entrato a far parte delle collezioni permanenti del Museo nel 1999, ha vinto il Gran Premio alla XXI Mostra Internazionale del Film d’Autore di Sanremo, festival ideato e diretto da Nino Zucchelli. John Hurt, protagonista nel ruolo di Quentin Crisp, vinse il BAFTA come miglior attore nel 1976.

SINOSSI
A vent’anni, Denis Charles Pratt lascia la casa di famiglia nel Surrey, cambia il nome in Quentin Crisp e si trasferisce a Londra. Da sempre consapevole della sua omosessualità, comincia a frequentare i caffè di Soho e a sperimentare trucco e vestiti da donna. Il suo aspetto insolito, con i capelli tinti di cremisi, le unghie laccate, le sciarpe vezzose, desta l’ammirazione e la curiosità di certi ambienti, ma al tempo stesso l’ostilità (e talvolta la violenza) di chi lo incontra per strada. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Crisp tenta di arruolarsi nell’esercito, ma viene respinto dalla commissione medica sulla base di “perversioni sessuali”. Quando iniziò a posare come modello dal vivo in alcune scuole d’arte londinesi, scrisse nella sua autobiografia: “Era come essere un maggiordomo; solo che ero nudo”.

NOTE
Il regista Jack Gold tratta la materia con gusto, discrezione e un generoso supplemento di umorismo. Agli occhi di un osservatore contemporaneo potrebbe oggi sembrare bizzarro che la cosa fosse ritenuta offensiva per la morale pubblica; ma ricordiamo che il mondo era un posto diverso nel 1975. Non pochi abbonati del Public Broadcasting Service (network televisivo statunitense, ndr) minacciarono di ritrattare il proprio abbonamento quando questo film tv britannico fu presentato ai telespettatori americani nella primavera di quell’anno. Fortunatamente, molti altri erano disposti a vedere oltre la controversa natura del film, godendosi l’eccellenza della produzione e del cast tecnico e artistico. E non a caso uno dei più grandi e influenti fan del film fu proprio Milton Berle. Carl Davis, conosciuto per le sue partiture sinfoniche su film muti, è l’autore delle musiche. John Hurt, di lì a poco, avrebbe avuto altre controversie per la sua partecipazione in un altro film drammatico inglese poi trasmesso dalla PBS, nei panni dello psicotico Caligola nella miniserie tv di Herbert Wise I, Claudius. (Hal Erickson, www.nytimes.com)

Quentin I (the first)

