Dalla rassegna stampa Cinema

«Mi sono ammalato per The Interview»

James Franco, al Sundance con due film, torna sul caso Sony-hacker: uno choc, ma rifarei tutto … sono curioso di vedere come verrà accolto I am Michael, che affronta i tormenti sull’accettazione o meno della propria omosessualità . È la storia vera di un attivista per le cause omosessuali, …

PARK CITY «Mi sono perfino ammalato, perché lo choc è stato forte, paralizzante». James Franco racconta così come ha vissuto il caso del blocco alla distribuzione, annunciato e poi ritirato dalla Sony, del film The Interview per timore di ritorsioni da parte degli hacker nordcoreani.
«Non ho potuto fare molto per spiegare che il re delle interviste tv che interpretavo nel film, incaricato di incontrare e uccidere il dittatore della Corea del Nord, aveva in realtà il compito di rilanciare la libertà d’opinione e di dialogo», spiega l’eclettico attore, classe 1978, che di recente ha anche pubblicato un libro di poesie.
Lo sfogo di Franco è arrivato nel corso del Sundance Festival, nel quale l’attore è presente con due film, I Am Michael di Justin Kelly e True Story diretto dall’inglese Rupert Goold. Un terzo film che lo vede ancora protagonista, Queen of the desert , con la regia di Werner Herzog, andrà invece al Festival di Berlino.
«Io amo i thriller — osserva Franco —, perché hanno sempre profonde implicazioni psicologiche, come accade in True Story ».
E aggiunge: «È un autentico noir e per me è stato importante avere come produttore Brad Pitt. Così come sono curioso di vedere come verrà accolto I am Michael, che affronta i tormenti sull’accettazione o meno della propria omosessualità . È la storia vera di un attivista per le cause omosessuali, Michael Glatze, che cade in una profonda crisi personale e diventa un pastore evangelico, finendo per nascondere il proprio orientamento sessuale». Nel film Zachary Quinto è Bennett, il compagno di Glatze per oltre dieci anni.
Franco ha rinunciato all’incontro con il pubblico di Park City al termine della proiezione di True Story , che vede anche Jonah Hill nei panni di un giornalista del New York Times . «È stato bello recitare con Jonah, che nei panni di Michael Finkel è costretto in qualche modo a convivere con il mio personaggio, un noto criminale, in virtù di un enigmatico di identità».
Il film dura 100 minuti e scorre in un crescere della tensione attraverso una serie di colpi di scena legati al rapporto tra i due protagonisti. Questi coinvolgono anche la compagna di Jonah, una bibliotecaria interpretata da Felicity Jones. Tra i suoi tanti interessi, appassionato anche di musica, James Franco sottolinea che la colonna sonora del film è di Marco Beltrami.
«Quello che mi interessa realizzare con il cinema — dichiara l’attore, che ormai è diventato un artista multimediale — è favorire la discussione. E non solo per le storie che scelgo. Al tempo stesso mi piacciono le graphic novel con i loro supereroi che in qualche modo ritroviamo anche nella vita reale. In questi due film presentati al Sundance ho potuto contare sull’appoggio di due produttori d’eccezione: oltre a Brad Pitt per True Story c’è Gus Van Sant per I am Michael . I drammi a mio avviso sono l’anima del cinema, la materia prima, senza nulla togliere alle commedie, finestre sul costume e sulla quotidianità».

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