Dalla rassegna stampa

Firenze - Unioni civili, il registro si apre alle coppie gay sposate all’estero

Via libera alle registrazioni, la delibera nella prossima giunta saranno più facili l’assistenza in ospedale e le visite in carcere. Alla Asl: “Pronti a collaborare”.

Unioni civili, il registro si apre alle coppie gay sposate all’estero

Via libera alle registrazioni, la delibera nella prossima giunta saranno più facili l’assistenza in ospedale e le visite in carcere

ERNESTO FERRARA

NOZZE gay, via libera alle certificazioni. E nuovi diritti per le coppie di fatto, omosessuali e non. Dopo due mesi di approfondimenti giuridici Palazzo Vecchio è ormai pronto ad approvare la delibera che darà l’ok alla registrazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, proprio come chiedeva la mozione proposta da Sel e approvata a ottobre scorso in Consiglio comunale. Niente atti provocatori, il modello che Firenze decide di seguire non è quello di Roma, dove il prefetto è intervenuto solo pochi giorni dopo per annullare le trascrizioni delle nozze gay negli archivi anagrafici: la strada scelta da Nardella è quella della «concretezza», niente decisioni «contra legem » ma disposizioni che sanciscano effetti-vamente un allargamento dei diritti. Per questo niente iscrizione delle nozze gay nello stato dell’anagrafe e nemmeno registri “paralleli” ma apertura alle coppie omosex sposate all’estero del registro delle unioni civili, esistente fin dal 1998 ma fin qui proibito agli “sposati”, sia in Italia che fuori, sia etero che gay.
Non solo la trascrizione però: con lo stesso atto il Comune si appresta a precisare anche i diritti che il registro delle unioni civili dà. In campo sanitario, sociale, assistenziale. Chiunque si registrerà, coppia gay o etero, potrà «chiedere e ottenere un certificato», dovrebbe stabilire la delibera. Una vera rivoluzione simbolica: Palazzo Vecchio che riconosce e dà dignità amministrativa anche alle coppie gay con un “foglio”. Potrebbe essere proprio il sindaco Nardella a consegnare simbolicamente i primi. E con quello le coppie iscritte, anche omosessuali, che siano o meno sposate all’estero, potranno avere diritti nuovi fin qui negati o quanto meno mai affermati, dice Palazzo Vecchio: accesso agli ospedali e alle informazioni sanitarie, ingresso in carcere, domande per i servizi sociali e per le case popolari. Anche all’estero nei Paesi che lo ammettono, stabilirà l’atto comunale.
E’ una svolta ad alto potenziale politico quella che la giunta di Dario Nardella potrebbe varare già nella prossima riunione. Non serve a riconoscere diritti chiave come quelli sulla pensione di reversibilità e le successioni: per quelli serve una legge nazionale. Ma non è lo stesso un atto semplice, dice il Comune: da due mesi proseguono le analisi giuridiche del testo, più volte il sindaco si è concentrato sul dossier affidato al nuovo segretario generale Vincenzo Del Regno. Come funziona? Per non incorrere nella tagliola di Alfano e del prefetto il Comune escogita la modifica delle regole del registro delle unioni civili, inaugurato ai tempi di Primicerio ma finora un flop, con poche decine di coppie iscritte. «Perché iscriversi se non dà accesso a nessun reale diritto?», è sempre stata la contestazione delle coppie omosessuali. Ora con l’atto in preparazione Palazzo Vecchio non solo stabilirà che il registro si “apre” alle coppie gay sposate ma per la prima volta preciserà i «benefici, le opportunità amministrative e procedimentali» per cui tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, sono ritenuti «idonei»: «campo socio-sanitario, assistenziale e inserimenti in graduatorie pubbliche di varia natura, alle medesime condizioni riconosciute dagli ordinamenti nazionali (anche esteri, ndr) alle coppie sposate e assimilate», potrebbe dire la delibera.
Un passo avanti significativo rispetto ad oggi, visto che nell’atto del 1998 si parla di accesso a «procedimenti, benefici e opportunità amministrative di varia natura». Una vaghezza che non ha mai generato diritti, ritiene Palazzo Vecchio. Per questo ora si spiegano «le opportunità » per cui gli iscritti sono ritenuti «idonei » dal Comune. Qui sta il punto chiave: non può scavalcare la legge nazionale né i regolamenti di altri enti e allora il Comune non sancisce diritti ma li promuove. Con il certificato di iscrizione al registro delle unioni civili per Palazzo Vecchio i gay potranno chiedere all’Asl e agli ospedali di visitare i coniugi (o compagni), altrettanto al direttore del carcere. Poi starà agli ospedali e all’amministrazione penitenziaria valutare: «Noi non possiamo imporre che il nostro certificato sia cogente, ma certo chi rifiutasse di rispettarlo si assumerebbe una grossa responsabilità», spiegano da Palazzo Vecchio. Proprio a questi soggetti (Asl, carcere, enti vari) il sindaco Nardella potrebbe rivolgere un appello pubblico affinchè i princìpi fiorentini siano recepiti. Per le graduatorie comunali invece nessun problema, garantisce il Comune: con il certificato di unione civile l’accesso ai bandi per le coppie gay sarà ammesso per le case popolari e i contributi sociali per le famiglie bisognose.

