Dalla rassegna stampa Personaggi

REBEL REBEL – TRIBUTO A MARIO MIELI

L’omaggio a Mario Mieli del Festival Mix di Milano, presentato da Gianni Rossi Barilli e Enrico Salvatori

Sintesi dell’incontro nella Scatola Magica del Teatro Strehler organizzato da Mix Milano Factory.

Questo lungo e articolato tributo a Mario Mieli è iniziato con il contributo di Lia Cigarini, grande amica di Mario, avvocato, intellettuale femminista, esponente storica del circolo Mario Mieli e tra le fondatrici “La libreria delle donne”. Lia Cigarini ha ricordato come Mario Mieli rendesse il suo vivere anche quotidiano, come un atto di un’opera d’arte e di teatro. Ogni momento della sua vita era un fatto politico. In ogni momento Mario sbatteva in faccia ai presenti il fatto che le esperienze nella sessualità potevano essere le più differenti. In questo modo aboliva la separazione tra privato e pubblico. Questo Mario l’aveva anche imparato dal movimento femminista che aveva creato i gruppi di autocoscienza.
Mario considerava la sessualità, cosi come la considerano le femministe, come il substrato, la base, del dominio sessista ma anche capitalista.
Mario, non tutti lo sanno, era comunista, lui faceva riferimento ad un filone estremamente minoritario del comunismo, i bordighiani, i quali credevano che il capitalismo sarebbe prima o poi caduto in una catastrofica crisi, per cui bastava aspettare facendo un lavoro politico teorico basato su di un altro ordine di rapporti diversi da quelli borghesi. Mario amava molto la teoria, tanto che la sua tesi di laurea, è stata pubblicata da Einaudi, quando era giovanissimo.
Il teatro era molto importante per lui. L’azione politica più importante dei COM Collettivi Omosessuali Milanesi è stata un lavoro teatrale ‘La Traviata Norma’, una rappresentazione che si basava molto sull’umorismo di Mario Rovere e Mario Mieli. In Mario c’era molto humor, ma egli aveva anche un carattere complesso e quando prendeva in giro qualcuno poteva essere spietato. Quest’opera di teatro che è stata la vita di Mario è più vicina ad una tragedia shakespeariana, non perché egli è morto suicida, ma perché la struttura su cui lavorava era il rapporto padre-figlio, proprio suo padre, non il padre della psicanalisi o del patriarcato. Nel Risveglio dei faraoni, (suo padre è il grande faraone) lui immaginava realisticamente di ammazzare suo padre. Forse c’era anche dell’amore, odio-amore, tanto che pochi giorni prima di morire era andato da Einaudi a ritirare il suo libro, che è uscito poi in edizione pirata.
Molte persone hanno preso le molte sue messe in scena come delle semplici provocazioni, delle performance, come oggi ai Gay Pride. Mario si era denudato durante un dibattito alla Casa della Cultura. Si travestiva, però molto sommariamente, con qualche abito rubato alla madre, ma la sua faccia rimaneva maschile. E faceva degli scherzi, come quando vestito da femminista aveva fatto una domanda a Lacan di passaggio a Milano.
Lia è un avvocato, per questo Mario le portava in studio dei giovinastri tremendi, ricattatori, estorsori e le diceva ‘tu li devi difendere perché devi essere l’avvocato del diavolo’.
Mario era un sovversivo nelle relazioni e nel sociale ed è rimasto fino all’ultimo fedele al suo comunismo, non avrebbe accettato bene questa normalizzazione di oggi, anche nel movimento gay con tutto quel parlare di matrimoni, adozioni e anche con una certa la ripetitività nelle nei cortei dei gay pride che ormai sono quasi dei fatti istituzionali.

