Dalla rassegna stampa

Cultura Estate Capri, è il D-gay . Nell'isola azzurra quattro giorni dedicati al turismo omosessuale .

Da oggi a lunedì Capri si colora di arcobaleno. Il «Capri Rainbow» è infatti l’evento che animerà l’isola per i prossimi giorni.

Ecco come evitare cliché e ghettizzazioni. Da oggi a lunedì Capri si colora di arcobaleno. Il «Capri Rainbow» è infatti l’evento che animerà l’isola per i prossimi giorni, coinvolgendo strutture alberghiere, di ristorazione ed intrattenimento per testare prospettive e capacità di un turismo specificamente gay sopra l’isola. Questa la sintesi esplicativa delle ragioni del ricco programma di iniziative che vede coinvolti anche giornalisti e uomini di spettacolo come Alessandro Cecchi Paone, oltre a cantanti, poeti ed attori (il programma è consultabile su www.caprirainbow.it).
Immagino, a questo punto, le due possibili reazioni: 1) ma che bella la prospettiva di un turismo omosessuale a Capri! oppure 2) ma che senso ha parlare di turismo gay come qualcosa di diverso (e forse ghettizzante) rispetto al turismo tout court? Le due reazioni (che, mi pare, ritrovo anche nel dibattito così acceso sulla introduzione della aggravante omofobica…) contengono entrambe un nucleo di verità. E vale la pena allora trarne, piuttosto che un’antitesi distonica, una possibile armonia antifonica di idee. Confesso che, quale oriundo di Vico Equense, conosco poco Capri, e poco mi ha attirato fino ad un tempo più recente, nel quale sento come un richiamo sempre più forte, risvegliato in me da una miscellanea di incontri sulla carta (con il La Capria di Ferito a morte) o in carne ed ossa (amici, talvolta illustri, che dall’isola hanno tratto linfa ed ispirazione). Perché la bellezza, se sturi le orecchie e spalanchi gli occhi e ti protendi verso la vita, lancia la sua chiamata alle armi prima o poi. E Capri è Bellezza. Sicché sembra discenderne, secondo consueti cliché, la vocazione dell’isola ad ospitare quella speciale categoria di creature ossessionate dal bello con un narcisismo a vocazioni alterne (ora tragico, ora grottesco, talvolta glamour, talaltra sornione, dannatamente solitario, sempre): gli omosessuali, per l’appunto. D’altra parte, il sangue germanico di Krupp si è riscaldato qui, tra grotte artistiche create apposta per ospitare giovani aitanti, ciò che destò il noto scandalo e lo ampliò a macchia d’olio sino a provocare il suicidio del magnate intimo amico del Kaiser. La propaganda, quotidiano socialista, il 15 ottobre 1902 scriveva in merito alla vicenda degli amori gay di Krupp: «Quello che avviene da anni a Capri supera perfino la potenza della descrizione biblica su Sodoma e Gomorra. (…)Si sono costruite delle grotte artistiche, dei ritrovi di campagna, si sono stabiliti dei convegni in cui la gente si esercitava nelle più ributtanti turpitudini. I socii di tanto schifosa associazione avevano perfino un distintivo, una medaglia di riconoscimento! È cosa da inorridire!». Ma parlare di turismo gay a Capri più di cento anni dopo non può ridursi (come nostalgici reazionari vorrebbero rispetto alla condizione omosessuale nella sua interezza) ad affermare che, come sempre ci sono stati omosessuali in vacanza a Capri, sempre ce ne saranno, gente ricca, colta e dalla forte personalità, che non ha bisogno che gli si organizzi un turismo ad hoc per andarci e goderne la bellezza. Non credo basti. E qui sta il punto, e la bontà dell’idea che c’è dietro al Capri Rainbow. L’omosessualità, oggi, non è una condizione di privilegiata maledizione rimbaudiana. Riguarda una buona fetta di umanità che non declama Pasolini, non si eccita leggendo Il diario di Sintra, non elucubra su Proust, ma ragionevolmente ambisce a poter esprimere la propria affettività e sessualità. «Esprimere»: da ex premere, e cioè uscir fuori premendo. Stare in pubblico, tenere comportamenti percepibili dal mondo esterno. In questa ragionevole e tutto sommato innocua ambizione risiede anche il (consumistico, borghesissimo ma … normalissimo) desiderio di relax in vacanza. E il divertimento significa anche incontrare persone come te, per riderci, palarci, litigarci e farci sesso o addirittura per innamorarsi. Sullo sfondo della bellezza. Il che rende praticamente sacro l’amore incontrato. Un gay, sempre ragionevolmente, desidererà quindi sapere se una destinazione vacanziera sia o meno nelle sue corde, in base ad una domanda molto semplice: potrò «ex-primermi»? O mi guarderanno come uno uscito in kimono a fare la spesa? Ed esprimersi è più facile se intorno c’è qualcuno che parla la mia stessa lingua. Esprimersi, però, è ancora più bello quando, accanto a coloro che parlano la mia stessa lingua, vi sono altri che non la comprendono, eppure si attrezzano per capirla (il fantastico mondo dell’eterossesualità …). Se questo è un valore (esprimersi, cioè venir fuori in un contesto che accoglie con rilassatezza la tua lingua), il turismo gay va promosso in Campania, come è accaduto nell’ultimo decennio in Puglia, variando l’offerta e rendendola evidente. Senza creare recinti per strane ed esotiche creature. Anzi, incitando mescolanze perché, citando il Whitman che il sito del Capri Rainbow trascrive: «Sono vasto. Contengo Moltitudini». E chissà che mescolanza dopo mescolanza non ci parrà più superfluo o addirittura eticamente scorretto introdurre l’aggravante omofobica e riconoscere che due creature dello stesso sesso (benché assai esotiche) si sposino e adottino bambini abbandonati ed orfani. Concludo: quale oriundo vicano … auspico con urgenza, dopo il Capri Rainbow, un salutare Sorrento Rainbow!


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