Dalla rassegna stampa Libri

Grazia Verasani “Vi racconto l’amore che brucia la vita delle rockstar”

La scrittrice torna in libreria con “Accordi minori”, dove riunisce tredici monologhi di artisti

«È un omaggio alla musica e agli artisti che amo, che hanno fatto degli accordi minori la chiave malinconica della loro musica». Grazia Verasani torna in libreria (dal 18 luglio), ed è molto soddisfatta del suo “Accordi minori” (Gallucci), ma le scappa da ridere: «Forse era meglio farlo uscire d’inverno. Non è proprio da ombrellone! » Sono infatti 13 sofferti monologhi di artisti da Janis Joplin a Amy Winehouse, più la riscrittura di un lungo racconto apparso nel book del disco “Sotto un cielo blu diluvio” che la scrittrice (e cantautrice) bolognese aveva inciso nel 2010.
Grazia Verasani, chi sono i protagonisti di questi suoi nuovi racconti?
«Ho messo in scena figure fragili, che perdono il controllo nella vita ma sul palco sono dei leoni. Vivono più per gli altri che per sé, vite abbozzate, interrotte quasi sempre prematuramente. Penso a Kurt Cobain, ad esempio: il suo monologo è quello che mi è piaciuto di più scrivere, indagando quel mal di pancia che lo perseguitava. Ma ho cercato di dare voce anche a Giuni Russo, a Ian Curtis, a Dalida, a Mia Martini, a Umberto Bindi, perseguitato per la sua omosessualità, e a Jeff Buckley, che vidi a Cesena negli anni ’90, me ne innamorai, e ho pensato che forse sognasse solo un applauso dal padre».
La lista dei musicisti sarà stata lunga.
«Sì, molti sono rimasti fuori, come Jim Morrison o Jimi Hendrix, di cui però avevo già scritto in “L’amore è un bar sempre aperto”. Ho raccontato persone spesso distrutte da un successo esplosivo, mi sono documentata e sono entrata nella loro vita. Uno scrittore deve avere empatia per i suoi personaggi, se no parla solo di se stesso, ma è stato straziante: c’è molto amore mancato in questi monologhi, e mi sono sentita libera di essere anche sentimentale. E in questi testi brevi, che è la forma che prediligo, ho cercato di trovare la loro essenza, tra canzoni, situazioni reali e immaginate».
Nei monologhi c’è anche un attacco all’industria discografica.
«Ho visto Sugar Man al Biografilm, e la storia del cantante Sixto Rodriguez, del suo successo in Sudafrica e di come i discografici glielo hanno tenuto nascosto intascandosi i suoi soldi è emblematica. Come cantautrice ho incontrato nell’ambiente persone meravigliose come Angelo Carrara, ma anche tante figure biasimevoli, ignoranti, che non amavano la musica. Infatti oggi si cercano “prodotti”, non artisti. Si vuole l’omologazione, non la ricerca. È difficile campare di musica senza vendere l’anima al diavolo. Eppure fuori dai reality esistono gruppi interessantissimi. Anche qui a Bologna: penso ai Saluti da Saturno, che hanno appena fatto il singolo “Un giorno nuovo” con Arto Lindsay. E i ragazzi dell’etichetta Liquido Records stanno lottando per produrre e ottenere spazi dove far ascoltare giovani autori. Purtroppo il mondo è cambiato, e i talent scout come Oderso Rubini, che andava nei locali a cercare chi suonava, sono davvero pochissimi».
Vedremo in scena questi monologhi?
«Per ora diciamo che ci sono dei contatti. In fondo basterebbero un paio di attori, una voce maschile e una femminile, qualche musicista. Vedremo».


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