Dalla rassegna stampa

L’orgoglio omosessuale è anche quello di Bologna

IN QUESTI giorni Arcigay festeggia il trentesimo compleanno. Non c’è città che possa eguagliare Bologna nella battaglia per i diritti delle persone omosessuali. Ero piccolo che già sentivo dire “Bologna è la città dei busoni”…

IN QUESTI giorni Arcigay festeggia il trentesimo compleanno. Non c’è città che possa eguagliare Bologna nella battaglia per i diritti delle persone omosessuali. Ero piccolo che già sentivo dire “Bologna è la città dei busoni”.

In questo caso non temo la perdita di memoria, ma l’abitudine che ci impedisce di percepire con esattezza il valore alle cose. Riuscite a immaginare cosa potesse significare all’inizio degli anni Ottanta che un sindaco come Renato Zangheri mettesse a disposizione una delle storiche Porte — il Cassero di Porta Saragozza — a un gruppo di omosessuali? Ricordo lo scandalo dei benpensanti di ogni colore. Proprio sotto il Cassero passava la processione che poi saliva a San Luca. Sotto, i fedeli, con la statua della Madonna portata a spalla, sopra, i gay. Io c’ero. Imponente schieramento di polizia, e le persone che erano al Cassero ben chiuse dentro, che non succedesse chissà che.

Trent’anni dopo non c’è sindaco in Italia come Virginio Merola, ostinatamente deciso a tener duro sulla trascrizione delle unioni civili. Non c’è Roma che tenga, non c’è Milano. Non il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, contro cui Arcigay ha scatenato una dura polemica per la mancata promessa, sei mesi fa, di trascrivere, appunto, le unioni civili. Battaglie di principio? Il Cassero prima, la Salara oggi non sono un astratto principio. Sono accoglienza, aggregazione, visibilità. Stanze, iniziative, persone. E quand’anche si trattasse solo di un principio, sappiamo bene quanto la difesa di un principio aiuti persone discriminate a sentirsi meno sole, meno umiliate, meno cittadini di serie B.

6/3/2015

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