Dalla rassegna stampa

Venduti a 13 anni per incontri gay

Sei le vittime. La richiesta di un cliente: “Voglio carne fresca”. Tariffe da 30 a 150 euro

GENOVA, COINVOLTI UOMINI TRA I 40 E I 60 ANNI. UNA VENTINA GLI INDAGATI

I ragazzi venivano reclutati sul web e poi chiamati anche per telefono

GENOVA – Una catena di Sant’Antonio finalizzata ad allargare il giro di baby prostituzione maschile nato su Internet, E’ quello scoperto dalla polizia postale a Genova che vede indagate dal pm Piercarlo Di Gennaro venti persone tra i 40 e i 60 anni: tutti accusati di favoreggiamento della prostituzione minorile ma per alcuni potrebbe scattare anche la ben più pesante accusa di violenza sessuale. I baby squillo, sei quelli finora accertati, hanno invece tra i 13 ed i 17 anni, l’età però si stava pericolosamente abbassando perché il mercato richiedeva «carne fresca». Lo scrive nel contatto via web uno dei clienti, un insospettabile di 58 anni che nel suo post precisa: «Voglio carne fresca, fissami gli appuntamenti con ragazzi giovanissimi».
L’indagine è solo alle prime battute, ma i particolari già resi noti dipingono una storia da brividi, a partire dal fatto che saremmo davanti solo alla punta di un iceberg perché quello della baby prostituzione è un fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio, grazie ad Internet ma non solo. Lo dice il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce avvertendo che non c’è unicamente la rete: «Internet non è il solo modo di arruolamento. Spesso sono amici di famiglia o amici di amici a portare il minore nel mondo della prostituzione».

E il mix web-passaparola è proprio lo scenario a due piani che domina l’indagine genovese: da una parte alcuni siti, soprattutto quello per soli uomini PlanetRomeo, lo stesso che aveva tra i suoi frequentatori don Riccardo Seppia, l’ex parroco genovese in carcere per pedofilia e il social network Badoo. I siti venivano utilizzati per l’approccio con i clienti; dall’altra i ragazzini già finiti nel “giro” che contattavano altri amici.

Tra di loro, poi, i baby prostituti comunicavano anche via Facebook, per esempio per informarsi sulle tariffe da chiedere (da 30 euro per un “mordi e fuggi” nelle sale a luci rosse e fino a 150). In cima alla piramide, a gestire lo squallido mercato erano due ex prostituti romeni, divenuti ormai troppo grandi per soddisfare i clienti, tra i quali anche molti insospettabili padri di famiglia. Tra le pagine più ripugnanti di questa inchiesta emergerebbe anche la storia di uno dei giovanissimi che prima di subire violenza sarebbe stato ubriacato.

Teatro degli abusi sarebbe stato un bilocale nel quartiere di San Martino, ma alcuni clienti chiedevano anche visite a domicilio mentre altri preferivano incontri in motel nel Basso Piemonte.

A concedere l’appartamentino (definito «lo scannatoio») era un omosessuale, visitatore abituale di PlanetRomeo. Sul sito i ragazzi si presentavano come maggiorenni, ma solo per ottenere l’iscrizione, perché poi i loro messaggi erano decisamente espliciti, mostrando di essere ottimi conoscitori del linguaggio tipico dei frequentatori di queste particolari chat. Un gergo che gli stessi investigatori hanno dovuto imparare a tradurre per poter «pedinare» virtualmente sul web prostituti minorenni e clienti, decifrandone i vari post.

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