E’ quindi seguita la proiezione di ‘Una favola spinta’ , film per la TV, prodotto dalla sede Rai della Lombardia, e trasmesso un anno dopo la morte di Mario Mieli, sceneggiato da Mario Mieli con la regia di Guido Tosi. Il film ha le stesse tematiche del ‘Risveglio dei faraoni, incentrato sul rapporto col padre. Un padre che vuole redimere il figlio con i mezzi più subdoli.
‘Una favola spinta’ è tutto girato in bianco e nero e ambientato in vari luoghi della Milano dell’epoca, con nella parte dei cattivi Paolo Rossi e Claudio Bisio, che allora facevano parte della compagnia del Teatro dell’Elfo.
Il film è stato trasmesso dalla RAI una sola volta con nessun successo. Si tratta di una sorprendente opera surrealista, estremamente camp, dove non mancano anche nudità maschili.

Dopo la proiezione del film è intervenuto Corrado Levi, che ci ha raccontato di come ha conosciuto Mario. Corrado era in macchina e vede Mario fermo, vicino alla chiesa in piazza San Babila, con un vestito lungo marrone, una palandrana di sua madre, lui era un bellissimo ragazzo di 17 anni. Quando Mario sale in macchina, Corrado vede che sul vestito aveva una grossa stella di brillanti, uno dei gioielli veri di sua madre, rubati per l’occasione. Durante la serata racconta tutto della sua famiglia di industriali molto agiati. Quella ricchezza intellettuale, che Mario aveva dentro di se, proviene anche da questa famiglia importante.
Subito ci furono le prime riunioni del Fuori, due anni prima dei COM. Il movimento gay italiano nasce con la manifestazione di Sanremo del 1972, contro un convegno di psichiatri che volevano curare la malattia omosessuale. Esiste di allora una fotografia di Mario dove era bellissimo, alcuni dicevano che non si capisce se era carne o pesce, ma in realtà era bellissimo, Facchinelli una volta disse che sembrava un uccello del Paradiso, ed era vero. Questo convegno, per le proteste viene interrotto. Subito dopo ci furono le prime riunioni del FUORI, Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano. Oltre a noi due, c’erano sempre una ventina di ragazzi e ci vedevamo ogni mercoledì, ospitati nelle varie case. Nel primo Fuori nasce l’autocoscienza, mutuata dalle femministe, per la prima volta in Italia gli omosessuali parlavano di se stessi, davanti agli altri omosessuali. C’è chi ha portato nel gruppo la psicanalisi e la cultura filosofica. “Elementi di critica omosessuale” è anche il risultato di questi due anni di lavoro collettivo, che ha modificato la vita a tutti noi. Fino ad allora Corrado aveva tenuta nascosta la sua omosessualità, era stato sposato e aveva due figli. L’esperienza del FUORI gli ha permesso di fare il proprio coming out anche in facoltà.
Mario ha fatto anche esperienze e ricerche molto personali, come la coprofagia, o come quando ha bevuto o finto di bere la sua urina. Tentava delle vie diverse, cercando di esplorare se stesso spingendosi in vie mai viste prima.

Dopu un breve intervento di Paolo Rumi, storico giornalista dell’Altro martedì, ha parlato Ivan Cattaneo, che ha ricordato gli incontri del Fuori, soprattutto nel bellissimo loft di Corrado in Ticinese o in casa di Mario. Per Ivan Mario era un personaggio al di fuori di ogni aspettativa, impossibile da definire. Una volta nella sede dei Radicali a Roma, Mario spinse Ivan a salire sul palco e a mettersi a ballare per disturbare Dario Bellezza che recitava alcune sue poesie, dicendogli “andiamo che lo distruggiamo”. Ivan ha anche ricordato quando fu fischiato alla festa del Parco Lambro, per aver dedicato le sue canzoni al suo uomo, cosa che provocò la reazione dei ragazzi del Fuori, che sono saliti sul palco al grido di slogan rivoluzionari molto personalizzati, tipo ‘El Pueblo unido contri il travestito”.
La serata è finita con la proiezione di alcuni spezzoni con Mario Mieli protagonista presentati da Enrico Salvatori .

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