Dalla rassegna stampa Personaggi

Caso Rufus a Sanremo, i Papaboys contro la Rai «Non canti, è blasfemo»

Sit-in di protesta. Leone: non sbaglieremo

SANREMO — Sit-in e preghiere. Siamo a Sanremo ma più che la santità è la polemica a tenere banco. Rufus Wainwright sarà ospite mercoledì del festival. E fino a qui andrebbe bene. Però il cantautore canadese è apertamente gay. E così qualcuno inizia a mostrare ostilità. Ad agitare gli animi è poi un suo brano in particolare: titolo «gay Messiah», testo che annuncia il prossimo arrivo di un messia omosessuale «rinato da un porno anni 70». E continua poi: «Non sarò io, io sarò Rufus il battista/ Non sarò io, il battezzato nello sperma».
Testo forte, ma che sicuramente non finirà sul palco dell’Ariston. «gay Messiah» è un pezzo minore della discografia di Wainwright, risale a «Want Two», album del 2004, e non è nemmeno stato incluso nella sua doppia raccolta «Vibrate» in uscita in questi giorni. Impensabile immaginare che possa infilarlo nella scaletta della sua esibizione sanremese. A far scattare la protesta sono stati i Papaboys, che hanno organizzato per oggi alle 13 un picchetto-preghiera davanti alla sede Rai di Viale Mazzini a Roma «per chiedere l’intervento o le dimissioni dei vertici Rai, in primis della presidente Tarantola (che si dichiara cattolica, ma permette che si trasmetta dalla tv pubblica blasfemia) e del direttore Gubitosi».
L’associazione paventa addirittura conseguenze legali: «Il repertorio dell’artista entra nel reato di offese ad una confessione religiosa mediante il vilipendio, previsto e punito dall’articolo 403 del Codice penale». E pubblicano una sua foto che lo ritrae in alcuni concerti durante la rappresentazione di una crocifissione. Più o meno come faceva Madonna, insomma. Wainwright, cantautore dalla penna dolce e raffinata, capace di mischiare pop e suggestioni che arrivano dal mondo dell’opera, non ha mai nascosto la sua omosessualità. Anzi, ne ha fatto spesso una bandiera, nelle interviste e anche nelle canzoni. Rufus si è sposato nel 2012 a New York con il compagno Jörn Weisbrodt e ha avuto una figlia da Viva Lorca, figlia di Leonard Cohen. Rassicura tutti il direttore di rete Giancarlo Leone: «Rai1 è Rai1. E non si smentirà», commenta il direttore di rete. Ma la polemica coinvolge altre associazioni.
Più prudente il commento dell’Aiart, associazione di telespettatori cattolici: «Le canzoni di Wainwright spesso hanno toni blasfemi, dunque sarebbe augurabile che, come invitato alla manifestazione canora, evitasse di toccare questi temi. Organizzatori avvisati, mezzi salvati. Spettacolo sì, ma non spettacolarizzazione a tutti i costi. Siamo fiduciosi che non ci siano spiacevoli scivoloni», dice il presidente Luca Borgomeo. I Templari di San Bernardo, associazione laica, parlano invece di «totale mancanza di rispetto verso Cristo, verso i simboli religiosi e verso le persone che hanno fede», chiedono la sospensione del Festival e invitano gli aderenti a organizzare negli stessi giorni «celebrazioni penitenziali». C’è chi, come il Movimento politico cattolico Militia Christi, con spirito in stile Putin, definisce l’omosessualità «costume e mentalità contro natura».
Nel loro comunicato si parla di «sdegno che ha colpito migliaia di persone, come si vede dalle polemiche sui social network». Ma commenti e «mi piace» su Facebook si fermano a poche decine.


da La Repubblica

Grillo e Rufus Wainwright prime mine vaganti sull’apertura di Sanremo
Leone: l’ex comico sa quali sono le regole

SILVIA FUMAROLA GIUSEPPE VIDETTI

SANREMO – Chi ha paura di Beppe Grillo? La politica c’entra, eccome, in questo Festival di Sanremo. La presenza più attesa è quella dell’ex comico e leader del Movimento 5 stelle, che arriverà qui domani, per la serata di apertura. Ha acquistato un biglietto come un normale spettatore, nessuno sa cosa farà, la sua presenza incombe come una minaccia. «RaiUno deve pensare allo spettacolo» taglia corto il direttore di RaiUno Giancarlo Leone «Grillo è uomo di spettacolo, oltre a essere un leader politico: lui come noi conosce le regole del gioco. Ecco perché siamo concentrati sul festival e non ci occupiamo di altro». Ostenta tranquillità anche Fabio Fazio: «Non sono preoccupato. Quando si fa il festival bisogna essere allegri: e io sono allegrissimo ». E se da una parte i vertici Rai temono lo scompiglio, dall’altra si sa che l’imprevedibilità e l’attesa fannoascolto. Qualcuno azzarda che Grillo potrebbe arrivare con l’ideologo del movimento, Casaleggio.
Fazio, che aprirà la 64ma edizione con un monologo sulla bellezza, è pronto a tutto. Maurizio Crozza, ospite della serata finale, dopo i fischi della scorsa edizione, prova prendersi la rivincita. Mentre in fretta e furia ieri venivano rimossi tre vagoni del trenoderagliato in Liguria, il conduttore si prepara a raccontare lo scandalo della frana di Andora, che da circa un mese blocca i collegamenti ferroviari tra Italia e Francia. Da equilibrista si destreggia tra impegno e show, con Laetitia Casta che torna dopo 15 anni sul luogo del delitto (ballò col premio Nobel Renato Dulbecco), e ha preteso prove blindate (ballerà e canterà ancora). Luciana Littizzetto, di Gucci vestita, che, parola della costumista Ester Marcovecchio, minaccia di tirare fuori — impresa titanica — «la Marella Agnelli che è in lei», parlerà della bellezza del talento. Mentre Pif, armato d’ironia e telecamera, racconterà cosa succede in città.
Quello che accade a Sanremo, è destino, fa notizia sempre e comunque: oggi i Papaboys assedieranno la Rai a Roma, con un picchetto a Viale Mazzini, per protestare contro Rufus Wainwright (si esibirà mercoledì), “l’ospite blasfemo”. Nel mirino delle associazioni cattoliche il brano “Messiah gay” in cui, tra l’altro Rufus canta “Non sarò io quello battezzato nello sperma”. Intanto domani, si parte con la gara, ospiti Casta, la Carrà e Yusuf Islam Cat Stevens. Ma il gioco, in questo Sanremo che precede di pochi mesi le elezioni del nuovo sindaco, si fa serio; a maggio il candidato Alberto Biancheri di una Lista civica sfida il sindaco uscente MaurizioZoccarato del Pdl.

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