Dalla rassegna stampa

Mail segreta, consiglieri in rivolta «Verifiche sulla crociata di Zelger»

…Mica solo le realtà gay, lesbiche e transgender ieri in Bra. Perchè quell’ordine del giorno risulta indigesto a molti. ..

L’avvocato del ragazzo gay «Lo ha diffamato»

VERONA – Non si è limitato, nella sua «mail segreta» a dare indicazioni al «coordinamento», il consigliere Zelger. Ma quando ha parlato della stampa ha scritto che «sul Corriere di Verona sono stati pubblicati con risalto due articoli relativi all’aggressione di un giovane omosessuale di Bussolengo. Ciò fa parte di una strategia, che mira a dimostrare un’emergenza omofobia che non esiste, smorzando l’effetto positivo della nostra piccola vittoria». Per Andrea Morando, il ragazzo gay picchiato, interviene il suo avvocato Alberto Lorusso. «Per Zelger l’aggressione subìta da Andrea sarebbe una farsa, strumentale. Come avvocato mi riservo di trasmettere notizia di ciò alla procura, perché sia valutata l’opportunità di contestare l’esistenza del reato di diffamazione aggravata». L’avvocato Lorusso voleva che Andrea e Zelger s’incontrassero. «Adesso questo incontro mi pare inopportuno». E anche lui, come Zelger nella mail segreta usa il Vangelo: «Zelger non sarebbe degno nemmeno di ambire a slacciare i legacci dei sandali di Andrea».
(an. Pe. )

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Polato al presidente Zanotto: «Informi questore e prefetto»

VERONA – Chissà se nelle orecchie gli va ronzando quel vecchio adagio che dice «un bel tacer non fu mai scritto». Perché quella che doveva essere la sua mail «segreta» e che ormai è svelata a chiunque, più di qualche problema glielo sta creando. E proprio lui, il consigliere Alberto Zelger che nella sua missiva telematica incita un non meglio specificato «coordinamento» che dovrebbe essere l’unico a sapere dell’iniziativa, citando il Vangelo di Matteo con quell’essere «prudenti come i serpenti e semplici come le colombe», in realtà è caduto nella sua stessa «trappola». Già, perché a divulgare quella mail in cui incita il «coordinamento» a scrivere a giornali e tivù lodando l’approvazione del suo ordine del giorno a difesa della famiglia naturale nelle scuole tacciato da più parti di omofobia e in cui fa una sorta di «lista di prescrizione» indicando nomi e indirizzi internet di sei consiglieri cattolici «rei» di non averlo appoggiato, in realtà è stato proprio lui. Evidentemente talmente infervorato dalla faccenda da non accorgersi che mentre raccomandava di «passar parola soltanto con gli amici che condividono i nostri valori… Guai se qualche radicale sapesse di questo nostro coordinamento…» era lui che quella mail l’ha fatta girare a destra e a manca.
Anche tra quelli che lui definisce «radicali». E pure a quei sei consiglieri da «lettera scarlatta» (fatalità tutti dell’opposizione o non allineati alla sua cerchia tosiana, visto che non compaiono i nomi dei suoi colleghi di maggioranza che pure hanno votato contro) a cui invita a scrivere «per richiamarli ai loro doveri». Vale a dire Daniele Polato (Fi), Andrea Sardelli (gruppo misto) la cui «colpa» sarebbe di «aver firmato la mozione, ma al momento del voto era assente», seguiti da Marisa Brunelli (Udc), Fabio Segattini, Luigi Ugoli e Stefano Valliani tutti e tre del Pd «rei» di essere cattolici, di non aver firmato o di aver votato contro. E quella mail dal titolo «Battiamo il chiodo finché è caldo» rischia di fare da stura a un altro proverbio. Quello che «per un chiodo si perde un ferro, e per un ferro un cavallo». Già, perché Zelger adesso è finito sulla graticola di una polemica che potrebbe fargli saltare… Il posto. Quello da consigliere comunale. Prova ne è la «segnalazione urgente» che ieri Polato ha mandato al presidente del consiglio comunale Luca Zanotto. «Confermo – scrive Polato – che da più giorni ricevo mail da soggetti diversi, con lo stesso contenuto, in cui mi si contesta il fatto di aver sottoscritto la mozione e di non averla votata. Con la presente Le chiedo di porre in essere ogni azione al fine di verificare se tale comportamento (quello di Zelger, con la mail in cui «invita» a scrivere ai sei consiglieri, ndr) corrisponde al vero e se vi è da parte di qualche membro del consiglio comunale da Lei presieduto in atto un’azione precisa di pressione/minaccia dell’azione politica legittima di ogni singolo soggetto democraticamente eletto… Se corrisponde al vero ritengo che vi siano gravi motivi ostativi affinché tali soggetti ricoprano ruoli istituzionali e pertanto le chiedo di informare gli organi competenti (prefetto/questore) al fine di tutelare il sottoscritto e i colleghi interessati». Mica finita qui, anche se il carico è già da novanta. «Le chiedo – prosegue Polato rivolto a Zanotto – di comunicare agli uffici del consiglio che il sottoscritto chiede immediatamente di togliere la propria firma come presentatore della mozione 426 del 9/4/2014». Insomma, peggio il tacon del sbrego , per il povero Zelger. Che alle graticole viene passato anche dai tre consiglieri «scarlatti» del Pd. «La mail “segreta” di Zelger – dicono Segattini, Vallani e Ugoli – evidenzia una modalità ed uno spirito da “crociata” che non ci appartiene e che, proprio da cattolici, riteniamo lontano dal nostro modo di pensare e di agire… Anche a noi sta a cuore ovviamente la famiglia ma non riteniamo che sia attraverso un simile odg che la stessa può essere difesa e tutelata. Se le nostre considerazioni, sulle quali siamo sempre disposti a confrontarci seriamente,sono ritenute dal consigliere Zelger “farneticanti” (sono così definite nella «mail segreta» quelle di Ugoli e Vallani, ndr), forse non ci è chiaro il senso di questo termine, che riteniamo oltremodo offensivo e che potrebbe dar luogo ad esposti di tipo anche penale. Il “mail bombing” cui siamo stati sottoposti prima del voto per “consigliarci” il voto favorevole e successivamente per giudicare negativamente il nostro comportamento non ha nulla di politico, e solo a questo giudizio come consiglieri riteniamo di doverci sottoporre nella e per la nostra attività consiliare. Riteniamo anche che queste azioni, legittimate e promosse da Zelger, siano censurabili e vadano sottoposte all’attenzione del presidente del consiglio comunale».
Peggio che andar di notte, per Zelger. Che incassa anche la «reprimenda» di Marisa Brunelli. «Io mail non ne ho ricevute, forse perché il mondo cattolico mi conosce bene e sa come lavoro. E proprio perché sono una cattolica pienamente convinta, io quella mozione non l’ho firmata». Alla faccia delle «liste di proscrizione» via mail…

