Dalla rassegna stampa Cinema

Il viaggio delle spose, da Firenze alla Svezia per dirsi sì

Da oggi a Firenze, e poi a Roma, Milano e in altre città d’Italia il film di Maria Pecchioli, Lorenza Soldani e Ingrid Lamminpaa. Il film racconta del viaggio di Lorenza e Ingrid da Firenze fino alla Svezia per sposarsi, dal momento che il matrimonio omosessuale non esiste in Italia

Ci sono tutti gli elementi classici delle commedie matrimoniali: la scelta dell’abito, le decisioni sul menù (si inizia con le aringhe e si chiude con il dolce nazionale svedese), le preoccupazioni del tempo (pioverà, non pioverà), la damigella con le fedi, la mamma che piange, ma quando arrivano gli sposini da mettere sulla torta nuziale si capisce che il matrimonio di Lei disse sì ha qualcosa di speciale: sono due spose. Parte oggi da Firenze, e poi Milano, Roma e altre città d’Italia il tour del film di Maria Pecchioli, Lorenza Soldani e Ingrid Lamminpaa. Realizzato con il crowdfunding e parte di un progetto multimediale, il film racconta del viaggio di Lorenza e Ingrid da Firenze fino alla Svezia per sposarsi, dal momento che il matrimonio omosessuale in Italia non esiste.

Da oggi a Firenze, e poi a Roma, Milano e in altre città d’Italia il film di Maria Pecchioli, Lorenza Soldani e Ingrid Lamminpaa. Realizzato con il crowdfunding e parte di un progetto multimediale, il film racconta del viaggio di Lorenza e Ingrid da Firenze fino alla Svezia per sposarsi, dal momento che il matrimonio omosessuale non esiste in Italia. Il film, dopo aver vinto il premio del pubblico al Biografilm festival, arriva nelle sale in questi giorni distribuito da I Wonder Pictures

“Raccontiamo il percorso di Ingrid e Lorenza attraverso i passi tradizionali che tutte le coppie devono fare quando scelgono di sposarsi – racconta la regista, qui al suo primo lungometraggio – Il loro, seppur speciale, è stato un matrimonio che ha vissuto le stesse problematiche e gli stessi imprevisti di tutti i matrimoni. Con in più il fatto che essendo due donne, hanno dovuto andare in Svezia per potersi sposare. Il film vuole coinvolgere lo spettatore affinché faccia il viaggio insieme a loro perché alla fine del film anche chi è lontano da questo mondo si responsabilizzi su quello che sono i diritti”.

E così seguiamo le due spose nei mesi prima della fatidica data con l’annuncio agli amici, ai familiari, le spiegazioni ai bambini (“Andiamo in Svezia perché due donne in Italia non si possono sposare”. “E perché?” chiede insistentemente un piccolo alla mamma), l’organizzazione dell’evento in Svezia (terra di origine di una delle due ragazze, ma soprattutto paese dove il matrimonio omosessuale è riconosciuto per legge). E poi il viaggio, l’arrivo degli amici e parenti, la preparazione di due bouquet, la cerimonia officiata dal capitan Benny (ufficiale giudiziario e pescatore), la festa, il pranzo, la foto di famiglia. Con uno stile di regia, che cerca di essere invisibile ma che finisce per essere molto partecipato, il film è un racconto allegro, commovente e originale grazie anche alla musica del gruppo fiorentino Rio Mezzanino.

“Il fatto di trasformare un evento privato e personale come un matrimonio in un fatto pubblico prima con il blog e poi con il film non è stata una scelta presa a tavolino – racconta Lorenza che con la compagna (o sarebbe meglio dire “moglie svedese”) Ingrid firma il documentario – è venuta mano a mano. Prima c’è stata l’intuizione di Maria che ha capito come questa storia poteva avere un valore universale, poi l’idea del videoblog che è stato fin da subito incredibilmente condiviso sui social network e poi infine l’idea del film che però si è reso possibile solo grazie al crowdfunding. Non sappiamo come sarebbe stato il nostro matrimonio senza tutto questo e non lo sapremo mai, ma siamo contente di come siano andate le cose”.

Il film inizia il suo tour in un momento politico importante nella lotta per i diritti delle coppie omosessuali, a pochi giorni dal gesto del sindaco Marino che ha trascritto sedici nozze gay celebrate all’estero. “Per noi quella giornata è stata una bella conquista – commenta Lorenza – Non pensiamo certo che questo movimento sia merito o causa nostra ma è un segnale forte per la società civile vedere un primo cittadino riconoscere questo tipo di unioni. Fin da quando abbiamo cominciato a realizzare questo progetto il tema del matrimonio omosessuale era già molto caldo; è stato argomento durante le primarie del Pd, tema elettorale. C’è un movimento in tutta Europa che si sta muovendo mentre in Italia se ne è parlato tanto e poi si è fatto poco; questa mossa sovversiva dei sindaci ha un significato importante. Ogni tanto pensiamo che alla fine ci sposeremo in Chiesa perché paradossalmente il Papa ci sembra più attento che certi politici ai nostri diritti”.

