Dalla rassegna stampa

DAI LETTORI - La proposta. A Capri un centro studi sulle lotte dei gay.

Villa Fersen, acquistata anni fa dal Comune di Capri per impedire che fosse, come tante altre ville storiche, ristrutturata e trasformata in un condominio, sarebbe secondo me la sede ideale.

Caro direttore, mi permetta di aggiungere un breve commento all’ottimo articolo di Eduardo Savarerese intitolato «Il D-gay sull’Isola Azzurra» apparso ieri sul Corriere del Mezzogiorno. Gli uomini (e le donne) hanno, grazie alla loro sensibilità, la capacità di convertire in affetto l’amicizia. Talvolta l’affetto tra persone dello stesso sesso può trasformarsi in amore. Non c’è niente di male. Non dobbiamo sorprenderci che l’amore possa assumere forme di omoerotismo. Il fenomeno, lo sappiamo, non appariva scandaloso agli antichi greci. E ancor meno sembrava tale ai romani. Platone, Omero e Virgilio, tanto per fare alcuni nomi, scrissero sull’argomento versi e pagine che continuano ad affascinarci. Purtroppo per secoli, dopo la caduta del paganesimo e l’avvento del cristianesimo, l’omosessualità fu invece considerata una perversione, punibile talvolta con la pena di morte. Ricordo che parecchi anni fa, quand’ero ragazzo, se ne parlava come d’una malattia congenita e vergognosa. Conosco casi di giovani omosessuali napoletani mandati dai genitori a vivere all’estero. O curati con la psicoterapia o l’elettroshock. Per non parlare delle migliaia di omosessuali tedeschi marcati col triangolo rosa e sterminati nei campi di concentramento nazisti. Oggi le cose fortunatamente sono cambiate. Ma noi abbiamo il dovere di far sì che questa lunga storia di sofferenze e persecuzioni non venga dimenticata. Il «Capri Rainbow» mi offre ora l’occasione per lanciare un’idea alla quale penso da tempo. Mi piacerebbe se nell’isola di Capri, la quale deve gran parte della propria iniziale fortuna ai tanti omosessuali — intellettuali, artisti, uomini di cultura — che vi trovarono rifugio nei momenti difficili (e furono accolti fraternamente dalla popolazione locale), sorgesse il primo centro mondiale di studi e documentazione sulle lotte per i diritti degli omosessuali. La Villa Fersen, acquistata anni fa dal Comune di Capri per impedire che fosse, come tante altre ville storiche, ristrutturata e trasformata in un condominio, sarebbe secondo me la sede ideale. La villa è attualmente poco visitata. Gli introiti dei biglietti d’ingresso non bastano a coprire le spese per la gestione e la manutenzione. Sono sicuro che la sua capacità d’attrazione crescerebbe enormemente se fosse trasformata in un casa-museo dotata di archivi, biblioteca e sala convegni. Sto pensando al modello della villa San Michele d’Anacapri. Sarei grato agli organizzatori del «D-gay» se ci facessero conoscere la loro opinione. Sarebbe possibile trovare uno o più mecenati, disposti a mettere a disposizione i fondi per la trasformazione? Potrebbero essi stessi occuparsi della gestione? Quanto al Comune di Capri, potrebbe incoraggiarli manifestando in linea di massima un parere positivo. I vantaggi turistico-culturali derivanti da un’iniziativa giusta e con probabili benefiche ricadute sull’economia caprese, paiono evidenti. In ogni caso, se le risposte mi faranno scoprire che ho sognato, otterrò comunque un risultato. Andrò al banco lotto e mi giocherò i numeri del sogno.


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