Dalla rassegna stampa Personaggi

La svolta «seria» di Leo Gullotta con gli incubi di un intellettuale «Ma non rinnego il Bagaglino, difendo le mie gag tv»

…, è adombrato il problema dell’omosessualità anche per sfatare tanti luoghi comuni. Un problema che nella nostra società, ieri come oggi, è vissuto come un tabù. Siamo gli unici in Europa a combattere l’omofobia senza avere una legge che la condanni definitivamente…

ROMA — La notte del primo febbraio 1980, Romolo Valli usciva dal Teatro Eliseo dopo aver recitato Prima del silenzio di Giuseppe Patroni Griffi con la regia di Giorgio De Lullo. Rientrava a casa stanco, ma contento del successo dello spettacolo. Un tragico incidente sull’Appia Antica e poi più nulla.
Il prossimo 22 ottobre, su quello stesso palcoscenico, Leo Gullotta inaugura la stagione con quello stesso testo con la regia di Fabio Grossi. «Un omaggio a un grande attore e soprattutto a un incommensurabile autore, che è stato capace di leggere la contemporaneità con il binocolo — esordisce Gullotta — perché Patroni Griffi è stato in grado di riuscire a vedere molto lontano, scrivendo testi sia per il teatro, sia letterari e per il cinema, che hanno rivoluzionato il modo di proporre al pubblico le tematiche emergenti. Mi chiedo come mai uno scrittore di questo calibro, a neanche dieci anni dalla scomparsa, sia già archiviato e passato al dimenticatoio».
Prima del silenzio affronta una tematica attualissima: lo scontro generazionale tra vecchi e giovani. «Non sembra scritto oggi, ma domani!», commenta l’attore. In scena un uomo che ha superato la soglia dei 50 anni e un ragazzo che non ha ancora varcato quella dei 20: entrambi i personaggi sono, significativamente, senza nome. Il primo è un intellettuale in fuga dal suo mondo di apparenti certezze, la moglie, i figli, il lavoro… Il secondo è il simbolo di una «zingaresca libertà» alla ricerca di certezze e di stabilità. Tra i due un confronto senza esclusione di colpi, dove emergono gli incubi del primo e le ansie del secondo.
«Il “vecchio” rappresenta il passato — continua Gullotta — il “giovane” è il futuro. Il loro incontro-scontro dimostra l’impossibilità di una conciliazione tra le due posizioni. A un certo punto, il ragazzo dice “Voi parlate, parlate continuamente… Senza dare mai niente. Io non ho bisogno di parole, voglio vivere”».
Il vecchio tuttavia è legato al giovane da un ambiguo legame: amicizia, sesso, amore… «Sì, è adombrato il problema dell’omosessualità anche per sfatare tanti luoghi comuni. Un problema che nella nostra società, ieri come oggi, è vissuto come un tabù. Siamo gli unici in Europa a combattere l’omofobia senza avere una legge che la condanni definitivamente: la verità è che non si vuole cambiare, affermando, una volta per tutte, i diritti umani. Il testo di Patroni Griffi parla dei diritti delle persone».
Il testo, scritto nel 1979, fu pensato e dedicato a Valli: «Mi tremano i polsi a doverlo interpretare oggi — ammette Gullotta —, ma vivo questa esperienza come un simbolico passaggio del testimone. Quando Valli restò vittima del tragico incidente, ebbi la netta sensazione che si fosse conclusa un’epoca d’oro del teatro». E con questo nuovo impegno, Gullotta aggiunge un altro tassello alla sua carriera nella prosa. Un modo per prendere le distanze dai tempi del «Bagaglino»? Sbuffa: «Non devo prendere le distanze da niente. Con il “Bagaglino” abbiamo portato il cabaret in tv, e fu una lunga stagione di successi. Grazie a quell’esperienza sono entrato nelle case degli italiani e la ricordo come una splendida avventura, di cui non devo giustificarmi. Io faccio l’attore sia quando interpreto Shakespeare o Pirandello, sia quando creo una vignetta e la mia carriera è costellata di David di Donatello, Nastri d’argento… In questo paese — aggiunge stizzito — i pregiudizi non perdonano chi come me non appartiene alla “casta”».
Nello spettacolo del 1980, il giovane era interpretato da un Fabrizio Bentivoglio alle prime armi. Qui il ruolo è ricoperto da Eugenio Franceschini, un’altra promessa del teatro e del cinema. «Eugenio incarna l’essenza della giovinezza piena di curiosità, di dubbi, di voglia di capire e di crescere. Forse il suo personaggio è una proiezione delle fantasie dell’uomo maturo, forse è frutto della sua immaginazione, forse è egli stesso da giovane. E alla fine il ragazzo, nel contrasto insanabile con il “vecchio”, che resta aggrappato ai fantasmi del suo pass
ato, non potrà far altro che scappare urlandogli “tu non sei capace di trattenermi”». E il vecchio? Sospira Gullotta: «Lo dice il titolo della pièce: prima del silenzio… prima dell’ignoto, del buio eterno».

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