Dalla rassegna stampa Cinema

Nuove accuse bipartisan per il premio a «Sangue»

… «È una vergogna che il film sia stato premiato. Ma è ancor peggio il silenzio della Rai sugli eventuali esborsi sostenuti per rendere lustro alle Br»…

«Un film coraggioso: intreccia la perdita di ideali, la morte, la lotta rivoluzionaria, la disillusione». Con queste motivazioni l’International Federation of Film Societies ha dato a Locarno, due giorni fa, il premio Don Chisciotte al docufilm Sangue di Pippo Delbono, unico italiano in concorso. Ma al clamore suscitato in Italia dalla pellicola — in cui l’ex brigatista Giovanni Senzani racconta, fra l’altro, la sua versione dell’omicidio Peci — si aggiungono le polemiche sui fondi che la Rai avrebbe concesso figurando tra i coproduttori (ma come «collaborazione») insieme a Cinémathèque suisse, Rsi Radiotelevisione svizzera, Vivo Films. «È una vergogna che il film sia stato premiato. Ma è ancor peggio il silenzio della Rai sugli eventuali esborsi sostenuti per rendere lustro alle Br» attacca il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che giorni fa ha firmato un’interrogazione parlamentare. Torna sul tema anche il dirigente Pd Giorgio Merlo, che critica «il silenzio di salottieri e progressisti, che a giorni alterni firmano appelli per la legalità ma tacciono di fronte al protagonismo degli autori di delitti». Giusto finanziare Sangue , invece, per l’ex presidente di Rai Cinema Franco Scaglia, ora presidente del romano Teatro Argentina: «Il servizio pubblico è fatto anche di informazione e il dibattito su cosa sia è aperto. È giusto mostrare le stragi in Egitto? Credo di sì. E mostrare Senzani libero, dopo trent’anni, è più istruttivo che ignorarlo. Il pubblico va trattato da adulto, non da bambino». (r.s.)

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da La Repubblica

Tutti contro Delbono “Ho guardato il mostro non assolvo Senzani”

Ancora polemiche su “Sangue”, premiato a Locarno

ANNA BANDETTINI
ROMA
È sotto il fuoco delle polemiche da giorni. Perché Sangue, il film di Pippo Delbono, attore e regista tra i più apprezzati della scena teatrale italiana, mostra senza pudore gli ultimi giorni di vita della madre Margherita e soprattutto, in una lunga sequenza, il terrorista Giovanni Senzani che parla di come e quando giustiziò nell’81, Roberto Peci per ritorsione contro il fratello Patrizio, brigatista pentito. Proprio questo racconto, crudo, esplicito, senza commenti ha riaperto ferite, questioni etiche e politiche mai del tutto risolte, ha riacceso rabbia per le vittime, voglia di giustizia. In Svizzera, dove Sangue ha ricevuto, oltre alle critiche, anche applausi al festival di Locarno (da noi si vedrà il 1 settembre a Roma e il 16 a Milano per la rassegna dell’Agis sui festival di cinema) si è alzato un vespaio sia per i finanziamenti ricevuti (50mila franchi dalla tv svizzera), sia perché alcuni brigatisti storici, come Curcio e Cassetta, in un’intervista hanno dichiarato “che è loro diritto parlare”.
Ma anche in Italia la polemica infuria: il Pdl ha presentato un’interrogazione parlamentare sul contributo della Rai (scelta difesa dall’ex direttore di Rai Cinema Franco Scaglia), mentre il giudice Caselli, che nell’80 aveva raccolto le confessioni di Patrizio Peci, s’è detto indignato, e Giorgio Merlo, della direzione nazionale del PD, ha sottolineato “il silenzio, compiaciuto o interessato, di tutti quei predicatori, salottieri e progressisti, che firmano appelli e documenti a giorni alterni a difesa della democrazia e della legalità ma poi tacciono di fronte al protagonismo di persone che sono stati autori di efferati delitti’.
«Le critiche arrivano da chi non ha visto il film che parla di esseri umani, non di brigatisti, e della verità più profonda, la morte attraverso il racconto della perdita della persona più cara che ho, mia madre, e di un uomo che ha ucciso un altro uomo – dice Pippo Delbono che per Sangue a Locarno ha ricevuto il premio Don Chisciotte – Ma, a quanto pare, guardare la morte è ancora considerato un gesto immorale”.
Immorale è aver dato voce a un brigatista e assassino, non crede?
«No, perché io non assolvo nessuno. Faccio parlare un uomo sulla questione più profonda: come si può uccidere?».
Ma non ha pensato alle implicazioni politiche delle parole di Senzani?
«Non mi interessa essere politicamente corretto. Sono un artista e voglio essere libero di guardare “il mostro”. L’incontro con Senzani non l’ho cercato io. Fu lui che mi si avvicinò anni fa, dopo il mio spettacolo, Racconti di giugno. Ci ha unito la morte e l’amore: di mia mamma e di sua moglie Anna e da lì, la verità sull’altra morte, quella di Peci. Ma non sono ingenuo. So che Senzani ha un ruolo nella nostra storia, ma io non voglio capire il senso storico di quello che ha fatto, ma come un essere umano può essere brutale e uccidere. E in questo Senzani si è messo in gioco con verità».
Direbbe le stesse cose davanti a un terrorista di destra?
«Si, se vedessi in lui una crisi, un vacillare delle vecchie certezze come in Senzani».
Ma lui non si è pentito né dissociato.
«Da un punto di vista politico è vero, ma nel film mostra un pentimento più profondo: la consapevolezza che uccidendo, ha ucciso una parte di sé. Sangue è un film sulla pietas, la morte, l’amore. Mia madre non fa che citare Sant’Agostino, Dio, la Madonna… Temevo l’accusa di essere troppo chiesastico…».
Lei dice pietas: il giudice Caselli le ricorda che va innanzitutto alle vittime del terrorismo.
«Caselli non ha visto Sangue o forse non sa vedere negli occhi delle persone. Se guarda gli occhi di Senzani nel film mentre racconta l’urlo di quell’uomo a cui ha tolto la vita che continua a sentire nelle orecchie, vedrà che di quel gesto non se ne libererà mai».
E i parenti delle vittime? Perché non ha sentito il bisogno di far parlare anche loro?
«Perché non ho fatto un documentario sociale e politico sugli anni di piombo. E non ho offerto alcuna ribalta a Senzani che potesse offendere le vittime e i loro parenti. Ho filmato gli eccessi della fede politica e religiosa, la lotta tra il bene e il male, e la vittima mi è sembrato il mio paese, l’Italia »

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