Dalla rassegna stampa Spagna 

I giudici spagnoli motivano il loro «sì» alle unioni «Il matrimonio è un diritto per tutti i cittadini»

Fanno molto discutere le ragioni addotte dalla Consulta: quello fra un uomo e una donna non è l’unico legame «legittimo costituzionalmente»

Il matrimonio è «un diritto costituzionale» di tutti i cittadini, «indipendentemente dal loro orientamento sessuale». Dunque «qualsiasi individuo può contrarre matrimonio con una persona del suo stesso sesso o di sesso differente ». È questa la motivazione che ha spinto il Tribunale Costituzionale spagnolo a rigettare il ricorso contro le nozze gay presentato dal Partito popolare nel lontano 2005, quando il Parlamento varò la misura promossa dall’allora premier José Luis Rodriguez Zapatero. Dopo set- te anni, la maggioranza dei magistrati del Costituzionale ha stabilito che il matrimonio fra due omosessuali «non snatura » l’istituzione in sé, né «impedisce alle coppie eterosessuali di sposarsi liberamente o non sposarsi». La Corte va oltre e sostiene che il matrimonio fra un uomo e una donna non è l’unico legame «costituzionalmente legittimo»: tutte le unioni meritano la stessa considerazione, affermano i giudici. La pensano tutti così i magistrati dell’Alta corte? Niente affatto.
Nelle 57 pagine della sentenza appena pubblicata, spiccano i tre voti contrari dei cosiddetti giudici conservatori. In particolare il vicepresidente del Costituzionale, Ramon Rodriguez Arribas, sottolinea che l’obiettivo del matrimonio – da sempre – è «la continuità della specie umana», mentre l’unione omosessuale «prescinde nel modo più assoluto dal fattore biologico e antropologico insiti nel matrimonio fin da quando apparve sul pianeta terra l’essere umano».
Il suo collega, Andrés Ollero – lamentando una «deriva individualista » – critica il lavoro troppo politico di certa magistratura: «Questo tribunale non ha, fra le sue funzioni, quella di trasformarsi in una terza camera parlamentare. Non mi sembra opportuno trattare determinate istituzioni giuridiche come fossero un semplice corollario dei diritti» individuali. A sette anni dalla legge, il dibattito è ancora bollente.

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