Dalla rassegna stampa Cinema

"Più buio di mezzanotte", il regista: "Racconto un adolescenza gay per capire chi siamo"

Parla Sebastiano Riso, dietro la macchina da presa del film che ha fatto discutere Cannes che lunedì 19 presenta all’Alfieri. “Mi ispiro a Visconti e Germi, ma anche ai grandi francesi”

All’Alfieri il film già passato alla “Settimana della critica”: un’opera prima forte, scomoda sull’adolescenza di una drag queen. Tra violenza prostituzione ma soprattutto solidarietà

QUANDO studiava cinema, i docenti lo incatenavano davanti a tutti i film della “Semaine de la critique” di Cannes: «Sono quelli più puri», dicevano. Partecipare con Più buio di mezza-nottea quella sezione del festival, per il regista trentenne Sebastiano Riso è stato l’approdo in un porto se non sicuro, senza dubbio bramato. Con un un’opera prima forte, dura, che tocca temi scomodi e che quindi ha diviso, ma non lasciato indifferenti. In programmazione in questi giorni all’Alfieri, dove il regista lopresentadomanialle21.30, Più buio di mezzanotte( nel cast l’esordiente Davide Capone, Pippo Delbono, Micaela Ramazzotti) racconta l’adolescenza vera e disperata di Davide Cordova — oggi drag queen del Muccassassina — la scoperta di essere gay, le violenze subìte dal padre (che lo forza a una cura di ormoni “per guarire”), la fuga dalla famiglia,
la vita in strada. «Il mio non è un film sull’omosessualità — spiega Riso — ma sull’affermazione d’identità di un adolescente che ho voluto raccontare senza decori inutili. Ci sono arrivato dopo 12 stesure, e il risultato è un film politico perché la diversità in Italia fa paura. Ma è anche un film d’avventura. Perché inizia con la fuga di Davide verso il ventre di una città, e quella corsa è un percorso di conoscenza, di formazione».
Più buio di mezzanottemette indiscussione il concetto di famiglia: non è quella d’origine, ma quella che ti scegli.
«Gli emarginati con cui Davide decide di vivere si danno regole molto simili alla normalità: chi si prostituisce mette a disposizione degli altri il proprio incasso, chi non batte pulisce. Creano, insomma, una bolla dove il giorno non si incontra mai con la notte, dove gli infiltrati della società ufficiale sono i mariti che, di nascosto, si fanno quei ragazzini».
Dice di essersi ispirato a Truffaut e Godard.
«Ma anche Visconti e Germi: non cinema realista, ma del reale, per aiutare gli italiani a capire chi sono. E anche i francesi, spazzato via il vecchio nel nome della sincerità».
Il suo film ha comunque un’estetica anni Settanta.
«Ho utilizzato una camera digitale dell’ultima generazione ma accoppiata a lenti anamorfiche di quel periodo per comunicare allo spettatore la sensazione di qualcosa che accade oggi, ma è accaduta anche in passato, e potrebbe accadere di nuovo, in un futuro nemmeno troppo lontano».
Catania è l’altra grande protagonista del film.
«E’ una città che dimostra grande capacità di esprimere cultura, ma non riesce a essere moderna. Sa meravigliarti ma è scenario di storie terribili. Io sono sudista, perché so che il meridione può essere un’oasi felice e accogliente. Più del nord».

Sopra Davide Capone e Micaela Ramazzotti in alcune scene del film; sotto il regista Sebastiano Riso, al suo esordio

18/5/2014

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