Dalla rassegna stampa Cinema

La carica degli emergenti: noi registi autoprodotti

…Mariano Lamberti, 46enne di Pompei, sta cercando i fondi per girare Bandiera rosa , ispirato alla figura dell’icona del movimento gay italiano Mario Mieli…

«Le idee invecchiano, i film vanno girati subito» «Anche i film invecchiano, vanno girati al momento giusto».

Si chiamano Costanza Quatriglio, Alessio Cremonini, Elisa Amoruso, Edoardo Natoli, Giacomo Cimini, Mariano Lamberti. Hanno tra i 30 e i 40 anni. Più che l’età, ciò che li accomuna è la capacità di trovare i mezzi per realizzare film e progetti fuori dai canoni. Sempre meno disposti a sottostare a un sistema che, complice la crisi — ma non solo — rischia di tenerli all’infinito in stand by . Con sceneggiature in attesa di finanziamenti, promesse di sostegni, impedimenti burocratici e non. E storie che, inesorabilmente, scadono.
«Il nostro mestiere è misurarci con il presente e, invece, rischiamo di essere sempre in ritardo. In Italia ci si accorge delle cose quando sono già esplose», riflette Costanza Quatriglio, 40 anni. Il suo Con il fiato sospeso ha rischiato di rimanere impigliato in quel meccanismo. «Mi sono imbattuta nella storia nel 2008, quando sono stati messi i sigilli al laboratorio di chimica della facoltà di Scienze Farmaceutiche dell’università di Catania dove lavorava Emanuele Patanè. Ho letto il suo diario e ho deciso che ne avrei fatto un film». Quella di un giovane ricercatore di talento (nel film una donna, Alba Rohrwacher) morto di cancro al polmone poche settimane dopo aver redatto un memoriale denso di accuse su quanto accadeva nei laboratori del suo dipartimento.
Ci ha messo quasi cinque anni la regista palermitana, i suoi soldi, la disponibilità degli attori e di collaboratori come la direttrice della fotografia Sabrina Varani e il musicista Paolo Buonvino a lavorare gratis. Ne è uscito un film unico, a partire dalla durata: 35 minuti. Un’opera di finzione con un legame fortissimo con la realtà. Un caso che ha avuto grande risalto all’ultimo festival di Venezia e che il pubblico vedrà martedì prossimo su Rai3, dopo Ballarò . «Ne sono felice, quando ho iniziato a girare con Alba ancora non ero certa che avremmo fatto il film. Volevo che il personaggio di Stella, la sua battaglia di giustizia, non restasse sulla carta».
Autarchica per necessità e non per scelta anche la romana Elisa Amoruso, classe 1983, Menzione d’onore al festival di Roma con il suo documentario Fuoristrada , cronaca dell’amore tra il meccanico e campione di rally Pino Della Penne diventata, grazie agli ormoni, Beatrice, e la donna dei suoi sogni, la badante romena Marianna Dadiloveanu. Autoprodotto insieme alla società di Alfredo Covelli dal nome programmatico, Meproducodasolo. «Portiamo in giro i nostri progetti, ci dicono di aspettare, che ci faranno sapere. Ma i film invecchiano. Il nostro motto è “Non ci fermiamo”. Speriamo che ci permettano di crescere» dice.
O come l’attore trentenne Edoardo Natoli che il suo piccolo grande film di animazione Secchi (Premio alla creatività alla mostra di Venezia) lo ha girato nel salotto della madre. O Alessio Cremonini, romano, 40 anni, (già cosceneggiatore di Private di Saverio Costanzo) che per Border, storia di due sorelle ventenni in fuga dalla tragedia siriana, complice il produttore Francesco Melzi d’Eril, non ha chiesto sostegno pubblico. Anche questo non è passato inosservato ai festival. Toronto e Roma.
Alcuni si fanno finanziare da persone comuni, attraverso piattaforme di crowdfunding in rete. Come, ad esempio, Giacomo Cimini (36 anni) per il suo corto di fantascienza The Nostalgic . Nello stesso modo Mariano Lamberti, 46enne di Pompei, sta cercando i fondi per girare Bandiera rosa , ispirato alla figura dell’icona del movimento gay italiano Mario Mieli. «Serve più coraggio. Troppi film non trovano finanziamenti non solo per la crisi ma anche per autocensura. Certi temi fanno paura, si preferisce andare sul sicuro» dice Costanza Quatriglio. «Non aspettiamo che il presente diventi passato».
Stefania Ulivi

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