Dalla rassegna stampa Libri

Le parole tra gli uomini Antologia di poesia gay italiana dal Novecento al presente

Le parole tra gli uomini – antologia curata da Luca Baldoni, giovane e attento specialista di gay studies, docente di letteratura italiana alla Madison University di Firenze…

A cura di Luca Baldoni Robin, 2012, 15 euro

?Le parole tra gli uomini – antologia curata da Luca Baldoni, giovane e attento specialista di gay studies, docente di letteratura italiana alla Madison University di Firenze e, a sua volta, poeta presente nella stessa antologia – è un’opera di esemplare complessità organizzativa: in quanto, benché all’apparenza possa sembrare solo una chiara panoramica di esperienze poetiche a tematica omoerotica, ad un’analisi più approfondita appare manifesta la volontà culturale e politica del curatore di partire dalle inferenze tra poesia e omosessualità per restituire alla lettura di questo specifico segmento letterario la vocazione ad essere ricerca storica e sociale, osservatorio privilegiato per indagare l’articolata fenomenologia del movimento gay e delineare un discorso sull’identità che segua ora un’evoluzione storico-diacronica, ora uno sviluppo storico-sincronico. Nella lucida e precisa prefazione al testo, Luca Baldoni rivendica il senso di quest’operazione sottolineando come, troppo spesso, nelle antologie poetiche «generaliste» e nei volumi scolastici, si sia preferito escludere testi troppo apertamente omoerotici di autori pur importanti della nostra tradizione letteraria antica e moderna, esclusione che è conseguenza di un’odiosa censura omofobica che, in casi estremi fino al paradosso, ha portato all’esecrabile omissione di autori paradigmatici del ’900, come Pasolini, Penna e Bellezza. Insomma, l’antologia di Luca Baldoni, nella ricchezza delle testimonianze liriche, nella varietà delle temperature e nella polifonia delle voci, passando dall’immediatezza del termine di Corrado Levi alla passione bruciante di Pier Paolo Pasolini, dal verso asciutto ed efficace di Franco Buffoni all’arguto sonetto elisabettiano di Marco Simonelli, suggerisce interessanti considerazioni, differenti e complementari. In primis, evidenzia che proprio la comunità omosessuale, segnata dallo stigma della sterilità quale elemento di esclusione in un sistema – il nostro – maschilista ed eteropatriarcale, dominato dalla centralità del valore della procreazione, è invece capace di una cospicua filiazione: perché l’eredità non passa solo per il sangue, ma anche e soprattutto attraverso il floridissimo semenzaio culturale che i poeti omosessuali hanno saputo produrre e generare nei secoli. E poi, mette in rilievo che a differenza di quanto si è usi immaginare, la tradizione letteraria italiana dell’ultimo secolo è molto più ricca di poeti gay di quanto potremmo mai credere. E infine, evidenzia che il recupero storico-critico di queste testimonianze, sottraendo la voce dei poeti al silenzio e alla vergogna dell’oblio e dell’indifferenziazione, può fornire un modello e un incentivo per la liberazione di tanti giovani omosessuali che, nelle scuole e in età adolescenziale, vivono ancora la propria omoaffettività in maniera nascosta, dolorosa ed isolata.

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