E a proposito della proposta di legge del loro ex sindaco, Matteo Renzi, che si ispira al modello tedesco ed è ben lontana dal matrimonio svedese Lorenza dice: “Auspichiamo una parificazione dei diritti fra tutti i tipi di coppie e speriamo che verrà un giorno in cui non dovremo più porci questa domanda, ma data la situazione attuale che lascia queste coppie senza normativa né tutela siamo convinte che sia importante cominciare ad ottenere qualcosa”. Lei disse sì, dopo i premi di giuria e pubblico al Biografilm festival, arriva nelle sale distribuito da I Wonder.

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Ingrid, Lorenza e quel diritto negato: “Politici, fuori il coraggio”

In redazione le due donne che si sono sposate in Svezia: confronto con Caterina Biti e Maria Pecchioli, regista del film “Lei disse sì”, il documentario sul loro matrimonio

In occasione dell’arrivo in sala di “Lei disse sì”, il documentario che racconta il loro matrimonio, celebrato in Svezia nel giugno 2013 (allo Spazio Alfieri da martedì 21 a martedì 28 ottobre), Ingrid Lamminpaa e Lorenza Soldani hanno incontrato i lettori di Repubblica. Con loro, a discutere di un tema di forte attualità come quello dei matrimoni omosessuali, anche la presidente del consiglio comunale di Firenze Caterina Biti e la regista del film Maria Pecchioli (forum condotto da MARIA CRISTINA CARRATU’, FULVIO PALOSCIA E GAIA RAU; video di ELISABETTA BERTI)

Ingrid, Lorenza e quel diritto negato: “Politici, fuori il coraggio”Ingrid Lamminpää e Lorenza Soldani
Ingrid Lamminpää e Lorenza Soldani, 37 e 35 anni. Fiorentine, sposate in Svezia nel 2013 con un matrimonio valido per la maggior parte dei paesi europei, ma ancora single per l’Italia. Lorenza lavora per Sociolab, cooperativa sociale che si occupa di partecipazione, Ingrid insegna social media, mass comunication, video design. Martedì 21 ottobre Quelli della Compagnia, in collaborazione con Spazio Alfieri, presenteranno il documentario sul loro matrimonio “Lei disse sì”, realizzato con la film maker Maria Pecchioli (ore 20,30, Spazio Alfieri, introduzione di Francesca Vecchioni, alle 19,15 aperitivo-concerto con i Rio Mezzanino, autori della musica del film, biglietto 6 euro, ridotto 5). Un’occasione per discutere anche dell’approvazione in consiglio comunale, lunedì scorso, della mozione di Sel che impegna il sindaco a trascrivere all’anagrafe i matrimoni di omosessuali celebrati all’estero, e del dibattito in corso sulla legge per le unioni civili. Al forum nella nostra redazione con Ingrid, Lorenza e Maria, ha partecipato anche la presidente del consiglio comunale Caterina Biti.

Una vostra invitata, nel film, dice: la voglia degli omosessuali di sposarsi è un po’ tradizionalista. Com’è che gli omo anelano a un istituto che mostra la corda anche per gli etero?
Lorenza. È la possibilità di scegliere, che fa la differenza. Con o senza matrimonio, l’importante è offrire a tutti la possibilità di fare progetti.
Ingrid. Anche la cerimonia, in sé, è un fatto importante. Il matrimonio non è solo un fatto giuridico, è una festa con la comunità in cui si vive. Perché la comunità omosessuale non dovrebbe avere questo diritto?
Nel film un’altra amica dice: “Mi avete fatto di nuovo credere nel matrimonio”.

Ma c’è chi dice che il matrimonio gay è un attentato al matrimonio ‘vero’.
Lorenza. A dare linfa nuova al matrimonio, nel nostro caso, è che non era scontato. Io non ci avevo mai pensato, anzi, lo escludevo, visto che in Italia gli omosessuali non hanno diritti. Avessi potuto scegliere, non so se mi sarei sposata. Il fatto che sia stato così combattuto, così desiderato, invece, ce lo ha fatto riscoprire.
Ingrid. Poi vedremo cosa succederà tra vent’anni anche alla comunità gay, alla prova dei matrimoni…
Maria. Anche la comunità gay, come quella etero, è fatta di persone, con i loro vizi e le loro virtù. L’importante è non caricare l’unione di troppe aspettative. Il sottotitolo del film, non a caso, è “la rivoluzione a colpi di bouquet è appena cominciata”. Quel che conta sul serio è la qualità dei rapporti.

Fare del vostro matrimonio un film, in tempo reale, con telecamere stile GF, non avete temuto vi snaturasse?
Ingrid. Non è stato sempre facile, l’emotività in questi casi è a mille, una qualsiasi coppia litigare è un attimo. Ma ne è valsa la pena. Già sul videoblog la gente ci aveva ringraziato di aver fatto questa cosa così faticosa, per mostrare che vivere felicemente è possibile nonostante tutto.
Lorenza. Maria lo ha detto subito: ‘Sarà una cosa grossa, bisogna documentarla’. Di solito, sui media, l’omosessualità è legata a una legge, o al bullismo, o ai suicidi. L’idea di un film in cui due donne vivono come chiunque, senza pensare troppo che la società non le accetta, ha dato a molti una nuova immagine della loro condizione. Comunque, ha facilitato tutto il fatto che Maria, il cameraman e il fonico, erano nostri amici e si sono fusi col vivo della storia.

