Dalla rassegna stampa

La banda dei ragazzini violenti che filmava le botte a gay e senzatetto

Sedici minorenni sono stati fermati. In lacrime davanti alla polizia

MILANO — I bravi ragazzi di via Creta lanciavano sfide. «Dite a Quarto Oggiaro che quelli di via Creta sono arrivati fin qua. Li aspettiamo…». Uno di loro lo urlava nella movida dell’Arco della Pace mentre la sera del 24 maggio scorso in venti pestavano a sangue un clochard. E poi pestavano anche un ragazzo che aveva solo tentato di difendere quell’uomo. Giovani violenti che, come ha scritto il gip del Tribunale dei minori, «non hanno la benché minima adesione allo Stato». Una gang di quartiere cresciuta in una strada senza uscita e circondata da casermoni popolari alla periferia Ovest della città, una banda di minorenni tutti residenti in via Creta. Venti ragazzi custoditi come piccoli boss dall’omertà dei loro coetanei. Protetti e temuti dalle loro vittime che, spesso, neppure hanno denunciato.
Sono quattro i ragazzi arrestati dagli agenti del commissariato Lorenteggio, dodici quelli denunciati. Una volta davanti agli inquirenti sono scoppiati in lacrime. Una decina i casi venuti alla luce: il 25 ottobre 2012 un ragazzo di 17 anni finisce al pronto soccorso con una frattura al volto; il 15 gennaio uno studente ebreo viene massacrato in strada, l’aggressione finisce su Facebook con tanto di insulti razziali; il 17 gennaio un cinquantenne omosessuale viene aggredito davanti a casa e derubato di soldi e cellulare; meno di un mese dopo lo colpiscono a bastonate mentre va al supermercato, lo riempiono di insulti omofobi: per tre mesi in preda al terrore non uscirà più di casa; il 24 maggio la doppia aggressione all’Arco della Pace. Quattro giorni dopo fuori da un kebab tocca a tre eritrei. Hanno un gruppo rap, una casa discografica gli ha offerto un contratto. La gang agisce per gelosia. Uno viene colpito con i caschi sul viso: i medici dovranno operarlo per ricostruirgli orbita oculare e mascella. Gli altri due si rifugiano in una farmacia. Dalla confessione di una delle vittime sbuca un’altra aggressione, questa volta a Corsico, alle porte di Milano: un uomo ha perso un occhio, è stato in coma per tre giorni. Le indagini sono ancora in corso. Ma gli investigatori, guidati dal vice questore Luca Gazzilli e dalla sua vice Debora Luzzi, lanciano un appello a chi finora non ha denunciato: «Venite in commissariato, ogni elemento sarà utile».
Dei quattro arrestati soltanto uno è maggiorenne: Pierre Lorenzo Lablache, originario delle Seychelles, all’epoca delle aggressioni aveva 17 anni. A guidare la gang due fratelli gemelli, L. L. e Y. L., sono i «capi carismatici del gruppo», come li ha definiti il pm dei Minori Anna Maria Fiorillo (lo stesso magistrato che ha seguito la vicenda dell’affidamento di Ruby). Ragazzi difficili e problematici. «Lavoro dodici ore al giorno. Mio figlio dorme due ore per notte, il resto del tempo è in strada…», ha detto in lacrime la mamma di uno degli arrestati.
In mezzo ci sono storie di abbandono scolastico, di crisi familiari e di un quartiere, quello che sorge lungo via delle Forze Armate, dove alcune zone restano enclave della malavita. La banda «controllava» solo via Creta, le strade vicine (via Nikolajewka, via Mar Nero) sono terra di spaccio con vedette ai balconi. Per questo la banda sceglieva vittime «facili» e indifese: studenti, anziani, disabili e omosessuali. Dopo la sfida lanciata all’Arco della Pace («Ditelo a quelli di Quarto Oggiaro…») in via Creta si sono presentati una quarantina di ragazzi di un altro quartiere difficile, la Barona, periferia Sud-Ovest. Hanno massacrato il primo ragazzino sceso da casa. Lui con questa storia da Arancia meccanica non c’entrava niente. Dal profilo di uno dei capi della banda è partito un nuovo messaggio: «Siete venuti in quaranta. Appena vi becchiamo in giro vi gonfiamo e stavolta ditecelo quando venite perché noi non siamo a casa alle cinque del pomeriggio» .

