Dalla rassegna stampa Cinema

Generazione Erasmus a lezione da Truffaut

… trova ospitalità presso un’amica lesbica che convive a Manhattan con una compagna cinese e porta in grembo la creatura che Xavier ha, diciamo così, contribuito a generare in favore della coppia gay…

Xavier, scrittore francese quarantenne che in gioventù aveva studiato a Barcellona con l’Erasmus, ora è sposato con un’inglese conosciuta in Spagna (erasmina pure lei) che lo lascia per trasferirsi negli Usa dal nuovo amore. Xavier decide di stabilirsi a New York anche lui per stare vicino ai due figli, e trova ospitalità presso un’amica lesbica che convive a Manhattan con una compagna cinese e porta in grembo la creatura che Xavier ha, diciamo così, contribuito a generare in favore della coppia gay. Ma per uno straniero non residente trovare lavoro negli Usa è un problema, superabile solo procurandosi una nuova moglie fornita di cittadinanza americana che Xavier puntualmente trova in una cinese di larghe vedute. E siamo appena a metà film, perché il rompicapo newyorkese (ma «cinese» nel titolo originale) si fa prima a ricomporlo sullo schermo che sulla pagina: è il terzo capitolo della saga iniziata con «L’appartamento spagnolo» nel 2002, e proseguita nel 2005 con «Bambole russe». Riconosciamo pure che il regista Cédric Klapisch è abile a gestire le imprese dei suoi moschettieri del sentimento «vent’anni dopo», a patto però di non chiamare in causa (come qualcuno ha osato fare) il ciclo di Antoine Doinel, il personaggio che François Truffaut accompagnò amorevolmente dall’infanzia alla maturità (?) attraverso quattro indimenticabili film (e un episodio de «L’amore a vent’anni»). Magari, strada facendo, al regista l’idea di uno Xavier-Doinel sarà pure saltata in testa, ma qualsiasi paragone con quel ciclo leggendario suona per noi fondamentalisti truffautiani (ma anche per qualsiasi spettatore con un minimo di capacità di discernimento) come una bestemmia. Tutt’al più, il progetto di seguire nel tempo le peripezie sentimentali di una coppia rimanda alla trilogia dello statunitense Linklater dedicata a Jesse (anche lui prima studente e poi scrittore!) e Céline e al loro amore itinerante tra Vienna, Parigi e la Grecia. Ciò puntualizzato, ci si potrà tranquillamente divertire per certe invenzioni visive e di scrittura (le silhouette animate dei personaggi per riassumere e velocizzare il plot, i dialoghi-lampo del protagonista con i suoi filosofi preferiti, Schopenhauer ed Hegel, che vanno a trovarlo a domicilio) che animano la prima parte del film. Che nella seconda cede progressivamente, pagando dazio nel passaggio dalla commedia brillante alla commedia romantica (Xavier ritrova a New York, come è piccolo il mondo, Martine, il suo primo amore parigino di gioventù, e da qui in poi sappiamo come andranno le cose). Nella girandola di innamoramenti, disamori e re-innamoramenti Xavier coltiva (spesso in collegamento Skype col suo editore) i propri tormenti di scrittore (moderatamente) maledetto, tormenti che come è noto al cinema non funzionano quasi mai, e questo non è uno dei casi che rientrano nel «quasi». Concludendo: il capostipite «L’appartamento spagnolo» rimane ineguagliato per brillantezza di dialoghi e originalità di situazioni, mentre il «vent’anni dopo» ci restituisce un frenetico, superficiale ritratto di una generazione multiculturale, multietnica e spensieratamente allargata quanto a legami familiari. Dalla movida catalana al ritmo sincopato della Grande Mela, ma sempre attraverso l’occhio parigino del protagonista, quel Romain Duris attore-feticcio di Klapisch che ritrova al suo fianco Audrey Tautou: una coppia bene assortita che si riscatta con grazia dopo lo scivolone di «Mood Indigo – La schiuma dei giorni», vano tentativo di riprodurre sullo schermo le emozioni letterarie del capolavoro di Vian. Qui tutto è programmaticamente più lieve e frivolo, ragione per cui si fa facilmente perdonare persino il lieto fine (malgrado le sagge quanto inascoltate raccomandazioni videotelefoniche dell’editore: se vuoi scrivere un libro decente, stai alla larga dalla felicità e dagli happy end).

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