Dalla rassegna stampa Libri

Greta, la donna che visse tre volte

Amori, dolori, tradimenti avanti e indietro nel ’900: il talento di Andrew Sean Greer

È possibile rinascere tre volte in tre epoche diverse — e non molto lontane fra di loro — della vita, essendo la stessa donna? È possibile amare lo stesso uomo tre volte? È possibile che i morti ritornino? Sì, è possibile.
Siamo a New York, nel 1985. Colpita al cuore dalla scomparsa del fratello gemello Felix, per non precipitare negli abissi della tristezza, Greta Wells segue i consigli di un medico, il dottor Cerletti, e si sottopone a una terapia di elettroshock. Quello che le capita, è di rinascere nel 1918, poi nel 1941, infine nel 1985. Con lei, muoiono, o rinascono, si rincontrano i personaggi della sua vita di quarantenne: Felix, lo abbiamo detto, il fratello omosessuale al quale è legata più di ogni altra persona al mondo; il compagno Nathan, medico anch’egli; l’amante di Felix, Alan; la zia Ruth; il giovane Leo, attore, al quale si donerà e dalla quale avrà un figlio.
Siamo, in ciascuna delle tre epoche, sempre a New York: la New York che nel 1918 ha ancora nelle strade le carrozze, aspetta il ritorno dei soldati dall’Europa e ha gli ospedali carichi di malati che muoiono per una epidemia di influenza; la New York del 1941, con il vento che corre fra i grattacieli, la Oak Room del Plaza ancora affollata di banchieri coi loro Martini, e i militari incoscienti, e innocenti, che sul ponte della Trentatreesima, allegri, fanno la corte alle ragazze in attesa del treno che li condurrà non a delle nuvole d’oro, bensì a un’altra carneficina; la New York del 1985 con le sue cisterne dell’acqua sui brownstones del Village, i rumori del clacson, quei vapori che sempre si innalzano dai tombini, e la luce incredibile del cielo.
Questo, in poche righe, il quadro (che occorreva tracciare preliminarmente a costo di apparire sbrigativi) dell’ultimo romanzo di Andrew Sean Greer, Le vite impossibili di Greta Wells (Bompiani). È il romanzo meraviglioso — straordinario per invenzione, stile, virtuosismo letterario, e capacità di coinvolgere il lettore in una emozione e in un amore profondi — di quello che forse è il maggior scrittore americano vivente.
Ora, occorre fare un altro piccolo passo indietro. Chi è Greta Wells? È una donna attorno ai quarant’anni, che scopre il tradimento del compagno, Nathan: il medico impassibile che ha la fragilità di un bambino e sarà torturato (nella sua rinascita) dal dolore per essere stato a sua volta tradito. La donna che tradisce l’uomo che torna dalla guerra (Nathan) e adesso la ama, con un ragazzo più giovane di lei (Leo) , cresciuto nel Massachusetts. La donna che (come le dice la zia Ruth: abita al piano di sopra, a Patchin Place, nel Village) vorrebbe sempre sostituirsi agli altri, essere letteralmente negli altri, in tutti, non solo in suo fratello Felix, per portare soccorso alle anime che altrimenti precipitano nell’abisso della tristezza. La Greta, infine, che congiunge le sue tre Grete, le sue tre incarnazioni, in una figura femminile indimenticabile: nella quale convivono la fedeltà e l’adulterio, la maternità e il ventre muto, l’inquietudine e la speranza, il dolore e la gioia, destinata a non conoscere i confini dell’amore, ma solo quelli spietati del mondo e delle proprie incertezze.
«Come si definisce il tempo quando non ci siamo? I vuoti temporali? E infine: chi siamo quando non siamo noi stessi», si domanda assai presto, a pagina 27, Greta. In realtà, Le vite impossibili di Greta Wells è un grande romanzo sul tempo. Il «tempo» di Greer non è però il consolante tempo proustiano della memoria che congiunge il tempo. No, il tempo che domina il romanzo di Greer (costituito dal suo andare e venire nel passato, nel presente e nel futuro, guardando ogni volta il presente dal passato, il passato dal futuro, e il futuro dal passato, in un turbine che a poco a poco confonde ogni limite del tempo, e consente ogni tipo di trasmigrazione delle epoche e dei personaggi), non ha nulla di consolante: è una prigione. Ma perché è una prigione? È una prigione perché, nel suo avvolgersi tra passato, futuro e presente, esclude l’istante senza passato e senza futuro. Quello, potrebbe essere l’istante miracoloso che ci libera dal passato e dal futuro e diventa eterno presente. È il Paradiso? Sì, forse è il Paradiso. Greta si interroga spesso sul Paradiso: sulla possibilità che esista un luogo nel quale tutte le brutture del mondo scompaiono e noi possiamo amare chi dovevamo veramente amare. E però questo paradiso è irraggiungibile, o sfugge, o ci illude: come illude i ragazzi con le divise militari stirate, che sul ponte della Trentatreesima vanno incontro al loro atroce destino.
Greta, dunque, rimane in questo mondo: è condannata a rimanere in questo mondo «in cui le preghiere non vengono esaudite, né le cose compensate, ma dove punizioni e premi vengono affibbiati a caso da un re pazzo e ebbro». Rimane e va, come una vera prigioniera, avanti e indietro. Apre la porta in Patchin Place e, disperata, va a vedere la casa non lontana nella quale in quel momento Nathan la sta tradendo. Va con Leo nella stanzetta piena di panni stesi del 1918, lo bacia e lo accarezza con la naturalezza «da signora del ventesimo secolo» per scoprire che — lui: il ragazzo — è vergine. Sta in casa e si sfrega i piedi «nel gesto un po’ perso delle donne che si levano i tacchi a fine giornata». Si risveglia e apre la porta a Nathan che torna dall’Europa. Corre in prigione dal fratello gemello arrestato per atti osceni in un bar frequentato da omosessuali. Si addormenta e si risveglia in un altro mondo sapendo cose terribili che altri forzatamente ignorano e conosce solo lei: la prigioniera del tempo. Vorrebbe abortire, e non lo fa. Si ammala e vorrebbe morire, e non muore . Passeggia nel Village con la fierezza di una donna sposata, ancora poco abituata ai reggicalze e a una biancheria che non conosce. Organizza la festa mascherata per Felix, dopo un anno che è morto. Va al funerale gay, pieno di fiori, di Alan, l’uomo che ha amato Felix, e dovrà certamente ricomparire. Torna a casa ancora. Ricomincia la sua vita di ogni giorno — e noi non sappiamo più qual è, dov’è questo giorno. Si affaccia alla finestra. E vede che su New York cadono i primi fiocchi di neve.

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