Dalla rassegna stampa Cinema

Un doc racconta Nina Simone e Legend canta la signora del soul

… fra i titoli più richiesti c’è I am Michael , in cui James Franco, Zachary Quinto e Charlie Carver si cimentano in un amplesso a tre: è la storia di un attivista gay che viene “salvato” dalla sua omosessualità quando scopre la fede…

PARK CITY (UTAH)

L’ATTENZIONE ai documentari è vincente più che mai quest’anno al Sundance Festival, che si è appena aperto a Park City, fra le montagne dello Utah. La rassegna ha preso il via all’Eccles Theatre con What happened miss Simone?

(titolo tratto da una frase della poetessa Maya Angelou), documentario della regista Liz Garbus sulla cantante Nina Simone. Dopo il film, breve concerto di John Legend che al piano ha cantato tre brani dell’artista scomparsa nel 2003. «Sono onorato di onorarla e ricordarla» ha detto Legend, che insieme al rapper Common è candidato all’Oscar per Glory, la canzone originale del film Selma, con cui hanno appena vinto un Golden Globe. Fra i documentari più attesi, anche quello su Kurt Cobain diretto da Brett Morgan, il primo autorizzato dalla famiglia, a vent’anni dalla scomparsa del leader dei Nirvana e in onda entro l’anno su HBO.

What happened miss Simone? Segue la carriera della cantante, la battaglia contro la malattia mentale (era bipolare), l’attivismo nei movimenti per i diritti civili, il trasferimento in Liberia, quando mise da parte la musica, infine la Francia, dove la sua carriera ripartì. «È una delle mie cantanti favorite di ogni tempo» ha detto Legend, che ha concluso la performance con Don’t let me be misunderstood del 1964. «Ho studiato le canzoni pensando alle parole, alla sua audacia, all’impegno». Nell’introdurre il film, Liz Garbus ha ricordato che «negli anni Sessanta, quando Nina Simone è cresciuta politicamente, la musica era legata in modo inscindibile al movimento per i diritti civili. Legend è uno dei pochi artisti che ancora tengono viva quella fiamma, l’impegno per la giustizia sociale. È bello che sia qui a rappresentare lo spirito di Nina, a portare il messaggio e la bellezza della sua musica a una nuova generazione». Poche ore prima, alla presentazione del festival all’Egyptian Theatre — la sala che per prima ospitò il festival, 31 anni fa — il fondatore del Sundance Robert Redford ha insistito sull’importanza dell’indipendenza e sulla tutela della libertà d’espressione. «Il festival è nato per sottolineare la diversità rispetto a Hollywood ed è quello che continuiamo a rappresentare». Quanto ai fatti di Parigi, «è stato un segnale, tanti dei film in programma qui faranno arrabbiare qualcuno (come il documentario Going clear su Scientology, così controverso che potrebbe non trovare una distribuzione, ndr). Penso che la libertà d’espressione sia in pericolo, faremo di tutto per difenderla. Abbiamo fatto il Sundance fra le montagne per far sentire artisti e filmmaker al sicuro nella natura». Fra gli appuntamenti, un incontro con George Lucas (per il regista di Guerre stellari è la prima volta al Sundance) sul potere del cinema indie. Quanto al mercato, fra i titoli più richiesti c’è I am Michael , in cui James Franco, Zachary Quinto e Charlie Carver si cimentano in un amplesso a tre: è la storia di un attivista gay che viene “salvato” dalla sua omosessualità quando scopre la fede.

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