Dalla rassegna stampa Cinema

CANNES - Nascita di Fuxia così un ragazzo diventa drag queen

“Più buio di mezzanotte”, il bell’esordio di Riso alla Semaine de la Critique e da oggi nelle sale

L’AMORE ti fotte, c’è scritto sul muro. Gli altri vanno e vengono, per strada. Qualcuno guarda, qualcuno ride, qualcuno batte, qualcuno muore. Da quell’angolo di marciapiede passano i corpi di ragazzi mezzi nudi sotto i bomber sgargianti rubati al super, si fermano in macchina gli uomini che la notte comprano quei corpi per dieci euro, entrano ed escono di scena volti che ridono cantano piangono. La scritta no, quella sta lì e non si muove: l’amore ti fotte.
Il film di Sebastiano Riso — Più buio di mezzanotte , che, si dice in Sicilia, “chiù scuro di mezzanotti non po’ fari” — opera prima annunciata come la messa in scena della vera storia della drag queen Fuxia, parla di questo, in realtà: dell’amore che ti frega e prima ancora di cosa sia una famiglia, e l’amore là dentro. Davide, il protagonista, ha il viso bellissimo e pallido, la chioma rossa come le lentiggini: il regista lo ha trovato dopo novemila provini in un liceo musicale di Palermo. Davide Capone, magnifico esordiente, canta con voce celeste nella vita e nel film. Davide si chiama anche Fuxia, alla cui adolescenza la storia è ispirata: Davide Cordova, celebre drag queen del Muccassassina, il locale romano dove “gli uomini che ti hanno pagato fino al giovedì per fare l’amore con loro vengono a cercarti nel fine settimana e tu pensi che ti amino, in realtà vengono perché nel week end lo fanno gratis”, dice Fuxia.
Nel film Davide fugge da una famiglia che non ha posto per un figlio-bambina. Il padre, Vincenzo Amato, è un uomo duro e violento, gelosissimo della moglie, feroce col figlio che non cresce da uomo: lo costringe ad iniezioni di ormoni, lo picchia. La madre, Micaela Ramazzotti, quasi cieca, lo ama di un amore tenerissimo e inutile, succube di un uomo padrone: “lo sai, Davide, a tuo padre non riesco a mentire”. La resa materna al dominio paterno è persino peggiore della violenza del padre sul figlio. L’amore che non basta peggio dell’amore che non vede. Il ragazzino cerca riparo nei giardini pubblici al centro della città, Villa Bellini, un luogo su cui gli sguardi dell’altra Catania non si posano. Lì entra poco a poco in un’altra famiglia, la comunità dei ragazzi che non trovano posto, travestiti e puttane. L’uomo in bianco, il protettore, è Pippo Delbono. C’è qualcuno che muore, un funerale dove gli amici del morto sono troppo nudi, troppo colorati nei giubbotti, troppo simili nei corpi ad animali selvatici per essere ammessi in Chiesa. C’è qualcuno che canta — la vera Fuxia, regale, in concerto — e un popolo di anime smarrite e per un momento felici che ascolta. C’è l’amore che si cerca dove non c’è e si trova dove non serve, la palla che non incontra mai il piede eppure continua a calciare, e ad andare, a camminare la notte, a cercare il gradino che manca.
Sebastiano Riso, catanese, ha fatto della sua città l’altra protagonista della storia. Dolente, bianca, vitale, dura e però casa: una casa. Ha impiegato i suoi soldi per fare il film, tre anni di tempo per sconfiggere i rifiuti, dai suoi 27 ai 30 di adesso, ha scritto con Andrea Cedrola, Sebastiano Grasso e Fuxia il soggetto. Fuxia era suo vicino di casa negli anni degli studi romani. Nei giorni in cui Conchita Wurst, la cantante con la barba dal sesso indefinibile, accende la curiosità dei riflettori Riso racconta con rispetto, pudore e mano ferma quale sia il momento esatto in cui le vite prendono la loro piega, con quanto inevitabile dolore e quanta forza si impongano. Quanto l’adolescenza di ogni essere umano sia un refolo segreto e misterioso, sopraffatto da chi l’ha dimenticata: quella di Fuxia, di Davide e di ciascuno di noi. Gran bell’esordio, a Cannes nella Semaine de la Critique in Italia da oggi nelle sale.

VOTO:3,5/6

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.