Dalla rassegna stampa Personaggi

La Francia celebra Cocteau

Tra le figure più in vista dell’avanguardia parigina degli anni Venti, amico degli artisti, da Satie, a Picasso, Apollinaire e Modigliani, intellettuale eclettico e multiforme che ha segnato un’epoca con le sue opere che abbracciano tutti i campi dell’arte, dal disegno alla musica, dal cinema …

La Francia celebra Jean Cocteau per il 50° anniversario della morte, l’11 ottobre 1963, colpito da un infarto nella sua casa a Milly-La-Foret, a nord di Parigi, proprio mentre stava scrivendo l’elogio funebre della cantante e cara amica, Edith Piaf, che si è spenta solo qualche ora prima di lui (questa coincidenza legherà i loro destini per l’eternità). Artista versatile e originale, conquistò il plauso internazionale, in particolare, con il suo romanzo «I ragazzi terribili» (1929), la rappresentazione teatrale «La voce umana» (1930) e il film «La bella e la bestia» del 1946.
Tra le varie iniziative d’Oltralpe, ritorna in sala, la versione restaurata di questo film culto, mentre un remake di Christophe Gans è previsto per il prossimo febbraio con Vincent Cassel e Lea Seydoux (protagonista del controverso «La vie d’Adele» di Abdellatif Kechiche, Palma d’oro a Cannes).
Alla Cinematheque francaise di Parigi si è appena aperta una retrospettiva dell’opera di Cocteau, attore, regista e sceneggiatore (in programma fino al 22 novembre) – si ricordano tra gli altri, «I cavalieri della tavola rotonda» (1937), «L’Aquila a due teste» (1947), «Orfeo» (1950) e ‘«Il testamento di Orfeo» (1960) – oltre a una mostra (in programma fino al 9 febbraio) con manifesti, sceneggiature, lettere autografe, disegni, fotografie e costumi di scena.
«Opium», nei cinema di Francia già dal 2 ottobre, è il titolo del film realizzato da Arielle Dombasle, la moglie del filosofo francese Bernard-Henri Levy, un libero adattamento del diario tenuto da Cocteau durante il suo soggiorno in una clinica per la disintossicazione dall’oppio negli anni Trenta. Racconta la lotta contro questa dipendenza e la storia d’amore tra l’artista dandy (apertamente gay sebbene abbia avuto brevi e complicate relazioni con donne) e lo scrittore Raymond Radiguet.
La scrittrice Dominique Marny pubblica una biografia del suo pro-zio dal titolo «Jean Cocteau ou le roman d’un funambule», in cui dipinge l’artista sotto una nuova luce: non l’uomo mondano delle riviste ma un «essere grave», un depresso cronico che solo per educazione mostrava in pubblico «un’apparente leggerezza». Nel libro «Proust contro Cocteau», Claude Arnaud esplora invece la storica rivalità fra i due personaggi. Il Museo delle lettere e dei manoscritti di Parigi dedica al maestro l’esposizione «Jean Cocteau le magnfique – Les miroirs d’un poète» (da domani al 23 febbraio), con 150 manoscritti e lettere autografe, opere illustrate, edizioni originali, disegni. Tra i pezzi forti l’unica sceneggiatura manoscritta de «La bella e la bestia». Sempre nella capitale, nel municipio del XVI arrondissement, c’è la mostra «Cocteau par Cocteau» che presenta alcuni autoritratti dell’artista realizzati nel 1924 a Villefranche, nel sud della Francia, su commissione dell’editore Edouard Champion, oltre a opere della collezione Carole Weisweiller tra cui il famoso ritratto di Picasso realizzato da Cocteau.

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