Dalla rassegna stampa Libri

CHE COLPA ABBIAMO NOI – LIMITI DELLA SOTTOCULTURA OMOSESSUALE – DI MATTIA MORRETTA

… Un saggio di denuncia rispetto alla normalizzazione del dibattito attorno alle tematiche omosessuali anche all’interno delle comunità gay…

Milano – CHE COLPA ABBIAMO NOI – LIMITI DELLA SOTTOCULTURA OMOSESSUALE – DI MATTIA MORRETTA (GRUPPO EDITORIALE VIATOR, PP. 345, 18,00 EURO)

Mentre in Italia si discute di coppie di fatto, in Francia e altrove divampano le proteste per i matrimoni gay e l’omofobia è una piaga della società, Mattia Morretta, psichiatra-psicoterapeuta e sessuologo, operatore storico del servizio pubblico milanese per Hiv, cofondatore e primo presidente dell’Associazione Solidarietà Aids, pubblica “Che colpa abbiamo noi – Limiti della sottocultura omosessuale”, un saggio di denuncia rispetto alla normalizzazione del dibattito attorno alle tematiche omosessuali anche all’interno delle comunità gay.
Ricordando Pier Paolo Pasolini, l’autore definisce i suoi “scritti corsari” proprio perché lontani dal politically-correct e graffianti anche e soprattutto nei confronti del mondo omosessuale che si è lasciato normalizzare dai media. Morretta parte ricordando il quinquennio che va dal 1987 al 1991 e che definisce «età dell’oro dell’associazionismo gay in Italia». L’Associazione Solidarietà Aids, ricorda «A differenza del linguaggio militare delle principali Ong, che hanno puntato da subito a diventare nazionali e a durare, non parlava di lotta contro e aspirava a portare alla luce risorse locali, territoriali […] Si voleva costruire una piccola comunità, un paese in cui tutti avessero un posto definito e fossero conosciuti con nome e cognome (cimitero compreso) […] Non era tanto questione di affrontare a testa alta o bassa la morte, erano in gioco la dignità e l’onore più che il coraggio, l’educazione alla nobiltà d’animo attraverso la coscienza della mortalità». Passata quell’esperienza, anche l’Aids è diventata «una miniera d’oro» e per un intero decennio «le campagne ministeriali, supervisionate dalle Ong, hanno mirato a coinvolgere tutti, a fare massa, pur senza invitare ad una disciplina comune». C’è stata – è la denuncia dell’autore del libro – una deresponsabilizzazione: «Eccettuati pochi attivisti gay malati il cui volto è potuto diventare dignitosamente pubblico tre il 1988 e il 1993, dobbiamo constatare che i nostri personaggi gay Hiv positivi (scrittori, stilisti, artisti…) sono usciti di scena in modo defilato, talora scomparsi d’un tratto, senza dare alcun buon esempio e dire una parola per gli altri».
Al mondo omosessuale mancano “i padri”, cioè quelle voci capaci di dire cose scomode, di cantare fuori dal coro, perché Pasolini, Zeffirelli e Visconti «sono stati gli ultimi omosessuali italiani pubblici a poter restare, nonostante tutto, più persone, per la grandezza fuori misura di intellettuali e artisti». Non si può dire lo stesso, secondo Morretta, dei molti stilisti e anche di molti intellettuali. Dalla presa di coscienza con la scoperta dell’Aids, i gay che hanno spazio sui media si sono lasciati normalizzare ed oggi i nodi, secondo Morretta sono il consumismo e l’erotizzazione difensiva, la coppia e le privazioni affettive, la non tutela delle giovani generazioni e la conflittualità religiosa. Nonostante lo spazio dato dai media, Morretta è convinto che proprio i giornali, le televisione e la Rete non siano in grado di far crescere una cultura responsabile negli ambienti gay: «Che sia Rete, Web o libreria non c’è da farsi illusioni, lo spiegava già a fine Ottocento Oscar Wilde ‘un tempo di mettevano alla ruota, adesso ti mettono sulla rotativa’». Il paradosso, insomma, è che nonostante in tv e sui media in generale si parli liberamente degli omosessuali i quali sono anche protagonisti del mondo dello spettacolo e dell’informazione accade che «la libertà concessa ai gay è fatta di un miscuglio di banalizzazione e riduzionismo: li si lascia essere quel che si è sempre pensato che fossero, a patto di farne una specie di video-gioco per il tempo libero, senza rilevanza per l’interesse generale».
(ANSA – )

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