Dalla rassegna stampa Cinema

Venezia 70: Gerontophilia, la recensione

…. Le atmosfere di Gerontophilia si distaccano completamente da quelle cupe, morbose e cruente del precedente percorso di LaBruce, per sfociare nelle tinte tenui delle commedie romantiche più amate del cinema classico…

Lake ha diciott’anni e una fidanzata un po’ stralunata, Desirée. Ha da poco preso servizio in una clinica per anziani grazie all’intercessione di sua madre Marie, quarantenne immatura e dalla morale decisamente disinvolta. Sul posto di lavoro, Lake conosce Melvin, ex attore teatrale meticcio e, nel giro di qualche tempo, si ritrova perdutamente innamorato. Nulla di strano, se non fosse che Melvin ha ormai superato l’ottantina.

Questa la trama dell’ultimo lavoro di Bruce LaBruce, già controverso autore di Otto e soprattutto di L.A. Zombie, presentato a Locarno e fonte di polemiche per l’alto tasso di scene di sesso esplicito mixate allo splatter. Con queste premesse e una storia come quella di Lake e Melvin, ci si sarebbe potuti erroneamente aspettare un’ennesima disturbante provocazione del regista canadese.

E invece no. Le atmosfere di Gerontophilia si distaccano completamente da quelle cupe, morbose e cruente del precedente percorso di LaBruce, per sfociare nelle tinte tenui delle commedie romantiche più amate del cinema classico.

Una semplice storia d’amore, tanto semplice da sfociare, di tanto in tanto, nel semplicismo. Ma pur peccando di saltuaria superficialità, Gerontophilia ha l’indiscutibile, coraggioso merito di affrontare un tabù troppo spesso connotato come morboso o ridicolo, quello dell’amore tra persone con una forte differenza di età. E a chi gli chiede il perché, questa volta, dell’assenza di scene hard, LaBruce risponde dicendo che già la tematica del film, di per sé, era abbastanza provocatoria senza che si dovesse ricorrere ancora una volta al porno.

Un completo cambio di tono rispetto alla ridondanza trash dei lavori precedenti: non si può negare che questa mossa sia piuttosto azzeccata, e che LaBruce si sia assicurato, con Gerontophilia, una fetta di pubblico ben maggiore rispetto a quella che avrebbe potuto apprezzare una sua ennesima incursione nel mondo del porno-horror.

In conclusione, una mossa vincente: senza rinunciare agli elementi più tipici del suo cinema (l’insistita osservazione della carne, indagata in maniera quasi scientifica ma senza l’ingombrante pruriginosità di L.A. Zombie), LaBruce mette a segno un colpo che darà alla sua carriera una notevole dose di visibilità. Non resta che aspettare e vedere se la sua opera proseguirà in questa direzione più mainstream o se recuperà l’alto litraggio di sangue finto dei sui discutibili blood & gore movie.

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