Dalla rassegna stampa Personaggi

Rodolfo Valentino e gli altri tra oblio e progetti incompiuti

Un convegno e un volume a Castellaneta per il divo “Ma il suo ricordo è nella polvere, come avviene per Carmelo Bene o Tito Schipa”

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Quello che resta di un mito è una statua con le braccia allargate, che paradossalmente dà le spalle al mare come accade al Domenico Modugno in bronzo di Polignano. È una petizione per intitolare l’Università del Salento a Carmelo Bene, è la voce di Tito Schipa che si diffonde a mezzogiorno in piazza Sant’Oronzo a Lecce. Quello che resta di un mito è una serie infinita di progetti incompiuti, rassegne dimenticate, memoria sbiadita. Rodolfo Valentino dovrebbe essere il simbolo per eccellenza della Puglia, se non dell’Italia: perché la sua è una storia di emigrazione, di sogni che si realizzano grazie alla caparbietà e al talento, di una morte giovane che l’ha consegnato definitivamente al firmamento di Hollywood.
Eppure la sua Castellaneta fatica a farne il motore assoluto della propria economia. Ci sta provando nuovamente l’amministrazione comunale, proprio in questi giorni con “Valentino days”: incontri e presentazioni di libri – oggi Rodolfo Valentino. L’uomo, l’artista, il seduttore di Roberto Parisi – la rievocazione in costume dei suoi film per le vie del centro storico, un convegno per fare il punto su quella stella del cinema muto che brilla ovunque, tranne che nel suo paese d’origine. A Castellaneta il monumento a Rudy ha urgente bisogno di restauro, e la fondazione Rodolfo Valentino – nata da un gruppo di volontari e sostenuta dal Comune – ha avviato una raccolta fondi. Sono uno schiaffo, allora, gli 11 euro racimolati tra i cittadini, soprattutto se affiancati ai duecento provenienti dagli Stati Uniti.
“Dovrebbe essere normale parlare di Valentino in Puglia, eppure sembra ormai una cosa desueta”, commenta il presidente di Magna Grecia Awards, Fabio Salvatore. In prima linea per il recupero della memoria, ieri ha presentato il convegno del 6 maggio – anniversario di nascita di Valentino – al Cineporto di Bari, con Luigi Pannarale di Apulia film commission, Filippo Melchiorre e la commissione Cultura del Comune di Bari, il console dei Paesi Bassi Massimo Salomone e Marina Lalli Bertolino di Confindustria Turismo Bari e Bat. L’obiettivo è fare rete: non perché ci sia bisogno di portare il nome di Valentino nel mondo, ma perché a qualunque latitudine venga collegato a Castellaneta. La giornata di studi di lunedì al museo intitolato all’attore sarà la prima nella sua città natale e vedrà a confronto Patrizia Calefato (Università di Bari), Anton Giulio Mancino (Università di Macerata), Luca Mazzei (Università di Roma Tor Vergata), Angelo Romeo (Università Gregoriana e Ied di Roma), moderati da Francesco Specchia, giornalista di Libero.
Ne nascerà un volume da studiare negli atenei italiani, pubblicato da Franco Angeli. E forse la spinta giusta per rimettere ordine. Perché Valentino nel frattempo dovrebbe sbarcare su Canale 5 con una fiction – protagonista Gabriel Garko – dovrebbe tornare in un film di Nico Cirasola ed è già stato immortalato in un documentario di Giuseppe Sansonna, Lo sceicco di Castellaneta.
Soprattutto, dovrebbe superare il ricordo di quel “Premio Valentino” che tanto ha fatto discutere: nato nel 1972 da un’idea di Carlo Apollonio, portato in giro per il mondo grazie al costante supporto della Regione Puglia – all’epoca guidata da Salvatore Fitto, padre di Raffaele – da Lecce a Los Angeles, fino a quando la giunta Vendola non ha tagliato il finanziamento e l’ha costretto a chiudere i suoi giorni in Sardegna, nel 2010. Il Comune di Castellaneta sta provando a riprendersi il suo figlio più illustre, inserendo un premio Valentino all’interno di Magna Grecia Awards e non allontanandosi dal territorio: “All’estero c’è una curiosità per Valentino che nessun cittadino di Castellaneta ha mai avuto”, nota l’assessore al Turismo Giuseppe Angelillo. Forse solo quelli che hanno versato undici euro, che si spera siano tra i 7mila visitatori annui del MuV, il Museo Rodolfo Valentino che custodisce vecchie pellicole originali, in attesa anch’esse di restauro.

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