Dalla rassegna stampa Musica

Brian May Vi spiego l’astrofisica dei Queen

…La verità è che Adam è un fenomeno, la sua voce ha una gamma incredibile di possibilità espressive. Ed è un vero performer, magnetico, ha un approccio molto fisico alla musica, proprio come Freddie…

LA SUA INGOVERNABILE LUNGA CHIOMA di riccioli ribelli, ormai completamente bianchi, invade lo schermo del computer. Brian May, sessantasette anni, fondatore e chitarrista dei Queen, è seduto alla scrivania del suo ufficio alla Duck Productions a Londra, da dove è collegato via Skype. Con i suoi piccoli occhi verdi ha l’aria da scienziato pazzo che si nota anche nei video della serie Brian Talks, che lui stesso ha postato su YouTube nelle scorse settimane. I fan meno informati forse lo immaginano sempre incollato alla sua chitarra elettrica, ma l’autore di I Want It All e The Show Must Go Ontrascorre buona parte del tempo a osservare la volta celeste o a studiare e restaurare vecchie immagini stereoscopiche. Oggi è un giorno tutto sommato tranquillo per May. Mancano ancora alcune settimane all’inizio delle prove del nuovo tour europeo dei Queen con Adam Lambert, il cantante del talent American Idol che è stato incoronato come il nuovo Freddie Mercury. Dopo il debutto a Newcastle, in Italia li si ascolterà il 10 febbraio al Mediolanum Forum di Assago. Di ottimo umore, May tiene tra le mani il libro Diabléries. Stereoscopic Adventures in Hell che ha scritto con gli storici della fotografia Dennis Pellerin e Paula Fleming. «È un materiale molto interessante », avverte sfogliandolo, «abbiamo voluto svelare dei tesori straordinari. Le “Diabléries” sono degli stereogrammi realizzati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento che raffigurano un universo parallelo popolato da scheletri, diavoletti e demoni. C’è anche Satana. Per vederli serviva lo stereoscopio che Charles Wheatstone inventò nel 1832: un visore con due lenti che permetteva una visione praticamente in 3D».
Per dirla con i Queen, «it’s a kind of magic».
«Eh sì (ride), l’effetto è stupefacente. Ma la tecnica su cui si basa è molto lineare. Gli stereogrammi non sono altro che due immagini identiche affiancate. E la stereoscopia è proprio quel tipo di visione che consente di percepire due immagini piane come un’unica immagine tridimensionale».
Ma come si realizzavano le “Diabléries”?
«Ci volevano diverse fasi. Prima si modellavano i personaggi con l’argilla e poi si fotografavano. Una volta ottenute le fotografie su un sottile tessuto, si coloravano a mano sul retro forandole in punti particolari, e infine venivano racchiuse tra due cartoncini e inserite nello stereoscopio. A quel punto si spalancavano le porte dell’inferno!».
Sembra quasi posseduto da queste creature.
«Lo so, colleziono carte stereoscopiche fin da bambino. Allora si trovavano con i pacchetti di cereali della Weetabix. Ne ero stregato. Guardavo queste immagini che a differenza di un disegno o di una fotografia si potevano quasi toccare. Erano magiche, ma anche così reali. Poi da giovane, girando per il mercato di Portobello Road, mi capitò di vedere a un banco di un rigattiere alcuni esemplari di “Diabléries”. Dal quel giorno mi sono messo a cercarle dappertutto».
La musica è sempre il suo fuoco sacro?
«È ciò che infiamma la mia vita. Da sempre, anche oggi».
In effetti è così che la vedono i fan dei Queen, immerso nella musica.
«E invece ho passato migliaia di ore anche a occuparmi di persona del restauro digitale di immagini stereoscopiche. Da non credere se ci penso».
Come una seconda vita?
«No al contrario, continua tutto. Con i Queen stiamo vivendo un momento molto bello e intenso. C’è il nuovo live che portiamo in tour e che si avvicina parecchio a come era la band ai tempi d’oro. E con noi c’è un grande cantante».
Adam Lambert ha detto che «non ci sarà mai un altro Freddie».
«La verità è che Adam è un fenomeno, la sua voce ha una gamma incredibile di possibilità espressive. Ed è un vero performer, magnetico, ha un approccio molto fisico alla musica, proprio come Freddie».
Che cosa direbbe Mercury di lui?
«Mah, ci penso spesso. Credo che gli sarebbe piaciuto moltissimo, me lo vedo sorridere mentre lo ascolta, anche se di sicuro dall’alto gli sta dicendo “hey, maledetto bastardo, tu hai la fortuna di cantare tutte queste bellissime canzoni e puoi farlo ogni sera!”. Ma apprezzerebbe la sua voce, ne sono certo. Freddie aveva un talento unico nello scrivere canzoni, sembrava nato per farlo, mentre Adam da questo punto di vista è ancora all’inizio, è giovane, ma è bello vedere che i brani di Freddie nelle sue mani vivono e respirano».
La musica dei Queen sembra destinata a non morire mai.
«Abbiamo scritto canzoni in cui si parla di paure, ambizioni e sogni che toccano tutti. Pensi a We Are The Champions o a Bohemian Rhapsody e I Want To Break Free. È questo che le rende eterne».
Avete ancora tanto materiale inedito?
«Non più molto. Qualcosa sì, ma sono frammenti. Tre vecchie registrazioni le abbiamo recuperate per l’ultimo album Queen Forever , ma in generale preferisco guardare al futuro».
È comunque emozionante ascoltare Mercury cantare brani mai sentiti prima.
«Lo è stato anche per noi. Ricordo perfettamente il pomeriggio di trent’anni fa quando registrammo Let Me in Your Heart Again . Non eravamo convinti, io per le parole, Freddie per la tonalità troppo alta. Ci girammo un po’ intorno poi la mettemmo da parte. L’ho tirata fuori per questo album e mi ha impressionato molto risentire la voce di Freddie su quel brano dopo così tanto tempo: sembrava che l’avesse appena registrata, è incredibilmente fresca e cristallina».
Come il cielo che lei guardava da bambino e che l’ha fatta appassionare all’astronomia?
«Mi affacciavo di notte dalla finestra della mia cameretta per vedere le stelle. Poi ho scoperto un programma meraviglioso che andava in onda sulla Bbc: The Sky at Night.
Restavo inchiodato allo schermo anche se i miei genitori mi rimproveravano perché era ora di andare a dormire. Ho studiato all’Imperial College di Londra fino a conseguire il dottorato in astrofisica, seppure molto tardi, solo nel 2007. In mezzo, come sa, ci sono stati i Queen!».
Che rapporto c’è secondo lei tra la musica e l’astronomia?
«È una cosa difficile da spiegare, credo si tratti di una connessione spirituale. Nella cultura occidentale l’arte e la scienza sono state tenute separate, mentre una vera comprensione dell’universo richiede che siano intrecciate tra di loro».
In occasione del suo concerto a Milano visiterà il Museo Astronomico?
«È quello che voglio fare. Sono conservati numerosi strumenti scientifici antichi. Se riuscirò andrò anche al Museo Nazionale del Cinema di Torino a visitare la loro collezione di “Diabléries”».
Ancora la sua ossessione per questa antica tecnica.
«Sì, ma sto lavorando a un progetto per creare un ponte tra questa tecnica e i nuovi dispositivi digitali. Non sono il mezzo migliore per fruirne ma il mio obiettivo è creare entro un anno una piattaforma che le renda disponibili anche da pc e da smartphone».

