Dalla rassegna stampa Cinema

I «Belli e dannati» secondo Van Sant

I classici dell’estate

Terzo film, nel 1991, sempre molto ambiguamente virile, di Gus Van Sant, passato dai film indie per pochi a prodotti più commestibili come Will Hunting , Da morire , Milk anche se sempre legati alla sua poetica di gay «confesso». Questa è la storia quasi pasoliniana, ma a Seattle, di due ragazzi di vita, Mike e Scott, il primo d’estrazione bassa, omosessuale e narcolettico, un bel bottino esistenziale; l’altro è invece il borghese fuori da cardini e margini, figlio del sindaco di Portland, che prima accompagna l’amico in cerca della madre e poi lo lascia, innamorato e perso, per una ragazza italiana che per di più si chiama anche Carmela, una giovanissima Chiara Caselli che gioca in trasferta.
Un originale road movie che contraddice l’origine raminga e macha del genere e trova un espediente nell’intelligente, inedita, parentela shakespeariana, rielaborando l’Enrico IV e proponendo un Falstaff alternativo, un folkloristico ladro, che plagia il bel rampollo prima che rientri nei ranghi dell’alta società. Tutto fuori dalle linee guida del cinema per bene per famiglie, Gus Van Sant ci tiene a farsi considerare per male: mostra i disincanti sentimentali dei due ragazzi di strada, il loro innamoramento, li mette al centro di una poetica che astrattamente viaggia nel tempo senza perdere riferimenti qui e oggi, nel senso del 1991, alla condizione giovanile della stirpe dei ribelli senza causa.
E i due ragazzacci romantici sono allievi di James Dean d’allora: il rimpianto, dolce, malinconico River Phoenix (fratello di Joaquin) che vinse a Venezia la Coppa Volpi ma non ebbe tempo di farla crescere perché morì poco tempo dopo sulla strada, stroncato dopo una notte brava su un marciapiede di L.A. addì 31 ottobre 1993, lo stesso giorno della morte di Fellini, mentre il suo vagabondo compagno Keanu Reeves (nella foto con River Phoenix) s’incamminò poi sulle strade spirituali del Piccolo Buddha di Bertolucci. Sospetto per il mix di omosessualità e prostituzione, il film si scavò un solco nelle rassegne gay e col pubblico giovane attratto dall’alone nichilista e da un titolo bifronte, da un lato ispirato a una canzone rock, ma dall’altro con le stimmate infelici di Scott Fitzgerald.

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