Dalla rassegna stampa Cinema

Addio a Paul Mazursky il regista che ha raccontato le mogli “tutte sole”

L’artista americano di origine ebraiche è morto a 84 anni Oltre al film con Jill Clayburgh, ha recitato nella serie tv “I Soprano”

ADDIO A Paul Mazursky, il regista di Stop a Greenwich Village e Una donna tutta sola , l’autore che fu tra i primi a cogliere i mutamenti sociali e le contraddizioni degli anni Settanta. Nato a Brooklyn il 25 aprile 1930, si è spento per arresto cardiaco al Cedars-Sinai di Los Angeles. Lascia la moglie Irwin e una figlia, Meg. Sceneggiatore, produttore e regista, è entrato nel mondo dello spettacolo poco più che ventenne cominciando come attore nelle più importanti serie televisive degli anni Cinquanta, come The Dick Powell Show, Gli intoccabili, Ai confini della realtà , imponendosi, con i suoi lineamenti marcati e lo sguardo penetrante, in ruoli drammatici, ma usò la sua ironia anche nel genere comico.
Il primo film è del 1969, Bob & Carol & Ted & Alice con Natalie Wood ed Elliott Gould. In piena rivoluzione sessuale Mazursky si diverte a raccontare la vicenda di due coppie che per superare la monotonia del legame si inventano audaci giochi a quattro, ironizzando con leggerezza sugli aspetti grotteschi e le contraddizione dell’amore libero. Il film ebbe un tale successo che ne derivò una serie tv e nello stesso tempo impose Mazursky come un esponente del nuovo cinema, lontano dai cliché di Hollywood, più vicino ai maestri europei. Film come Harry & Tonto, con il settantenne Art Carney, o Stop a Greenwich Village con l’efficace ritratto di un ambiente artistico confuso e scombinato – il suo ambiente, tanto che è considerato il suo film più personale, ma vitale, divertente e ricca di talenti, sono stati salutati come omaggi alla Nouvelle Vague.
La sua capacità di raccontare storie di gente qualunque, con buoni attori ma senza divi, esistenze segnate da piccoli problemi e nevrosi quotidiane lo hanno reso il miglior narratore della società degli anni Settanta, attraversata dalla contestazione e dai fermenti libertari. Quanto al suo rapporto con il cinema europeo, Mazurky amava raccontare il suo incontro con Sven Nykvist, il direttore della fotografia di Ingmar Bergman. «Bergman ha senso dell’umorismo? », gli chiese, «Ingmar ha un grande senso dell’incubo», fu la risposta. «Qui sta la differenza tra me e un grande europeo», fu la riflessione del regista. Che nel 1977, cogliendo le delusioni e i tanti sogni non realizzati della contestazione e della sua generazione firmò il suo film più popolare, Una donna tutta sola , offrendo a Jill Clayburgh il ruolo più importante della sua carriera, una signora borghese di New York, che, lasciata dal marito, non riesce a gestire i rapporti con la figlia adolescente e si trova a disagio anche nell’incontro con altri uomini.
Ancora un omaggio al cinema francese con Io, Willy e Phil, del 1980, in cui due uomini, uscendo dalla visione di Jules e Jim finiscono per innamorarsi della stessa donna, ma «nell’America puritana un rapporto a tre non può durare a lungo. Ho dovuto separarli», scherzò l’autore.
Con il declino degli entusiasmi e della vitalità della contestazione e il trionfo dell’individualismo e del consumismo, sfumò anche la vena creativa di Mazursky che, dopo un tentativo di attualizzate Shakespeare con La tempesta, diresse altre commedie senza storie fino all’ultimo Infedeli per sempre del 1996. Quando in Italia presentò La tempesta gli chiesero se aveva mai pensato di fare un cinema politico. Una pausa perplessa, poi la sua risposta divertita fu «Se raccontare le persone e il mondo in cui viviamo non è politica, allora non so cos’è la politica ». Negli ultimi lontano dalla macchina presa non smise mai di lavorare come attore fino al 2011, anche in serie tv come i Sopranos .

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