Dalla rassegna stampa Cinema

Rompicapo a New York

Il guaio di avere quarant’anni e fuggire dai rebus del cuore

Qualcuno saggio, acuto e generoso dice che la vera novità sta nella ripetizione. Il cinema l’ha preso alla lettera, soprattutto chi racconta saghe sentimentali esposte all’usura del tempo come Richard Linklater (con Ethan Hawke e Julie Delpy Prima dell’alba , del Tramonto e di Mezzanotte ) o Cédric Klapisch che ritrova nel divertente Rompicapo a New York (Puzzle cinese in originale) gli ex ragazzi dell’Erasmus dell’Appartamento spagnolo , quarantenni reo confessi le cui vite si sono assai complicate sessualmente e geograficamente, con figli, traslochi, inseminazioni, coppie di fatto, green card, padri assenti, babysitter disinibite, mentre sotto sotto non è ancora del tutto spenta la voglia di rinnovare il mondo.
Allora: Xavier (un davvero 40enne Romain Duris sempre più simpatico e brillante), conosciuto 12 anni fa a Barcellona e inseguito poi a San Pietroburgo in Bambole russe , è ora a Parigi ma con le carte di divorzio e il biglietto d’aereo in mano. Wendy è innamorata di un altro e si sposta coi figli a New York, pronti alla divisa del college. E nella Grande Mela arriva anche la ex fiamma di Xavier, anche lei sposa pronta a riprendere il discorso mentre un’amica omosessuale che convive con una cinesina vuole dal nostro eroe il seme per diventare madre. Quindi tutti in corsa e di corsa tra Manhattan e Brooklyn, Central Park e Chinatown, ponti e terrazze neo realiste.
Xavier è il nuovo Antoine Doinel (doppio di Truffaut dai 400 colpi in poi) cui questo millennio offre nuove probabilità e imprevisti di incastri affettivi, le scatole cinesi del titolo. Alla fine non si tradisce il gruppo.
Tenendo ferma la macchina ad altezza di sentimenti, Klapisch muove i bastoncini del suo «Shangai», capace d’essere amaramente dolce e dolcemente amaro nel raccontare le delusioni degli ex studenti che danno l’esame dell’arte di arrangiarsi lungo un romanzo di formazione che si stoppa sulle precarietà ma tiene fermo il bandolo affettivo. Insieme e senza pregiudizi, si vince, è un happy end.

Voto: 7/10


da La Repubblica

Aiuto, che vita complicata ma a New York lo è un po’ meno

ROMPICAPO A NEW YORK

LA VITA è complicata ma insomma non più di tanto se la si vede da New York, epicentro di ogni mescolanza e opportunità.
Nel capitolo terzo della trilogia Cédric Klapisch fa ritrovare intorno a Xavier (Romain Duris) la Martine di Audrey Tatou, la Isabelle di Cécile de France e la Wendy di Kelly Reilly dei tempi dell’Erasmus a Barcellona. Cioè del primo film L’appartamento spagnolo , e del secondo Le bambole russe .
Sposato e separato da Wendy che lascia Parigi per New York, Xavier si trasferisce anche lui per stare vicino ai due figli. Qui c’è anche Isabelle che ha chiesto a Xavier un aiutino per restare incinta e diventare mamma insieme alla sua compagna Ju.
Qui lo raggiunge Martine. A New York infine Xavier fa un finto matrimonio con una ragazza cinese per ottenere il permesso di lavoro. Un gran casino ma alla fine tutti felici e contenti anche perché Xavier è riuscito a mandare al suo editore un nuovo manoscritto.
Siamo sempre lì: furbo, fichetto, ammiccante, epidermico; ma, come negarlo, anche brillante.

Voto: 3,5/6
( paolo d’agostini)


da La Stampa

Correva il 2002 quando in quel di Barcellona, alcuni studenti europei si incontrarono nel caos di un Appartamento spagnolo; qualche anno dopo in Bambole russe, quegli stessi personaggi si sono ritrovati ad affrontare, fra Londra a Mosca, le prime sfide dell’età adulta. Ora, in Rompicapo a New York – sulle orme della ex moglie Wendy che con i figlioletti ha raggiunto il nuovo compagno a Manhattan – l’ondivago scrittore Xavier (Romain Duris), sorta di alter ego del regista Cedric Klapisch e protagonista della trilogia, si trasferisce nella Grande Mela, accampandosi a China Town da Ju, amante di Isabelle (Cecile De France): l’adorata amica gay che, fecondata dal seme di Xavier, è in dolce attesa. Una situazione ingarbugliata ulteriormente dal ritorno in scena del primo amore (Audrey Tatou), che complica la vita ma stimola la vena creativa. Klapisch segue il quarantenne Peter Pan nel suo peregrinare esistenziale senza scavare in profondità, questo è vero; ma con fresco piglio stilistico e giocando con divertita leggerezza sul registro letterario-romantico così congeniale al cinema francese. Ben assecondato da interpreti calati in ruoli ormai familiari. VOTO: 4/5
[A. LK.]

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.