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E in Bra in un centinaio protestano contro il suo odg «Le istituzioni restino laiche»

VERONA – Il suo ordine del giorno era attaccato, a mo’ di lenzuolata, tra altri «esempi» dell’omofobia politica a Verona. E’ stato il pomeriggio dei «laici in libero Comune», ieri in piazza Bra. Dove un centinaio di persone, tra associazioni e singoli, ha partecipato al presidio organizzato dal circolo Pink «contro l’omo-bi-transfobia».
Presidio che ha preso le mosse proprio per protestare contro l’ormai famigerato odg 426 voluto dal consigliere Alberto Zelger. «Stavolta – hanno spiegato i manifestanti – Zelger vorrebbe istituire nelle scuole una specie di servizio segreto pro famiglia naturale, che dovrebbe vegliare sull’integrità di insegnanti e allievi, rei di svolgere programmi di educazione sessuale o, peggio, discutere di gender, omosessualità, transessualità eccetera. Il Comune dovrebbe quindi impegnarsi ad istituire un numero verde al quale i catto-spioni potranno telefonare nel caso si verificassero le spiacevoli e laiche condizioni di cui sopra».
Mica solo le realtà gay, lesbiche e transgender ieri in Bra. Perchè quell’ordine del giorno risulta indigesto a molti. Sul porfido del Liston sono stati messi i «precedenti». Frasi del sindaco Tosi, dichiarazioni dello stesso Zelger, con la «rete degli studenti medi» a ribadire la laicità della scuola. «Libertà d’insegnamento, libertà d’espressione, scuola laica», ribadivano. Ragazzi con i cartelli in inglese che dicevano «i diritti gay sono i diritti umani». E al megafono si ribadiva che «è ora di finirla con la politica omofobica, con la politica di Zelger e con un Comune che non rispetta la laicità delle istituzioni. Basta con la violenza contro tutti i “diversi, in solidarietà con Andrea, il giovane aggredito a Bussolengo».
Hanno lanciato il guanto della sfida direttamente a Tosi, ieri i manifestanti in piazza Bra. «Il sindaco, che dice cose opposte ai media, tollera personaggi di questo tipo e anche di peggio, ha messo fior di neofascisti nei posti chiave delle aziende municipalizzate e li usa probabilmente a scopi elettorali. L’invito che facciamo a Tosi è di venire in consiglio comunale e dichiarare di essere a favore delle coppie di fatto così da smentire tutte le chiacchiere che girano sull’operato della sua maggioranza. Come abbiamo detto più volte Zelger e soci temono l’approvazione di una legge contro i reati di omofobia, tanto più se divenisse un’aggravante della legge Mancino, che da sempre i leghisti, i fascisti e i loro alleati vogliono togliere con la penosa scusa della “libertà di opinione”».
Parole dure e dirette. Perchè il «caso» della mail di Zelger ormai è politico. In una maggioranza, quella tosiana, in cui ormai convivono integralisti alla Zelger e liberali alla Papadia e Pasetto. E forse anche per Tosi, che ha dichiarato la sua apertura alle coppie di fatto anche dello stesso sesso, che non ha firmato e non ha votato l’ordine del giorno di Zelger, è venuto il momento di fare chiarezza.
An. Pe.
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Papadia: «Togliere voce agli integralisti»

VERONA – Lo aveva già duramente attaccato quando si era discusso in consiglio comunale il suo ordine del giorno. Ma adesso Salvatore Papadia che fa parte della stessa lista tosiana in cui è schierato anche Alberto Zelger, è furente. «Non so – dice Papadia – le ragioni per le quali Zelger non ha dato la mia email agli integralisti veronesi, forse perché sapeva il modo in cui avrei risposto visto che nel mio intervento ho parlato di orgasmo individuale riferendomi a chi ha scritto il testo e di orgasmo collettivo riferendomi a coloro ai quali l’autore del testo l’ha letto. Sicuramente queste persone non possono essere che delle persone frustrate. Forte della strada intrapresa da Papa Francesco, encomiabile la sua frase “ chi sono io per giudicare un gay”, che ha condannato tutti gli integralismi religiosi e quindi anche quello cattolico , ritengo di aver fatto la cosa giusta negando il mio voto. Quell’ordine del giorno è demenziale e bisogna togliere voce a questi integralisti frustrati che parlano di famiglia ma senza capirne il senso e il vero valore». Collega di partito Zelger avvisato.
(an. Pe. )

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