Dalla rassegna stampa Cinema

Più buio di mezzanotte di Sebastiano Riso

Il regista: «A Catania l’omosessualità è tabù»

Presentato alla Semaine de la crititique del Festival di Cannes 2014, il film del catanese Sebastiano Riso ha ricevuto il plauso della critica cinematografica. Il regista e sceneggiatore, al suo primo lavoro, racconta l’omosessualità e la marginalizzazione di un quattordicenne nella Catania degli anni ’80. E confessa: «Ancora oggi in questa città l’unico modo che un omosessuale ha per vivere tranquillamente i propri gusti sessuali è quello di sposarsi»

Più buio di mezzanotte è l’opera prima di Sebastiano Riso, il trentenne regista catanese che ha raccontato – nella pellicola distribuita da Istituto Luce e Rai Trade – una storia di omosessualità ed emarginazione ma anche di formazione e riscatto. Frammenti di vita vissuta che si snodano nei 94 minuti del film di Riso presentato a metà maggio alla prestigiosa rassegna della Semaine de la critique del Festival di Cannes 2014. Il lavoro – che è stato realizzato più di tre anni fa – ha ottenuto in Francia un buon riscontro della critica ed «è stato molto apprezzato anche nei Paesi dell’Europa settentrionale, nei quali la tematica omosessuale nella cinematografia è all’ordine del giorno», spiega il regista e sceneggiatore.

Nel suo cast Micaela Ramazzotti, Vincenzo Amato, Pippo Delbono e un gruppo di giovani attori tra i quali spicca Davide Capone «che considero protagonista del film – afferma Riso – insieme alla musica e alla città di Catania». Più buio di mezzanotte è ambientato nella città etnea e racconta la storia di Davide – quattordicenne dall’aspetto femmineo – che decide di scappare da un ambiente familiare dominato da un padre violento e da una madre amorevole ma inerme. Il rifugio che sceglie come nuova casa è la Villa Bellini. Il regista descrive la villa comunale come «un mondo a parte che il resto della città fa finta di non vedere, dove si esercita la prostituzione e il furto», spiega a Ctzen.

Il protagonista del film – l’attore è stato scelto tra circa 9000 aspiranti al ruolo – si scopre donna e inizia a frequentare la comunità transessuale e gay della città. «L’idea di raccontare questa storia è nata in un volo diretto da Roma a Catania, qui incontro casualmente il mio vicino di casa Davide Cordova, in arte Fuxia», racconta Riso. Il regista, appena laureatosi in Cinema nella capitale, decide dunque di lavorare per portare sul grande schermo l’adolescenza di Fuxia, drag queen del locale romano Muccassassina e catanese come il regista e l’attore protagonista.

Nel film – finalista al premio Solinas storie per il Cinema 2010 – il tema dell’omosessualità si sposa criticamente con Catania, una città che Riso definisce «altamente cinematografica e ricca di spunti perché è possibile trovarvi il salotto buono e il degrado più totale». Il riconoscimento di questa caratteristica della città porta il regista ad affermare che l’accettazione della diversità non è un passaggio di semplice attuazione nella mentalità media etnea. «Ancora oggi a Catania l’unico modo che un omosessuale ha per vivere tranquillamente i propri gusti sessuali è quello di sposarsi», affonda Riso. «Si tratta di una realtà in cui ostentazione e differenza sessuale sono ancora un tabù e – continua – per comprenderlo è sufficiente pensare alla marginalizzazione di via delle Finanze, in pieno centro storico».

L’autore, che paragona la differenza sessuale «alla diversità che può esserci tra una persona che ha i capelli rossi e un’altra che li ha neri», racconta un aspetto che del capoluogo etneo è stato spesso taciuto. Ma non fa polemiche e afferma: «Se Il bell’Antonio di Mauro Bolognini ha raccontato il barocco di Catania, io ho parlato dei suoi aspetti bui, delle sue viscere e delle sue ombre». Il regista, attualmente impegnato nella promozione del film, nel suo futuro vede un altro progetto che si occupi delle tematiche sociali «non da un punto di vista documentaristico e crudo come ci ha abituati la macchina da presa della televisione ma – conclude Riso – attraverso una delicatezza che faccia perno sull’empatia».

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