Dalla rassegna stampa Libri

Jo Walton: "Come faccio convivere femminismo e fantasy"

Intervista alla scrittrice: “Con i mondi paralleli racconto la Storia” … oggi è possibile scrivere in maniera naturale degli omosessuali…


Jo Walton

FANTASTICO e fantascienza sono strategie efficaci per parlare di femminismo e di problemi di genere. Jo Walton usa l’ucronia per scatenare cortocircuiti: come nel mondo chiamato Inverno di La mano sinistra delle tenebre in cui la grande Ursula Le Guin creò una popolazione di ermafroditi umanoidi per ragionare sui rapporti di forza tra maschile e femminile stravolgendo i termini, o la Doris Lessing di Un pacifico matrimonio, dove la fantascienza viene usata per mescolare temi storico-politici alla questione di genere stando lontani dai territori del realismo per declinare i problemi con più libertà.

Il romanzo di Jo Walton, che da quindici anni scrive ucronie e storie di ragazzine con poteri magici (il fortunato Un altro mondo ), si inserisce in una tradizione che non è né Twilight né militante e prende sul serio la narrativa come luogo per giocare liberamente con le idee. Le mie due vite ( Gargoyle) è un romanzo ucronico di formazione. Una donna, Patricia, vive due vite diverse in due universi paralleli. In una ha sposato un uomo che non la ama, in un’altra ha convissuto con una donna. Sono dunque due romanzi che si intrecciano, per dare un’unica lezione sull’importanza della scelta e della libertà individuale. In queste due versioni alternative del Novecento, parallele al nostro, la Storia procede sullo sfondo in maniere diverse: in una, l’URSS non interviene in Ungheria e arriva per prima sulla luna; nell’altra, la corsa agli armamenti atomici degenera. In primo piano, sotto la lente distorta dell’ucronia, i cambiamenti nei rapporti tra uomini e donne in casa e in società.

Come mai questo tema, una donna che in un mondo vive una vita eterosessuale e in un altro una vita omosessuale?
“Volevo trovare due vite parallele davvero diverse, ma che sembrassero due possibilità concrete di una stessa persona. E ho scritto il libro nel 2013, non nel 1913, oggi è possibile scrivere in maniera naturale degli omosessuali”.

Come hanno reagito le lettrici omosessuali?
“Non sono un gruppo monolitico, hanno avuto reazioni varie. Prima dell’uscita ho chiesto ad alcune amiche di leggerlo, per essere sicura di non aver fatto errori esagerati. Le reazioni sono state positive, nel complesso: la gente ama vedersi rappresentata nella narrativa. A lungo nella narrativa non si sono potuti raccontare personaggi omosessuali; poi, dovevano essere tormentati, o per lo meno il loro orientamento sessuale doveva essere centrale per il personaggio. Ora può essere semplicemente una parte di ciò che è una persona”.

Cos’è il sesso per la protagonista? In una storia ha una bella relazione eterosessuale con un amante, nell’altra è molto felice con una donna.
“Credo che molte persone siano bisessuali o possano innamorarsi di un uomo o di una donna secondo le circostanze. Il mio personaggio è sessualmente fluido in questo senso. La sessualità non è un destino, per lei, dipende dalle circostanze “.

Nell’universo – o multiverso – del romanzo, cosa connette eventi pubblici e privati?
“Piccoli cambiamenti portano a grandi cambiamenti. Spesso nelle ucronie si inventano punti di svolta molto forti dove il mondo è cambiato rispetto al nostro. Volevo scrivere invece di una Storia che si svolge sullo sfondo delle vite private, e di come non sappiamo mai se e come ciò che facciamo ha conseguenze nel mondo. Quando Patricia rifiuta la proposta di matrimonio e da lì si raccontano due mondi paralleli, in uno lei come insegnante dà voti con durezza, nell’altro più generosamente. Da una cosa piccola nascono onde che possono avere anche effetti enormi”.

La maternità è l’esperienza che unifica i due mondi.
“Il titolo in inglese è My Real Children , i miei veri figli: quando Patricia è anziana e non ricorda bene la sua vita, ne ricorda due e non sa quale delle due sia accaduta veramente, vuole ancora bene ai i figli che ha avuto, in entrambe le vite”.

Il rinascimento è la luce guida di Patricia. Il mondo occidentale è tutto ciò che sta in mezzo fra il Rinascimento e la bomba atomica. Come ha scelto di dare un ruolo tanto importante all’ideale rinascimentale di vita e di bellezza?
“Be’, è la cosa migliore successa all’umanità, no? Non è solo vita e bellezza: è gente che sta insieme per cercare attivamente la vita e la bellezza. Cercavano di ricreare il mondo antico, ma migliorandolo, e così facendo hanno creato qualcosa di nuovo, unico e meraviglioso. La mia amica Ada Palmer, studiosa e scrittrice, nel 2011 ha fatto una residenza a Villa I Tatti, a Firenze, per lavorare al suo libro sulla riscoperta di Lucrezio nel Rinascimento. Sono andata a trovarla e stando lì insieme a una persona che ne sapeva tanto è stato una rivelazione. Ogni cosa che ho scritto da allora ha dentro un po’ di Firenze: anche le storie ambientate in Paradiso, o sulle astronavi, o nella Repubblica di Platone “.

Però l’Italia nel suo libro è una combinazione di bellezza e barriere architettoniche.
“Per il mondo anglofono l’Italia rappresenta la civiltà, il caldo, colto sud in cui tutto è bello e il sole splende e il cibo è vero cibo… Poi vai lì e scopri che è vero, ma che c’è anche qualche problemino. Amo l’Italia, ma so che è un posto reale con problemi reali. Non ci ho mai vissuto. Ne ho ancora tanta da scoprire. Quanto alle barriere, sì, è vero. Io ho una gamba malandata, fare le scale mi affatica, e in Italia non c’è quasi mai una rampa. Ma è vero che in Italia non faccio mai fila: mi metto in fila e la gente mi fa cenno di andare avanti. La scena del libro in cui la gente porta la sedia a rotelle giù dal treno, l’ho vista davvero a Roma Termini. Non c’era maniera ufficiale per far scendere la sedia a rotelle dal treno, ma la gente ha aiutato volentieri, tutta un sorriso. C’è una combinazione di freddezza ufficiale e gentilezza informale su cui si può quasi contare. Vado in un museo e ci sono un milione di scale e nessun posto in cui sedersi, ma il personale mi lascia sedere sulle sue sedie”.

Il suo amore per le ucronie (centrali anche nella sua “Small Change trilogy”, che parla di un’Inghilterra alleata ai nazisti grazie all’appeasement prolungato) viene per caso dall’esperienza di autrice di giochi di ruolo? È abituata a considerare il mondo più… Flessibile?
“Può darsi. I giochi di ruolo fanno fare ai personaggi cose inaspettate. E non riesco a leggere un libro di storia senza che mi venga voglia di stravolgere le cose. E se Pico della Mirandola avesse avuto il permesso di difendere le sue tesi e avesse fondato una nuova religione prima di Martin Lutero? E se Lorenzo dè Medici avesse vissuto altri vent’anni? E se la Gran Bretagna avesse partecipato al patto di Roma e fosse stata coinvolta nella comunità europea dall’inizio? Persino Livio si è chiesto cosa sarebbe successo se Alessandro Magno avesse vissuto più a lungo”.

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