La musica, la chitarra ma non solo l’alter ego di Freddie Mercury racconta la sua passione segreta “Fin da piccolo amavo le stelle poi quando mi sono laureato ho finalmente realizzato un sogno”

MI AFFACCIAVO DI NOTTE ALLA FINESTRA DELLA MIA CAMERETTA PER VEDERE IL CIELO. POI HO SCOPERTO UN PROGRAMMA ALLA BBC “THE SKY AT NIGHT”. RESTAVO INCHIODATO ALLO SCHERMO ANCHE SE I MIEI GENITORI MI RIMPROVERAVANO PERCHÉ ERA ORA DI ANDARE A DORMIRE LE CARTE STEREOSCOPICHE MI HANNO AFFASCINATO DA QUANDO ERO BAMBINO, NE ERO STREGATO. ERANO MAGICHE, MA ANCHE COSÌ REALI POI UN GIORNO MI È CAPITATO DI TROVARE UNA DI QUESTE “DIABLÉRIES” AL MERCATO DI PORTOBELLO E DA ALLORA LE CERCO DAPPERTUTTO

FONDATORE
IL CHITARRISTA E ASTROFISICO BRIAN MAY, NATO A TWICKENHAM IN INGHILTERRA NEL 1947, È FONDATORE E MEMBRO DEI QUEEN.
NELLA FOTO GRANDE UN RITRATTO RECENTE E A DESTRA DURANTE I FESTEGGIAMENTI PER I CINQUANT’ANNI DI REGNO DELLA REGINA ELISABETTA II NEL GIUGNO 2002

LA FAMIGLIA
BRIAN MAY CON LA MADRE RUTH MAY E IL PADRE HAROLD, AL MADISON SQUARE GARDEN DI NEW YORK NEL 1977

LA BAND
I QUEEN NEL 1980: DA SINISTRA, BRIAN MAY, ROGER TAYLOR, FREDDIE MERCURY E JOHN DEACON

LA NATURA
NEL 2012 MAY HA PARTECIPATO A UNA CAMPAGNA PER LA PROTEZIONE DEL TASSO BRITANNICO

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