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Lorenza e Ingrid apprezzano “Ma bisogna avere più coraggio”

Nozze in Svezia nel 2013 sono autrici di un docufilm sulla loro cerimonia “Un riconoscimento importante purché non si scordi il vero obiettivo”

L’INTERVISTA

INGRID, 37 anni, docente di social media, e Lorenza, 35, fondatrice della cooperativa sociale Sociolab, sposate in Svezia nel 2013, autrici di un docufilm sulloromatrimonio(Lei disse sì) che sta girando l’Italia con grande successo, apprezzano il passo avanti di Palazzo Vecchio, dopo (parecchie) settimane di istruttoria, sul registro delle unioni civili. Se davvero la nuova versione introduce per tutti gli iscritti (finalmente) concreti riconoscimenti di diritti, anche per le coppie omosessuali si aprono nuove prospettive. Ed è questa la vera novità. In più – ma con un atto meramente simbolico – i diritti delle coppie dello stesso sesso vengono estesi da quelle solo conviventi, anche a quelle sposate all’estero. Un riconoscimento privo di qualunque valore giuridico, «ma importante. Purché non si dimentichi qual è il vero obiettivo ».

Intendete la trascrizione vera e propria nel registro dell’anagrafe, che però, finora, i tribunali hanno sempre ansa, nullato. In questo modo, Palazzo Vecchio qualche piccolo diritto concreto prova a darvelo.

«È vero, e infatti apprezziamo. Poter andare a trovare il partner in ospedale, o in carcere, o avere accesso alle graduatorie degli alloggi pubblici, sono possibilità molto importanti, da un punto di vista pratico, e anche simbolico. Vorremmo però che non ci si fermasse qui, e che questa possibilità non fosse un modo per evitare di fare di più, un contentino o un palliativo. Altrimenti, sarebbe l’ennesima occasione perduta ».

Il vero obiettivo resta quello di una legge nazionale in materia, che però non sembra proprio dietro l’angolo, date anche le spaccature all’interno delle forze politiche di tutti gli schieramenti.

«Sì, però è questo che deve restare prioritario. Bisogna cominciare davvero a guardare l’Italia “dal di fuori”, cioè dal punto di vista degli altri paesi che hanno una legislazione sul matrimonio omosessuale, e che in questo momento stanno dicendo più o meno: “Ma guarda questi disgraziati di italiani a quali stratagemmi sono costretti per sembrare un paese civile”. Nel nostro paese c’è ancora da fare moltissimo, e cittadini, associazioni, e istituzioni, devono muoversi tutti insieme ».

Da questo punto di vista, la registrazione nell’anagrafe, come battaglia di principio, non dovrebbe restare nell’agenda del Comune di Firenze, a fianco della nuova veste del registro delle unioni civili?

«Palazzo Vecchio ha fatto la scelta di non affiancarsi ad altri Comuni in questa battaglia, e optato per uno strumento che dia nell’immediato un minimo di garanzie a chi non ne ha nessuna. Ne prendiamo atto, anche questo è un segnale utile per far maturare una consapevolezza diffu- anche se ci auguriamo che il fine ultimo non venga mai perso di vista, nemmeno da Firenze».

Voi non eravate iscritte al vecchio registro. Vi iscrivereste al nuovo?

«Molto volentieri, se davvero venisse istituito ne saremmo felici. Ma insistiamo: il Comune deve avere il coraggio di sostenere fino in fondo quello che fa, guai se, una volta messo su il nuovo registro, si dimenticasse di quello che resta in gioco. È il punto debole di Palazzo Vecchio, secondo noi: non avere avuto il coraggio di esporsi un po’ di più. Adesso, dia prova di crederci davvero, nel registro, non lo tenga nascosto, ma lo ponga al centro del proprio programma politico amministrativo, e organizzi una bella campagna di sensibilizzazione invitando più persone possibile a prenderlo sul serio».

A dirla tutta, il Comune non ha ancora ricostituito la consulta contro l’omofobia.

«Ci auguriamo che si tratti solo di un ritardo e non di una precisa volontà politica. Anche questo sarebbe un segnale, tanto più che un sacco di gente sarebbe pronta a collaborare. Quando andiamo in giro a presentare il nostro film, c’è sempre il pienone, di cittadini e anche di sindaci, assessori, amministratori locali. Ci siamo rese conto, insomma, che si sta diffondendo una nuova consapevolezza su questi temi, una crescente apertura. Ecco, prima o poi, tutto questo dovrà essere recepito dalla politica. Bisogna smettere di dire che ci sono temi più importanti di questi, la parità dei diritti è un fondamento della vita democratica».

“Si sta diffondendo una nuova consapevolezza su questi temi prima o poi tutto questo dovrà essere recepito dalla politica”

17/12/2014

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