Dalla rassegna stampa Cinema

L’amore è un male contagioso che si cura dal papà-analista

… Una è omosessuale ma sta decidendo di provare l’altro morso della mela…

Nel finale di Domenica maledetta domenica Peter Finch, dopo una delusione d’amore, la paragonava a un colpo di tosse. Paolo Genovese nel nuovo film Tutta colpa di Freud , titolo anche del suo libro Mondadori, parla invece di raffreddore, qualcosa legato comunque alle vie respiratorie. L’arte della commedia trova in Genovese un autore attento, non banale né volgare, archistar di storie sentimentali complesse, a più voci, lamenti, affanni.
Dopo l’ottimo Una famiglia perfetta , che non faceva sconti e infatti ha pagato scotto, ecco un altro interno inferno ma più glamour, quello del padre single analista con tre figlie carenti d’affetto a volte sdraiate realmente sul suo lettino. Una è omosessuale ma sta decidendo di provare l’altro morso della mela dopo un’infelice (inutile) trasferta a New York; un’altra gestisce una libreria radical (non vende le 50 sfumature…) ma s’innamora di un ragazzo sordomuto che viene a fregare i libretti d’opera (Vinicio Marchioni giocoforza assai espressivo); la terza va ancora a scuola ma s’innamora dello sciupafemmine obbligato Gassmann, 32 anni più di lei, separato in casa dalla misteriosa signora col cagnolino di cui lo strizzacervelli è invaghito. Shakerate il tutto, ne uscirà un racconto carino (troppo carino), con molta musica (troppa), la voglia di smussare gli angoli e far andare tutte le palle in buca, prolungando i limiti ideali dei 100 minuti. Pur con questi limiti il film riscatta i dilaganti orridi cinepanettoni. Il soggetto di Genovese inizia con un coraggio che poi un po’ sacrifica a convenzioni, restando però sempre una spanna sopra il comune senso del pudore della commedia italiana. L’unico che tace è proprio Freud: l’analista prende anch’egli il raffreddore, l’amore è un male contagioso e non c’è mai una vera pace dei sensi (un armistizio?). Cast sciolto, andante con brio, dal pensoso Giallini alla De Niro a Claudia Gerini che tiene in equilibrio due famiglie con classe, dal Gassmann in clichè deduttivo, alle tre fanciulle quasi in fiore, la luminosa Vittoria Puccini e le brave Anna Foglietta e Laura Adriani.

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