Dalla rassegna stampa Cinema

Così Norman diventò Psycho La stagione d'oro dei prequel

Dopo «Hobbit» e «Oz» anche Hitchcock ha il suo antefatto

I n genere al cinema ci si chiede come andrà a finire, e si resta in attesa, antica usanza, della prossima puntata che oggi si chiama sequel. Nella confusione temporale della rete e oppressi dalla realtà virtuale, capita spesso che il cinema, anche per mancanza di idee, decida di tornare sui propri passi e racconti il prologo di una storia.
Esempio recente: il mago cialtrone di Oz in 3D James Franco è la trascrizione del primo dei 17 libri di Frank Baum cui si ispirò nel ’39 Fleming per il film con Judy Garland: e il nuovo film finisce quando inizia l’altro, over the rainbow. Esempio mitico: Hobbit è un best seller che Tolkien scrisse prima del Signore degli anelli e le avventure di questo film, sempre di Jackson, precedono quindi quelle della saga in 3 puntate. Esempio classico: Lucas ha girato Star wars in ordine non cronologico, la prima trilogia era il futuro, la seconda il passato, anche se il calendario nel fantasy ha un peso relativo. Prometheus di Ridley Scott racconta l’antefatto di Alien, perfino l’horror Non aprite quella porta rovista negli antecedenti della famiglia cannibale. E Marilyn va alla ricerca di chi era la diva americana prima di girare Il principe e la ballerina, così come Sordi riprese a volte gli stessi personaggi, come il Meniconi di Un americano a Roma, visti in diversi momenti della loro vita narrativa. Il programma tv Usa su Psycho di Hitchcock, mentre esce il film che racconta l’avventurosa storia della sua lavorazione, indaga sugli inizi criminali del più famoso serial killer, già narrato in un libro di Robert Bloch.
E nei serial la moda impazza: «Sex and the city» è andato a pescare le tre ragazze prima che fossero in the mood of New York, il serial di «Gomorra» andrà a rovistare nella storia infinita della malavita del film di Garrone, ma guardando anche indietro; Mario Martone girando Noi credevamo, alla fine spazza via un secolo di storia e mette il Parlamento di oggi, significando che il Risorgimento fu il prequel della politica odierna e se si vedevano le radici di calcestruzzo delle case non era una svista. Non basta più il remake sempre pronto all’uso (di recente Anna Karenina, Gambit e arrivano Il grande Gatsby e Carrie), né lo spin off, classico procedimento dei cartoon che scelgono un personaggio minore e lo rendono star, ma cresce la curiosità dello spettatore per cosa sia accaduto prima, nella preistoria delle intenzioni. A volte è proprio la Storia con la maiuscola che induce il prequel di un film. Liliana Cavani che sta studiando ora il terzo Francesco, specie dopo la spinta promozionale avuta dal nuovo Papa, ha diretto il primo film con Lou Castel nel ’66, epoca di Pugni in tasca e di contestazioni generali, e nell’89 ha rigirato la stessa biografia con Mickey Rourke, mentre il mondo aveva fatto il suo giro. Ma il primo era nel presente storico, il secondo nell’epoca reale, il XIII secolo. «Per quanto riguarda il Francesco di Castel offertomi da Angelo Guglielmi per la Rai — dice la regista —, c’è stato davvero un prequel ispiratore nella mia testa ed era esattamente quel clima di rivolta e rinnovamento che nella seconda metà degli anni 60 ci veniva dagli Stati Uniti, mentre noi in Italia eravamo ancora sepolti nella guerra fredda.
Dagli States arrivavano gli hippie, l’impulso antirazziale e democratico dei tempi di Luther King e Kennedy, le Black Panther e i libri di Simone Weil, per me era la prefazione ideale del 68, nel cui clima poi si girò. Francesco è un grande profeta filosofo che travalica i secoli, ma rimasto in ombra perché per noi era ed è ancora troppo moderno».

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