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da La Repubblica

La baby gang che pestava gay ed ebrei

Milano, sgominata banda di minorenni. Disabile omosessuale costretto anascondersi in casa per mesi

MASSIMO PISA

MILANO – — Piangevano pure, il piccolo Drugo e il suo gemello, quando i poliziotti sono arrivati a bussare all’uscio. Non li aspettavano, sicuri che il terrore che avevano seminato nel quartiere a colpi di mazza e di casco bastasse a comprare il silenzio. E mai avevano intuito che quelle rapine, quei pestaggi, quella caccia al debole — gay, nero, ebreo, clochard o ragazzino che fosse — che avevano scatenato a Baggio, periferia ovest di Milano estrema in tutti i sensi, valesse quelle parole su carta intestata del Tribunale dei minori: ordinanza di custodia cautelare, per loro due fratelli e per altri due della banda, come si fa coi boss veri. Perché, spiega il gip nel provvedimento, «l’adesione ai valori dello Stato non è nemmeno immaginabile nei soggetti in questione». E il contesto familiare dei quattro, particolarmente difficile, sconsigliava perfino i domiciliari.
Dieci le rapine e i pestaggi documentati, la polizia ne sospetta molti di più. Aveva un altro codice la gang di via Creta, documentato dalle indagini del commissariato Lorenteggio coordinate dal pm Annamaria Fiorillo, la stessa della celebre notte di Ruby Rubacuori in questura. Altri valori quando perseguitavano Piero (nome di fantasia), 52enne noto gay del quartiere, invalido al 70%, inseguito e punito per il suo aspetto perfino quando andava al supermarket a fare la spesa, talmente terrorizzato da non farsi mai refertare all’ospedale, da aprire agli agenti che aveva chiamato solo dopo aver visto il tesserino passato sotto la porta di casa: era il 17 gennaio scorso, ci vollero sei giorni per ottenere una sua firma su una denuncia, dieci giorni dopo la banda lo massacrò in strada a colpi di bastone sulla nuca. A mani nude, invece, i 17enni gemelli si erano accaniti su un 16enne studente di un istituto tecnico, reo di aver guardato per un secondo di troppo la fidanzata di uno del clan: e siccome era ebreo, andarono pure a insozzargli la bacheca su Facebook.
Lo scorso maggio, nuovo salto di qualità, sempre sul filo del razzismo, come le foto (c’è quella di Samuel Eto’o che vende rose, tra le altre) postate sui propri profili. Caccia al nero, stavolta tre minori eritrei, così in gamba con l’hip hop e con i video postati su youtube da strappare già un contratto con Sony e Tanta Roba. Il primo raid all’1 di notte, davanti a un kebab, il più conciato tra le vittime dovette farsi mettere una placca sullo zigomo fratturato. Tre giorni dopo, tentativo di pogrom contro gli altri due, avvistati nei pressi di una farmacia: dovettero rifugiarsi nello sgabuzzino, tra aspirine e maalox, mentre i capi della gag facevano irruzione con le mazze tra i clienti, e lì rimasero barricati fino all’arrivo della volante e al fuggi fuggi. Si sentivano talmente potenti che una sera sconfinarono fino all’Arco della Pace, una delle piazze della movida milanese. Prima a picchiare un senzatetto, poi i due ragazzi con aperitivo in mano che li avevano sgridati, fino a urlare trionfanti: Fate girare la voce, Baggio è arrivato all’Arco della Pace, e Quarto Oggiaro (altra periferia difficile, ndr) ci fa una sega!».

