Dalla rassegna stampa Cinema

Vaporidis ragazzo gay in «Ci vediamo a casa»

L’attore ha confessato di avere avuto qualche timore nell’interpretare un omosessuale. Ma quando ha letto la sceneggiatura, ha capito che il suo personaggio non ha bisogno di «dichiararsi, è come se la sua omosessualità l’avesse già affrontata e dichiarata. Lui la vive consapevolmente, non è …

ROMA – Uscirà nelle sale il 29 novembre «Ci vediamo a casa», commedia corale scritta dall’ormai 75enne Maurizio Ponzi, in cui Nicolas Vaporidis interpreta la parte di un ragazzo omosessuale.

Una pellicola che ha faticato molto, visto che c’ha messo due anni per essere distribuita, nonostante fosse stata anche sostenuta dall’omonimo brano di Dolcenera presentato all’ultimo Festival di Sanremo.

Il protagonista, Enzo, vive una storia d’amore (con Primo Reggiani) vera e intensa. «Mi è piaciuto molto interpretare questo personaggio anche se devo dire che avevo un po’ timore, non sapevo se potevo interpretare un gay», confessa Vaporidis durante la conferenza stampa di presentazione.

«Quando ho letto la sceneggiatura ho capito che il mio personaggio non deve dichiararsi, è come se la sua omosessualità l’avesse già affrontata e dichiarata. Lui vive consapevolmente la sua condizione, non è eccessivo, né sopra le righe», sottolinea rispondendo alla provocazione del regista per cui «per i due gay il culmine della felicità è sposarsi in chiesa».

«Mi piaceva questo aspetto non conflittuale, riconosciuto anche dalla madre. E mi piaceva com’è l’approccio con il personaggio di Primo Reggiani, si guardava più al sentimento. Il rapporto tra due uomini è uguale a quello tra uomo e donna, non cambiano le cose, è lo stesso tipo di sensazione, di sentimento».

Un cast ricco quello voluto da Ponzi, che però riprende troppo i tempi e i modi della fiction all’italiana, cui in effetti si è molto dedicato in questi ultimi anni: ci sono Giuliana De Sio, Edoardo Leo, Antonello Fassari, Myriam Catania, Giulio Forges Davanzati e il debuttante Alessandro Nardocci.

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Torna Ponzi con una commedia atipica

Circa un anno per trovare una distribuzione, che ora punta a raggiungere almeno 30 schermi, e un ritardo causato anche dalla canzone scritta per il film da Dolcenera andata al Festival di Sanremo, non hanno fatto perdere però al regista la voglia di continuare e sta già lavorando a una nuova commedia

ROMA – Maurizio Ponzi torna al cinema dopo otto anni e tanta tv con «Ci vediamo a casa», commedia «atipica» nelle sale dal 29 novembre con Microcinema. Circa un anno per trovare una distribuzione, che ora punta a raggiungere almeno 30 schermi, e un ritardo causato anche dalla canzone scritta per il film da Dolcenera andata al Festival di Sanremo, non hanno fatto perdere però al regista la voglia di continuare e sta già lavorando a una nuova commedia. «Ci vediamo a casa è un progetto che avevo da tempo – ha raccontato Ponzi – sono contento di quello che ho fatto, c’è leggerezza ma con nascosto dietro qualcosa di più profondo, complesso, un risultato che si raggiunge con l’esperienza. Oggi non è facile trovare distributori, non basta essere delle commedie. Non sono poi così cambiato dai film di 15-20 anni fa come ‘Io Chiara e lo Scuro’, bisognerà vedere la reazione delle nuove generazioni».

Nel film si raccontano tre storie d’amore, in tre diversi quartieri romani (Prenestino, Monteverde, Ostia), in contesti sociali molto differenti e in modi diversi. Ci sono Vilma e Franco, interpretati da Ambra Angiolini ed Edoardo Leo, coppia in crisi perché lui ha avuto problemi con la giustizia, deve reintegrarsi e fatica a trovare una casa per stare insieme; ci sono Gaia (Miryam Catania) e Stefano (Giulio Forges Davanzati), superficiali, ricchi e vuoti, con due case, ma incapacità di convivere e amarsi; infine la coppia gay, Enzo e Andrea (Nicolas Vaporidis e Primo Reggiani), quella raccontata con più delicatezza e sentimento, che dopo un colpo di fulmine vorrebbe stare insieme ma viene ostacolata dalla madre di uno (Giuliana De Sio) e dal lavoro dell’altro.

Tutte e tre le coppie, alla fine, oltre a condividere il tema della casa si ritroveranno in una chiesa. «Il finale è una sorta di giudizio universale sulle coppie – ha detto Ponzi – c’è chi si sposa anche se nel matrimonio resta l’ombra del dubbio, chi ha la sua unione vera e felice, e chi non ha nemmeno il diritto di entrare e viene punito». E sul suo ruolo di omossessuale Vaporidis ha aggiunto: «All’inizio ero timoroso, poi mi sono divertito. Avevo paura di affrontare un ruolo che si è visto tante volte, ma il mio personaggio non deve dichiararsi o affrontare la famiglia, vive tranquillamente la sua omosessualità senza ostentarla. Mi sono avvicinato al ruolo così come si fa quando si parla d’amore uomo-donna, il modo di approcciarsi ai sentimenti è sempre lo stesso e mi è piaciuto questo rapporto con Primo Reggiani così tenero e fatto con delicatezza».

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