Dalla rassegna stampa Cinema

«Da icona gay a fanatica religiosa Quanti scontri con Almodóvar»

Carmen Maura: ma per lavorare con lui litigai con la mia famiglia

ROMA — Siamo così abituati al volto sorridente di Carmen Maura, una delle prime muse di Almodóvar, che vederla nei panni severi di Maddalena, una madre morbosa, possessiva, che toglie il fiato al figlio (Stefano Dionisi), lo blinda a Dio, glielo consegna… Lui diventa sacerdote senza una vera vocazione, e si abbandona alla voluttà della carne.
«In effetti un ruolo così drammatico che non sorride mai non mi era mai capitato. Appena il regista Angelo Maresca dà lo stop, per fortuna torna il buonumore, e rido». Il film è ispirato a La madre, il romanzo di Grazia Deledda che 60 anni fa Monicelli travasò nel film Proibito. Ma questo progetto è del tutto diverso. Intanto dalla Sardegna siamo a Roma, e dagli anni 30 siamo al mondo di oggi, benché la Chiesa sia stata ricostruita al Colosseo quadrato dell’Eur, architettura fascista. «La trasposizione di tempo è per dare una maggiore enfasi alle tensioni erotiche del romanzo», spiega la produttrice Flavia Parnasi, che si aspetta il divieto ai 14 anni (nelle sale a settembre per Movimento). Scene di passione tra il prete e una ragazza (Laura Baldi), orge nella Canonica tra visioni e sogni, mentre la madre pedina, spia quell’amore proibito che ai suoi occhi è figlio del Male.
Carmen Maura per la prima volta recita in italiano, «mi piace molto, in passato ho avuto esperienze negative in Italia, Castellitto mi prese in Libero Burro, la sua prima regia, il mio ruolo fu tagliato, dopo mesi mi richiamarono ma non potevo più tornare». Il problema dell’accento è stato risolto con l’artificio che il suo personaggio sia arrivato all’età di 14 anni dalla Spagna, e di tutto questo e della sua carriera si parlerà oggi alle 18 al museo Maxxi nell’incontro pubblico, a cura di Mario Sesti, per la Fondazione Cinema per Roma.
«Questo è un esempio di come la religione ti possa far diventare pazza, Maddalena è fissata col senso di colpa, la chiesa è una salvezza per uscire dalla povertà e per liberarsi dai fantasmi del passato, lei fu violentata da ragazza».
Carmen ha avuto una rigida formazione cattolica: «Sono andata a scuola dalle suore, era tutto un peccato, un’educazione nefasta. Ma il senso di colpa non mi ha condizionata. Avevo i miei amici, facevo il teatro amatoriale, e lì mi dimenticavo tutto. A 25 anni imitavo Marilyn Monroe in un caffè-cabaret di Madrid. Un critico importante scrisse che dovevo diventare attrice. Tornai a casa e cambiai vita. Avevo una figlia e un altro lo aspettavo. Mio marito reagì male. Fu la decisione migliore della mia vita. Recitare è l’unica cosa che so fare nella vita. Sono una madre mediocre, una pessima moglie e un’orribile casalinga».
Carmen è la simpatia fatta persona. Incontrò Almodóvar che erano due ragazzi, lei recitava Sartre, lui era un attore di poco talento. «Non bisogna dirlo, Pedro è uno che si arrabbia, ma io sono diventata nonna e dico tutto quello che penso, sono come Internet. All’inizio gli amici mi dicevano se ero matta a lavorare con un modernista come lui, era una vergogna, recitavo al Teatro Nazionale, in famiglia non mi parlarono per mesi. Io ne intuivo il talento, mi raccontava tante storie, mi faceva ridere. Non so bene neanche io perché litigammo. È difficile essere così conosciuti, c’è l’obbligo di essere sempre geniale. Dopo un buco di 18 anni, siamo tornati a lavorare insieme in Volver. Era come se ci fossimo lasciati il giorno prima. In La legge del desiderio interpreto un trans così simpatico che sono diventata un idolo del mondo gay. La mia vita privata è stata complicata, ma sono positiva, la gente che mi incontra per strada a Madrid mi considera una di famiglia. Recitare per me è una cosa istintiva, è quello che facevo con le mie amichette del cuore, il regista di questo film dice che sono come un supermarket da cui si può prendere ciò che si vuole. Dopo andrò a Parigi per 60 puntate prima del Tg. Finalmente ho il rispetto dei francesi. Sono Cavaliere di non so che, ho avuto un César. Lì era meglio essere italiana che spagnola, che era sinonimo di cameriera».
Rimpianti? «Il mio lavoro è un gioco, la penso esattamente come Mastroianni, la mia grande frustrazione è di non aver lavorato con lui».

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