Dalla rassegna stampa Cinema

MARIO MIELI - Crowdfounding per un film

Mariano Lamberti e il suo progetto «Bandiera rosa»

«Mario Mieli fu il rampollo di una famiglia borghese ed ebrea che, rispetto alla appariscente diversità del giovane, scelse la via della repressione più dura e disperata. Nonostante la reclusione forzata all’interno di un istituto psichiatrico, Mieli rispose con un comportamento severo ed intransigente, abbracciò il marxismo ed esternò coraggiosamente i vessilli visibili del proprio disagio invisibile. Si vestì da donna, si chiamò travestito, fondò Fuori e si battè per i diritti di tutti». Così il Circolo di cultura omosessuale che dal 1983 porta il suo nome descrive uno dei personaggi più straordinari della seconda metà del Novecento italiano, morto suicida a 31 anni il 12 marzo del 1983, senza lasciare spiegazioni.
Un uomo «che riuscì a coniugare Marx e Freud, a dichiararsi comunista e a mettere in crisi l’ortodossia molto machista del partito», dice il regista Mariano Lamberti (Good as you ) che sta lavorando a un film in sua memoria, tratto dalla sceneggiatura pubblicata nel 2010 scritta insieme Riccardo Pechini. Bandiera rosa , s’intitola, «è la storia di un ragazzo napoletano di Sant’Antimo, etero, che all’inizio degli anni Settanta va a Londra a cercare un cugino e si trova a vivere in una comune dove incontra Mario Mieli». Un maestro sui generis da cui riceve, spiega il regista «un’educazione sentimentale e poetica».
Alla figura di Mario Mieli, Lamberti si dedica da tempo. «Sono anni che lo studio. Ho conosciuto gli amici, personaggi incredibili che dopo la sua morte diventarono le vedove di Mieli. Era un cane sciolto, un vero figlio degli anni Settanta che fece della pratica della libertà e della provocazione una ragione di vita. Si batteva per i diritti di tutti andando contro ogni regola con clamorosi eccessi. Un’icona del movimento omosessuale, una sorta di Harvey Milk italiano. Un grande intellettuale che teorizzava le cose e le provava su di sé, più studiato e omaggiato all’estero che da noi». Il suo Elementi di critica omosessuale pubblicato da Einaudi nel 1977, rielaborazione della sua tesi di laurea in Filosofia morale, resta, a distanza di anni, il saggio teorico più importante prodotto nell’ambito del movimento gay italiano.
Non ebbe vita facile, Mieli. «La sua famiglia, altoborghesi del comasco, lo ripudiò». In un momento in cui l’ortodossia anche a sinistra regnava sovrana lui propagandava il suo «gaio comunismo» a suon di slogan irriverenti: «Lotta dura / contro natura».
Lamberti sta ancora cercando i fondi per realizzare la sua storia. «È sempre più difficile in Italia trovare il modo di fare film. Per questo ho deciso di lanciare un crowdfounding , una raccolta pubblica di donazioni». Lo fa attraverso un sito (www.indiegogo.com/projects/bandiera-rosa/x/5316136) che contiene il promo del film e un video girato con il sostegno dell’attore Marcello Cesena, dal titolo The Producer . «È un amico, si è prestato in modo assai generoso. Lui fa la parte del produttore cialtrone, il serial killer di ogni ispirazione artistica, io mi sono improvvisato attore nei panni di me stesso mentre provo a convincerlo a finanziare il film. Gli racconto la trama e lui rilancia proponendo improbabili soluzioni». Tipo trasferire la storia da Londra a Policoro, chiamando per interpretare i protagonisti, ventenni, Raoul Bova e Sabrina Ferilli.
C’è tempo fino a metà gennaio per dare un aiuto. «Basta anche una quota simbolica, un euro. Siamo ottimisti. Tutte le associazioni ci stanno sostenendo».

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