Dalla rassegna stampa Libri

La vita segreta della donna che diventò una killer

Il regista Salvatore Piscicelli indaga nei pensieri più nascosti di un’esistenza sconfitta: dalla manicure alla camorra

Maria Capasso è una bella donna sui quarant’anni: il marito s’ammala, un malvivente ne diventa l’amante Sullo sfondo di una Napoli diseredata, la introdurrà in un mondo di ricatti e delitti

MARIA è scaltra, desidera una vita migliore di quella che si può permettere con il lavoro di manicurista al Vomero. L’occasione arriva più tragica che mai. Il marito si ammala di cancro. Gennaro, un “marpione”, habituè del centro estetico, coglie l’occasione e la corteggia senza tregua. La donna, bella e sulla soglia dei quaranta, tre figli, si sente insoddisfatta. La malattia del marito porta a galla tutti i suoi desideri di bambina orfana e sposa acerba. Un’adolescenza negata dalla morte improvvisa dei genitori. Maria ha dovuto rinunciare alla scuola e ha cominciato a lavorare presto. Salvatore Piscicelli indaga nei pensieri più segreti di un’esistenza sconfitta dell’underground napoletano. È sconfinato il desiderio di riscatto sociale di Maria. Un’eroina dei nostri giorni che evoca però anche quell’universo eduardiano insito nel dna dei romanzieri napoletani. Piscicelli è uomo di cinema, oltre che autore di libri. È del 1996 il romanzo “La neve a Napoli”, ha realizzato diversi film e anche da scrittore cerca a tutti costi le visioni, le immagini, i colpi di scena. Sono tanti, in questo romanzo. Per il grande schermo Piscicelli
ha scritto e diretto, tra gli altri, “Immacolata e Concetta” del 1980 con Ida Di Benedetto, uno dei primi film italiani a raccontare l’omosessualità femminile, e poi ancora “Le occasioni di Rosa”, dove una Marina Suma operaia è costretta a diventare prostituta. Nel film “Il corpo dell’anima”, con Roberto Herlitzka nel ruolo di scrittore, c’è sempre una giovane popolana nelle vesti di colf. E nel “Quartetto”, protagoniste ben quattro ragazze, si intrecciano aspirazioni e passioni morbose.
Piscicelli racconta da sempre le contraddizioni delle donne, i compromessi cui cedono per amore, la vendita del corpo e dei desideri. Maria Capasso è una di loro. All’esistenza monotona assicuratagli dal marito operaio, che sfuma con l’aggravarsi della sua malattia, la donna cerca di sostituire il miraggio di una vita agitata, cedendo alla avances di un uomo ricco. Ma il sogno si rivela un’illusione. Gennaro, diventato suo amante, la renderà complice di un affare illegale. Nella
narrazione il ricatto morale è sempre sullo sfondo insieme ad una Napoli sempre più diseredata: la possibilità di trovare una cura adeguata per il marito, una condizione economica migliore. Maria si illude, ci crede, viola la legge per sfuggire al disagio, si appassiona e poi cade. Un’eroina distrutta dai dolori della vita, pronta a tutto. Lo sfratto alle porte, i figli da crescere: Angela 16 anni, Pino 12 anni e Nadia, 7 anni, «una bambolina». Poi, Maria perde anche il lavoro. Le scelte somigliano sempre più a prove etiche. E la posta in gioco diventa più alta. Questa volta si tratta di uccidere un uomo in Svizzera. Sul piatto 50 mila euro da investire un centro estetico. Tutto suo. «Mentre riassettavo mi guardai allo specchio. Poteva essere quello il volto di un’assassina?», si chiede Maria. Eppure la vita è imprevedibile, la fame di denaro svela l’identità più nascosta di noi stessi. Maria ripensa ai tempi in cui diceva tra sé e sé: «La mia vera spina è la casa. Gli ambienti sono minuscoli, i soffitti bassi, e i ragazzi sono costretti a dormire tutti insieme in una stanzuccia di tre metri per tre (…)». La donna si lecca l’ennesima ferita, e sempre più spregiudicata, tira a campare.

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