Il padre di Lorenza dice: “Questa è una bella storia di don- ne”. A parte il matrimonio gay, quanto conta, nel film, il ‘paesaggiò femminile?
Lorenza. La nostra è stata certo una storia al femminile, ma di un femminismo nuovo, noi non veniamo dall’attivismo…
Ingrid. Forse il successo di questo progetto è che è più facilmente condivisibile perché non appartiene a un partito o a un’associazione, ma alle persone, è fatto di narrazioni non giuste o sbagliate, ma personali. Il lato politico, nel film, è intrinseco, in primo piano c’è una storia intima.
Maria. E’ quello che volevamo fare: rendere più ‘digeribilì dei contenuti attraverso una narrazione quasi diaristica. È questione di sensibilità di linguaggio, più che di genere.

Dopo un periodo di silenzio assordante sui diritti civili, la politica discute finalmente della nuova legge sulle unioni civili, sia pure fra le polemiche: estenderla anche alle coppie di fatto, o no?
Ingrid. Sarebbe un’occasione d’oro per rivedere tutto l’istituto del matrimonio, obsoleto anche per le coppie eterosessuali. Perché non farne un nuovo per tutti, moderno, light, come c’è in tutta Europa, che non faccia sentire le minoranze discriminate?

Voi vivete un paradosso: sposate per la maggior parte dei paesi europei, non per l’Italia. Cosa è successo quando avete provato a farvi riconoscere anche qui?
Lorenza. Con i documenti svedesi abbiamo chiesto all’anagrafe di Firenze, dove risiediamo, di tra- scrivere matrimonio. E dopo un po’ ci è arrivato un diniego.
Presidente Biti, perché lei si è astenuta sulla mozione di Sel in consiglio comunale? C’entra qualcosa che sia cattolica?
Biti. Sono cattolica praticante, sì, ma i piani sono diversi, i diritti sono diritti e chi fa politica la fa per tutti. Però in modo serio, puntando a diritti veri, per questo mi sono astenuta sulla mozione, ma ho votato l’ordine del giorno del consiglio, che chiede al Parlamento di fare subito una legge che equipari davvero il matrimonio di Ingrid e Lorenza al mio. Detto questo, se il sindaco non ha già detto al segretario generale di procedere alla trascrizione, è perché deve anche tener conto del prefetto, che ha tutt’altra linea.
Lorenza. Sì, però noi ci chiediamo perché la politica non abbia mai abbastanza coraggio. Sono convinta che una riforma del genere si possa fare solo tutti insieme, componente cattolica compresa, come per divorzio e aborto, ma ricordatevi: parliamo della vita della gente, dovete fare presto.
Biti. Beh, di passi avanti come in questo momento, non ce ne sono mai stati. Negli ultimi sette mesi si è fatto più che negli ultimi vent’anni.
Lorenza. Ma perché trascrivere i matrimoni all’estero sarebbe in contrasto con una legge completa sul matrimonio? Per come in Italia si percepisce la vita degli omosessuali, segnali da parte delle istituzioni, anche se non definitivi, sarebbero fondamentali. E non lo dico solo da omosessuale. Tanti non aspettano altro da un’amministrazione di sinistra, i diritti civili sono di tutti.
Maria. L’Europa si è già attivata molto. L’unica cosa che ha permesso a Ingrid, che non è stata appoggiata dalla famiglia, di sentirsi serena con la sua omosessualità è che la Svezia abbia potuto riconoscerla, dicendole: ok, tu, così come sei, esisti”.
Biti. Sono d’accordo, il momento di fare il passo è arrivato. Io ho solo sollevato il problema della strumentalizzazione dei vostri diritti e doveri di una certa parte politica…

Si riferisce a Sel?
Biti. Dico: puntiamo ai diritti veri, veri e completi. Di meno, io non mi accontenterei.
Ingrid. Certo che non ci accontentiamo, ma vorrei anche un po’ di coraggio. Visto che di solito il cittadino non si sente rappresentato dai politici, se per una volta i politici fanno il gesto civile di non rimandare, mettendoci la faccia, bene, vuol dire che si sentono davvero responsabili del cambiamento. Perché non fare intanto questo?
Biti. Coraggio è andare a bussare a chi deve fare la legge, in questo caso il parlamento. Il consiglio comunale ha deciso di farlo, e, se non riceverà risposte, lo farà ancora. Anch’io penso che il paese sia più avanti di chi ha governato.
Maria. Serve una strategia, attivare i registri non significa negarsi la possibilità di chiedere di più al parlamento. La vita degli omosessuali è un multitasking incredibile, che lo sia anche la politica.

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