Dalla rassegna stampa Cinema

Zalone divo all’università: adesso all’estero sono un modello

Un vero bagno di folla, ieri, nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano…

MILANO — Un vero bagno di folla, ieri, nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano. La star è lui, Checco Zalone, lui che dell’ignoranza, dell’anti-intellettualismo, della scorrettezza ha fatto una bandiera.
L’attore pugliese ha dialogato con Aldo Grasso, professore di Storia della radio e della televisione, e con Pietro Valsecchi, di Taodue Film, produttore di tutti i suoi film. Il quale dà una notizia: «Abbiamo venduto all’estero i diritti dell’ultimo film e in Francia verrà presto girato un remake di Sole a catinelle ». Aggiunge Checco: «Il prossimo film vorrei girarlo fuori, non in Italia: il cinema fa vedere sempre gli stessi luoghi. Non ne posso più di sanpietrini. Ho bisogno di aria nuova». Se dunque il futuro di Zalone potrebbe essere all’estero («magari sarà il peggior flop della vita, ma ci voglio provare») il suo presente e il suo passato sono molto made in Italy e made in Puglia . Nella platea dei ragazzi (700) ci sono numerosi pugliesi che vogliono sapere tutto di lui, di quando lavorava a Telenorba, dell’effetto che fa arrivare nella grande città («arrivato a Milano, in viale Monza, erano tutti di Bitonto. Mi sentivo a casa»).
L’attore risponde con battute sagaci e non si capisce mai quando scherza e quando fa sul serio. Motivo non secondario del suo grande successo. Spiega Grasso: «Zalone è una persona colta, suona divinamente, è un grande conoscitore di musica e ha scelto il punto di vista piu basso possibile, quello del coatto. Le sue battute, cosiddette volgari, nascondono una delicatezza più significativa di chi fa il buono di professione».
I ragazzi lo adorano. Rivedono le clip dei suoi film e l’aula scoppia di risate. Cosa facevi prima di «Zelig»? «Niente, ero senza prospettive, proprio come voi». In realtà racconta che «gli anni universitari sono stati il periodo più bello della mia vita. Ci ho messo 7 anni per laurearmi (in giurisprudenza). Ero concentrato sulla carriera forense, la tv è capitata proprio per caso». Quella stessa tv che oggi «mi terrorizza. Mi è meno congeniale del cinema, però in tv si può essere più volgari, più scorretti».
Quella scorrettezza che Checco ha nobilitato nei suoi film. Nel primo Cado dalle nubi , se l’è presa con i gay; nel secondo, Che bella giornata , con religione e integrazione. Il terzo è il più complesso: in Sole a catinelle «le parodie sono raffinatissime, i tempi comici perfetti. È il suo miglior film», dice Grasso. Si chiude con una domanda privata sulla sua recente paternità. E anche qui Checco si conferma meravigliosamente dissacrante: «Volevo un maschietto, poi è arrivata la femminuccia. L’ho tenuta lo stesso».

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