di Sandro Avanzo

In una tarda notte del 1977 si udirono in tv queste esatte parole: “Nel presentarlo riteniamo opportuno informare che il film narra la storia di un omosessuale, ambientata nell’Inghilterra degli anni Trenta, ripresa da un libro autobiografico“. Fulmini e saette: nella RAI dell’era ancora democristiana era stata pronunciata la parola tabù “omosessuale”! Era toccato a Maria Giovanna Elmi l’imbarazzante compito di presentare Il funzionario nudo di Jack Gold, pellicola dello scandalo prodotta dalla britannica Thames Television e fresca della vittoria al Prix Italia. Del resto si trattava di una trasmissione semi-clandestina di cui non era stata data alcuna comunicazione ai giornali di guida ai programmi, e per di più veniva proposta con una decina di minuti di tagli sui 77′ originali. La nostra emittente pubblica era stata costretta a inserirla nel proprio palinsesto in quanto lo statuto del concorso internazionale prevedeva l’obbligo del passaggio dell’opera vincitrice sugli schermi televisivi di tutti i Paesi partecipanti. Però qualcuno… Non si sa chi… Sembra a Torino… Riuscì fortunosamente a registrare in vhs una copia della messa in onda italiana e in quella forma ha continuato per anni a circolare nei circoli attivi nel movimento gay. Ufficialmente “missing” da allora il film è rimasto fino ad oggi senza altre proiezioni pubbliche nel nostro Paese. Diventa dunque ancor più interessante rivederlo ora, a distanza di decenni, in un’ottica socio-culturale in cui è mutata radicalmente la percezione della questione omosessuale. Significa mettere a confronto tre differenti momenti storici: la realtà degli anni Trenta/Quaranta descritta nel film, la spinta innovativa messa in atto dalle istanze e dalle elaborazioni ideologiche del movimento gay degli anni Settanta che hanno influenzato il punto di vista registico della narrazione e in ultimo la mutata realtà contemporanea.
A vincere in tutte e tre le epoche rimangono lo spirito e l’acume di Quentin Crisp, protagonista e insieme spettatore e narratore della propria vita; vincono le vicende e le battute stilate di suo pugno nel volume che dà anche il titolo al film. Aveva scritto quelle pagine nel 1968, appena a un anno dopo la depenalizzazione dal codice penale inglese del reato di omosessualità, il capo d’accusa che a fine Ottocento aveva portato in carcere Oscar Wilde. E proprio allo stile di Oscar Wilde si vanno a ricollegare lo humour, il gusto per i paradossi, le bizzarrie e le provocazioni, nonché il ricorso ai modi del camp da parte Crisp. Forma mentis di autodifesa in una società maschilista omofoba e violenta, e nel contempo una sorta di manuale didattico di sopravvivenza per gli altri omosessuali a lui contemporanei. La sceneggiatura di Philip Mackie e la regia di Jack Gold ne rendono bene l’idea restando in gran parte fedeli alla pagina letteraria, da cui talora trascrivono – parola per parola – interi passaggi inseriti in particolare nei momenti del commento off (“Il mio dentista, un vecchio e caro amico, mi aveva detto “Non sono i tuoi denti che si vanno deteriorando. Sei tu!“”), ma si avvalgono anche della presenza fisica del vero Quentin Crisp ripreso come testimone di autenticità di quanto avvenuto e mostrato.
Il risultato è un film che rispecchia pienamente la personalità e la visione del mondo di Crisp, così come lui le esprime sulla pagina, il suo determinato rifiuto di prendere totalmente sul serio sia i lati comici che quelli cupi della vita (“Il giorno in cui fu dichiarata la guerra io uscii a comprare due libbre di henné. Prevedevo che saremmo andati incontro a tempi duri“), allo stesso modo del complesso mix di disprezzo per il sentimentalismo e di cognizione di dimensione di un ego che sempre gli impedì di crogiolarsi e di indulgere nell’autocommiserazione (emblematico in tal senso è l’atteggiamento durante la scena del processo). Va dato merito ai cineasti di aver resistito alla tentazione di canonizzare Crisp quale martire o bandiera di coraggio e altruismo a favore della causa dell’Orgoglio Gay. Ne restituiscono e sottolineano la dimensione di anomalo unicum in un panorama storico e sociale assolutamente conformista e pavidamente ipocrita. L’omosessualità di Crisp viene mostrata nelle sue poliedriche ed evidenti contraddizioni. Quando lui si declina spudoratamente al femminile sbattendo la propria inclinazione sessuale in faccia a un ambiente ostile lo fa in parte per autentica indignazione contro una situazione repressiva che non gli permette di esprimersi come gli sarebbe naturale, ma anche per l’intimo piacere di dare scandalo e soprattutto, come apertamente lui stesso palesa più di una volta, per un’irrefrenabile necessità di soddisfare uno smisurato narcisismo (“L’esibizionismo è in effetti una droga. Iniziato da adolescente ero arrivato a dosi che avrebbero ucciso un principiante“). John Hurt nel ruolo di Quentin Crisp, offre qui una delle sue performance più intense e riuscite, di tal livello da portarlo a vincere nel 1976 l’ambitissimo premio BAFTA quale miglior attore protagonista.
La storia tramanda che il film fece di Quentin Crisp un’autentica icona del Movimento Gay nei Paesi anglosassoni (anche se nell’era dell’AIDS entrò in polemica con molti attivisti e associazioni omosessuali), che negli USA divenne una vera e propria star nello showbiz non solo nel mondo gay con personali one-man-show teatrali e partecipazioni in veste di opinion leader a numerosi programmi televisivi. Fu anche protagonista di importanti progetti cinematografici come il celebre Orlando di Sally Potter, dove interpretò in vesti femminili il ruolo della Regina Elisabetta I d’Inghilterra. In campo letterario continuò a raccontare la propria vita in tre successivi libri autobiografici How to Become a Virgin Again (1981), How to Go to the Movies (1988) e Resident Alien: The New York Diaries (1996) che servirono d’argomento per il biopic Englishman in New York girato nel 2009 da Richard Laxton, ancora una volta interpretato da John Hurt (reperibile attualmente su YouTube). Nell’ultimo dei volumi aveva scritto di aver “fatto un patto con l’attrice Penny Arcade per vivere fino a cent’anni, con dieci anni di sconto per buona condotta“. E in effetti la morte lo colse a un solo mese dal novantunesimo compleanno nel 1999, sull’odiato suolo inglese. Secondo il suo desiderio venne cremato e le sue ceneri furono disperse nel cielo di Manhattan. “Ormai non solo sono un orologio fermo… Sono un vecchio orologio fermo! I simboli che avevo adottato quarant’anni fa per esprimere il mio tipo sessuale sono diventati ora l’uniforme di tutti i giovani. Sono un sopravvissuto e ho avuto qualche lieto momento“.

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