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da Il Secolo XIX

Gay e disabile vessato dalla baby gang

Sgominata dalla polizia a Milano una baby-gang responsabile di decine di aggressioni Sgominata dalla polizia a Milano una baby-gang responsabile di decine di aggressioni

Milano – Un disabile 50enne, a Milano, era quotidianamente vessato da una baby gang perché dichiaratamente gay. L’uomo subiva insulti dalle finestre del suo condominio, botte, rapine. Per mesi non è nemmeno uscito di casa, fino a quando la polizia non l’ha rassicurato. La gang, sgominata oggi, ha aggredito anche un ragazzino ebreo e un clochard.

Due dei capi della baby gang abitavano proprio nel palazzone popolare nella periferia sud di Milano, dove viveva anche l’uomo disabile. Insulti omofobi (gridati al suo indirizzo anche dalle finestre del condominio) e schiaffi erano quasi all’ordine del giorno, e in due occasioni è stato anche picchiato a sangue e rapinato: la sua “colpa” era quella di mantenere sembianze il più possibile femminili e di non nascondere le sue tendenze sessuali.

La polizia, che ha eseguito quattro arresti, tre a carico di altrettanti minorenni e una nei confronti di un 18enne, alla fine è riuscita a convincerlo a denunciare gli episodi più gravi. Dalla prima aggressione, avvenuta il 17 gennaio scorso, si era chiuso in casa rifiutandosi di uscire. I pasti glieli portavano a domicilio gli assistenti sociali, che lo seguivano in quanto disabile.

Perfino la polizia, per farsi aprire la porta, ha dovuto passare i documenti sotto la porta. Il 2 febbraio è stato bastonato mentre andava al supermercato dopo essere stato insultato perché «frocio».

L’uomo era così spaventato che, in quell’occasione, ha acconsentito a farsi accompagnare dal 118 al pronto soccorso solo dietro l’assicurazione di essere scortato dagli agenti: temeva, infatti, che i teppisti, ormai erano diventati il suo incubo, si materializzassero anche lì. Alla fine, solo dopo essersi reso conto che la polizia era determinata ad arrestare i componenti della gang ha ricominciato, con molta circospezione, a condurre una vita normale.

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Comunicato stampa Arcigay

OMOFOBIA, PESTAGGIO A ROMA E BABY GANG A MILANO. ROMANI (ARCIGAY): “DALLA POLITICA SOLO ARMI SPUNTATE CONTRO VIOLENZA E DISCRIMINAZIONI”.

Bologna, 1 ottobre 2013 – “A Roma un ragazzo pestato a sangue alla fermata della metro da una testa rasata solo perché gay; a Milano un disabile omosessuale vessato, picchiato, insultato e rapinato per mesi da una baby gang, da oggi non più a piede libero, che l’ha costretto a vivere recluso in casa. C’è un allarme violenza altissimo oggi nel nostro Paese ma la politica si rifiuta di studiarne l’origine”: è la denuncia del presidente di Arcigay, Flavio Romani, a commento dei due fatti di violenza omofobica riportati in questi giorni sulla stampa. “Sui crimini d’odio – prosegue Romani – riceviamo dalla politica solo armi spuntate, un dibattito (prima ancora che una legge) che legittima più di quanto riesca, nei fatti, a sanzionare. C’è troppo ambiguità nel discorso sulle discriminazioni, troppo possibilismo, troppa voglia di giustificare quelle condotte come l’esercizio di una libertà. Non basta sanzionare la violenza a posteriori – attacca il presidente di Arcigay – se poi dall’altra parte si preservano gli ambienti in cui quella violenza, nel pensiero, viene coltivata, al sicuro non solo dalla legge ma perfino dal dibattito pubblico. Nessuna sanzione, per quanto severa, può funzionare da deterrente se non si è scalfita culturalmente la presunzione dei violenti di essere nel giusto. Chi oggi non affronta la radice del problema – conclude Romani – quella violenza la sta tutelando”.

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