Dalla rassegna stampa

Insulti omofobi a Vendola, imbarazzo di Renzi

Scontro per l’attacco di un assessore su Facebook, poi le scuse

FIRENZE – — «Nichi, per usare il tuo linguaggio, ma va’ a elargire prosaicamente il tuo orifizio anale in maniera totale e indiscriminata ». Così scrive su Facebook giovedì sera l’assessore renziano del Comune di Ferrara Luigi Marattin. L’insulto rivolto a Vendola, nella mente di Marattin, nasce come una reazione a una frase pronunciata dal leader di Sel su La7: «Renzi perderà le primarie perché il suo modello è Blair, simbolo della sinistra che ha fallito».
Il nesso logico sfugge ma l’enormità dell’offesa no. Marattin, di cui Sinistra e Libertà dell’Emilia Romagna immediatamente chiede le dimissioni, prima cancella il post dal suo profilo (ormai è tarda notte) e poi presenta ufficialmente le scuse a Vendola. «Non era lontanamente nelle mie intenzioni scrivere un’offesa di carattere personale o in qualche modo riferibile alla sfera sessuale. Mi rendo conto che l’affer-mazione aveva toni discutibili e volgari, mi dispiace. A volte il tentativo d’essere spiritoso porta a fare degli errori». Anche se Marattin si affretta a precisare di votare per Renzi ma «di non essere in nessun modo associabile al suo staff», il sindaco di Firenze è costretto a dire qualcosa. «Ha sbagliato, è ovvio», scrive su Twitter. «E’ una bravissima persona che ha detto una frase assolutamente sbagliata. Ha chiamato Nichi per scusarsi. Che altro?». Ma non finisce così. Mentre Marattin viene travolto dalle critiche di tutti gli schieramenti politici (il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo lo definisce «più omofobo di Giovanardi») lui stesso riesce a peggiorare le cose raddoppiando la gaffe. In diretta su Radio Uno chiede di nuovo scusa a Vendola e poi aggiunge: «Dimettermi? Non scappo di fronte alle responsabilità. Ma il mio era solo un modo per canzonare in maniera bonaria il famigerato stile del governatore». Il leader di Sel quasi non lo sta a sentire: «Parole inascoltabili», taglia corto, «che offendono l’intelligenza di chi le pronuncia». E il Pd si associa alla richiesta di dimissioni.

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L’AMACA

MICHELE SERRA

Siccome sono tutti nervosi, e il nervosismo fa spettacolo, è agli atti che un collaboratore di Renzi abbia offeso Vendola twittando un greve riferimento alla sua omosessualità, e i vendoliani, sempre twittando, abbiano risposto per la rime. Ma quello è il fumo, non l’arrosto. L’arrosto è questo: Vendola aveva definito Tony Blair, riferimento politico di Renzi, «la figura più fallimentare della storia della sinistra europea». Opinione interessante (e secondo me condivisibile). Ugualmente interessante sarebbe stato sentire la replica di Renzi. In vista delle primarie, la sinistra che discute della propria storia recente, pro e contro Blair, la sua “terza via”, la sua appassionata adesione all’invasione del-l’Iraq, la sua capacità di rendere vincente il laburismo a costo di stravolgerlo. Invece no, tocca leggere – svogliatamente – che un tizio amico di Renzi ha twittato una battuta volgare su Vendola. Urgerebbe dibattito su quelle che, una volta, noi giornalisti chiamavamo “le fonti”. Twitter è una fonte? Per mandarsi a prenderlo in quel posto certamente sì. Per parlare di politica certamente no. Per riempire i giornali purtroppo sì.

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da Corriere della Sera

Insulti omofobi contro Vendola da assessore Pd

MILANO — Un post in bacheca, poi una valanga di commenti, tweet e insulti. La gogna pubblica di Luigi Marattin — 33 anni, assessore al Bilancio del Comune di Ferrara, simpatizzante renziano — comincia giovedì dopo la puntata di Otto e mezzo che ospita Nichi Vendola: lui commenta, la rete e la politica si scatenano. Scrive su Facebook: «Vendola a La7: “Renzi perderà le primarie anche perché ha come modello Tony Blair, la figura più fallimentare della storia della sinistra europea, che ha sempre perso e fatto perdere”. Nichi, per usare il tuo linguaggio, ma va’ a elargire prosaicamente il tuo orifizio anale in maniera totale e indiscriminata». Sinistra ecologia e libertà, partito del governatore pugliese, diffonde un comunicato: «In un primo momento di fronte alle proteste nate sulla rete, Marattin si era addirittura rifiutato di scusarsi producendosi in goffe giustificazioni. Scuse poi arrivate. Un esponente delle istituzioni quando evidenzia tanto chiaramente la propria incapacità di aderire degnamente al proprio ruolo pubblico, ha un solo modo per rendere credibili le proprie scuse: dimettersi. Così potrà insultare chicchessia, gay o no, da privato cittadino». Accusato di omofobia, Marattin rimuove il post incriminato e ne pubblica altri: «Mi scuso sinceramente con Vendola, e con chiunque abbia letto il mio post come un’offesa di carattere personale o in qualche modo riferibile alla sfera sessuale, cosa che non era nelle mie intenzioni». Questione chiusa? No. Se Renzi lo bacchetta e passa oltre — «Ha sbagliato. È ovvio. Ha chiamato Nichi per scusarsi e lo ha detto pubblicamente. Che altro?» — molti nel Pd lo attaccano duramente. Paola Concia, con Aurelio Mancuso, Andrea Benedino, Rosaria Iardino e Enrico Fusco, non si capacita di come «ancora una volta emerga un disprezzo nei confronti delle persone omosessuali che non ha pari nelle altre democrazie occidentali», il collega di partito Marco Meloni invita l’assessore a dimettersi (anche se il sindaco di Ferrara, il democratico Tiziano Tagliani, assicura che «l’amministrazione comunale ha bisogno anche del suo lavoro»). Nel Pd lo difende solo Ivan Scalfarotto: «Ha sbagliato ma è in buona fede. Mai ho avuto l’impressione di una sua prevenzione contro gay o lesbiche». Interviene anche il Pdl, con il senatore Lauro: «Nelle primarie di sinistra, oltre agli stracci, volano anche gli orifizi. Renzi lo faccia dimettere». Alla fine, Marattin — dopo precisazioni ulteriori e un po’ goffe: «L’ho contestato goliardicamente, prendendone a prestito il linguaggio forbito e aulico, il mio era un modo per canzonare in maniera bonaria il suo famigerato stile» — si scusa in radio a Zapping 2.0. Risposta definitiva di Vendola: «Chi usa la volgarità contro di me non offende tanto me quanto la propria intelligenza. Le sue scuse? Non sono uno con la bava alla bocca e sulle dimissioni non do consigli a nessuno».
R. P.

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