Dalla rassegna stampa Televisione

Cavani torna a raccontare Francesco «Incarna la crisi dei giovani d’oggi»

La regista: questa volta sottolineo la sua eterna modernità

ROMA — «Perché mi fai questo? Continui a gettarmi fango addosso senza motivo, sembri un pezzente, mi fai vergogna!». «Sono felice così». Pietro di Bernardone è in preda all’ira di fronte all’irremovibile e serena fermezza del figlio Francesco. Non riesce a capacitarsi della sua ostinazione a buttare via ricchezze, agi, potere in cambio di un nulla che lui non comprende. Per riportarlo alla ragione, per fargli ritrovare il senno, lo chiude quindi in cantina: è il redde rationem, lo scontro generazionale tra un padre e un figlio che non si capiscono più.
Tra le antiche pareti spesse del Museo delle Mura aureliane, a Porta San Sebastiano, è ambientata la casa paterna di Francesco d’Assisi: Liliana Cavani torna per la terza volta sulle orme del Santo a 25 anni dal precedente film realizzato nel 1989 con Mickey Rourke, che a sua volta era stato preceduto dal tv-movie interpretato da Lou Castel nel 1966.
«È un ritorno ciclico: circa ogni 23 anni — commenta la regista — perché anche questa nuova sceneggiatura in realtà è nata, grazie al coraggio di Claudia Mori che ha sposato l’idea, nel 2012 e cioè prima che Bergoglio salisse al soglio di Pietro assumendo il nome del poverello d’Assisi». La precisazione non è peregrina perché non si pensi che la miniserie, coprodotta da Rai Fiction e Ciao Ragazzi!, sia semplicemente un omaggio strumentale al nuovo Papa. «La crescita diversificata di questo personaggio, la sua mutazione nei vari progetti che si sono succeduti è stata parallela alla mia crescita personale — afferma la Cavani — in funzione dei cambiamenti sociali dagli anni Sessanta ad oggi. Il primo l’ho interpretato come un poeta, l’autore del Cantico delle Creature. Il secondo era più sanguigno, più fisico. Questo terzo è più spirituale, timido, carico di sensibilità… Se possibile, ancora più ricco interiormente». E la scelta degli attori, negli anni, non è stata causale: il nuovo protagonista, il ventottenne polacco Mateusz Kosciukiewicz ricorda molto, nei lineamenti, l’etereo pallore di Castel. «Ho faticato parecchio a trovare la faccia giusta — ammette Liliana — una infinità di provini… La produzione era disperata, ma mi serviva qualcuno che incarnasse soprattutto il tormento dei giovani di oggi, riportando in primo piano l’eterna modernità di Francesco: un ragazzo vissuto nel Medioevo, il cui messaggio è di un’attualità strepitosa, sorprendente. Una rivoluzione, la sua, una coraggiosa e contagiosa ribellione al materialismo, al qualunquismo, alla mancanza di valori, di principi morali».
Osserva Kosciukiewicz: «Questo santo è popolare anche in Polonia, molti portano il suo nome, anche uno dei miei figli. I giovani di oggi, per le difficoltà economiche e per la mancanza di punti di riferimento, tendono a rinchiudersi in un proprio mondo di egoismi. L’esempio di Francesco, che ai suoi tempi operò una rivolta spostando il punto di vista sulle cose, su come impiegare la propria vita, è tuttora valido». Interviene Rutger Hauer, nel ruolo del padre: «Lo scontro generazionale è una scusa per noi anziani, per dire ai figli ribelli, che considerano matti, “non ti capisco”. È perché non vogliamo capire».
La fiction, girata tra Roma e alto Lazio e in onda su Raiuno nella prossima stagione, ripercorre alcuni periodi della vita del santo: la giovinezza e la prima conversione del 1206, il processo che gli infligge il padre, la nascita del nucleo storico della Fraternitas e la partenza per la Terrasanta, fino alla scrittura delle regole e infine alla morte, affrontando il problema dell’eredità del suo messaggio nell’interpretazione diversa che ne daranno i due suoi amici fraterni, Chiara ed Elia. Tra i protagonisti Sara Serraiocco (Chiara), Giselda Volodi (madre di Francesco), Vinicio Marchioni (Elia), Benjamin Sadler (il Cardinale Ugolino) e Ludwig Blochberger (Innocenzo III).
«Il cosiddetto “Capitolo delle stuoie”, cioè il grande raduno che San Francesco volle nel 1221 ad Assisi e a cui parteciparono migliaia di frati, sarà girato a Tolfa come una specie di Woodstock — anticipa la Cavani —. Perché sta in questo la forza del personaggio: non era una star ma certamente un leader».
Così come Bergoglio adesso? Risponde il direttore Rai Fiction Eleonora Andreatta: «Questo progetto, il terzo che la Cavani realizza con la Rai, è in totale sintonia con il nuovo pontificato e in particolare con il messaggio che Papa Francesco sta dando ora: l’idea di una Chiesa povera, che si rifaccia alle sue origini, al Vangelo».
È curioso che a realizzarlo sia una regista rigorosamente laica: «Io sono cresciuta in una famiglia atea, sono agnostica e non sono praticante, ma Francesco mi ha fatto capire che la religione può avere una dottrina sociale molto importante. Frequentando così profondamente e assiduamente questo personaggio — conclude — era impossibile che non mi restasse dentro qualcosa. Mi ha indotto persino ad analizzare alcuni episodi del mio passato, lasciandomi l’impressione, e alla fine la convinzione, che la vita di ognuno di noi fa parte di un disegno: non è vero che tutto è affidato al caso».

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