Dalla rassegna stampa Arti visive

Le sfide kitsch dell'artistar Vezzoli, dive, ricami e pornostar

Antinoo, Visconti e Courtney Love Icone gay e geni del Novecento

Roma – Per la presentazione c’era la sala principale già affittata da tempo per un altro «evento», ma pur di… Ci si è spostati in un ambiente più piccolo, posti in piedi e ogni scomodità per la folta presenza di giornalisti: roba da grandi occasioni. La mostra in realtà aprirà al pubblico solo mercoledì, e ieri non era nemmeno terminato l’allestimento, con operai e maestranze al lavoro anche durante la preview-stampa.
Perfino il catalogo dev’essere ultimato e stampato. Epperò con la Biennale (di Venezia) alle porte bisognava correre, fare, anticipare, mostrare il Maxxi-allestimento degno, anche questo, del grande «evento» primavera-estate in via Guido Reni, con drappi e velluti e un pavimento simil broccato con monogramma/iniziali dell’artista (FV) e tonalità rosso fiammeggianti ovunque: rossi pompeiani di qua, porpora di là, rossi cardinalizi di su e di giù… Il tutto, non a caso, per il più «scarlatto» (metafora) dei creativi nostrani.
Questo e molto altro in onore di Sua Celebrità Francesco Vezzoli, 42 anni da Brescia, forse l’artista italiano (di sicuro tra quelli della sua generazione) più coccolato e vezzeggiato al mondo; il più bramato, desiderato, collezionato, invidiato, criticato (sì, vanta stuoli di detrattori, ma i supporter, tra cui un panteon di celebrità mondiali, son certamente di più).
Tutti lo vogliono, Francesco; tutti lo cercano, e per la cena di pre-inaugurazione e raccolta fondi di domenica è atteso chiunque. Manca solo la «Madonna», ma non la cantante, ché lei al limite potrebbe anche esserci, come d’altronde ci saranno i vari Gagosian, Prada, mister Ambramovic il multimiliardario, via via fino a esponenti di punta dell’Emirato del Qatar.
Ma tutto ciò non deve e non può certo dispiacere al protagonista della mostra (titolo «Galleria Vezzoli», parte di un mastodontico progetto, «The Trinity», che vedrà altre due sue personali al Ps1 di New York e al Moca di Los Angeles). L’ex-ragazzo infatti del Glamour e dello Star-System ha fatto il centro della sua ricerca artistica, una ricerca complessivamente e di primo acchito facile a guardarsi (Vezzoli è nome visivamente di «impatto»), quanto in realtà complessa se analizzata in ogni suo aspetto. In questo Vezzoli somiglia a quell’America che lo ha decretato tra i suoi favoriti; chiunque abbia messo piede negli Usa anche solo un giorno sente di aver capito e di poter descrivere il Paese, con un qualcosa che è vero e luogo comune al tempo stesso, un qualcosa che pare dire tutto ma non dice nulla.
Provocatoriamente, consciamente, ironicamente, iper-narcisisticamente e parossisticamente kitsch, il lavoro del multi barocco Vezzoli, artistar anti-minimal che sprizza creatività da ogni poro (regista, scultore, performer, ricamatore…). Dunque uno-dieci-cento e mille Vezzoli. Ma come ci si illude di avergli trovato una definizione, una «gabbia», immediatamente si deve rimetterla in discussione: perché accanto al video col pornostar ignudo e ripreso da dietro, piegato a metà, con testicoli e altro in netta evidenza (Bouncing Balls, d’après di un’opera di Bruce Nauman, anatomie in vista e sottofondi mozartiani) Vezzoli è capace di citare, ricamandoli, Albers o Rothko, ovvero due tra gli artisti più sofisticati ed eleganti del ‘900.
Erudito, citazionista, coltissismo Vezzoli, il cui tratto maggiormente distintivo — quello che pur su un crinale sottilissimo non lo fa precipitare nell’estetica da Salon di parrucchiera — è forse proprio l’enorme serbatoio della memoria: neo-pop, idolatrica, cicisbeica; una memoria dove, tra video e punti a croce, Vezzoli mixa di tutto un po’, l’altissimo e il bassissimo: classicismo, Antinoo, Milva, la Zanicchi, Praz, statuaria, birignao e turbanti di Valentina Cortese, aureole di Santi, Deneuve, Veruschka, Jeanne Moreau, Benicio Del Toro, crestomazie degne di un filologo, porno, tv, Courtney Love, Barbara Bouchet, Adriana Asti, coatti, Tinto Brass, Gore Vidal, muscoli, Franca Valeri, Sodoma, Cocteau, Pasolini, B-movie, la Versace, Visconti, Marisa Berenson, Mangano e Magnani (immancabili) e pot-pourri su pot-pourri di star, starlette, icone du temps perdu, idola gay e geni.
Piaccia o no l’estetica vezzoliana (può irritare, ma neanche i nemici più acerrimi possono negargli d’aver inventato uno stile suo, sia pur pescando qua e là) si tratta di un’interessante mostra, con 90 lavori, ottimamente curata da Anna Mattirolo e in cui il Maxxi (non sempre è successo) ha fatto il suo dovere di Museo del XXI secolo, spalancando le porte a un quarantenne artisticamente famosissimo ma alla prima antologica in un museo italiano, anche se a lanciarlo alla grande fu la Fondazione Prada.
(«Galleria Vezzoli», tel. 06.39967350. Orari: 11-19, sabato fino alle 22, lunedì chiuso).


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