Dalla rassegna stampa Cinema

ALL ULTIMA SPIAGGIA

Carino, pulito, senza troppe battute volgari. …

Carino, pulito, senza troppe battute volgari. Quindi, malgrado la presenza di comici romani di culto come Pablo e Pedro, Antonio Giuliani o Alessandro Di Carlo al loro esordio cinematografico, il ritorno del cabarettista napoletano Carmine Faraco al cinema dopo trent’anni d’assenza (e dire che ha una filmografia pesante, da “Sogni d’oro” di Moretti a “W la foca” di Cicero, da “Ricomincio da tre” di Troisi a “Il tassinaro” di Sordi) e l’effetto stracult di Aurora Cossio, presentata nel press book come “laureata in psicologia” (ma guarda…), nella parte di una moglie sudamericana un po’ mignotta che ha girato il porno “Indiana Giones alla ricerca della topa verde”, alla fine resta un po’ di delusione per chi si aspettava un trionfo di comicità trash e di battute pesanti da questa seconda commedia Medusa della stagione, “All’ultima spiaggia”, opera prima di Gianluca Ansanelli, attore e autore di cabaret e di serie tv.

Vero è che solo qui possiamo ammirare l’incredibile video “Abballammo chesta canzone tutti quante co ‘a panza a’ fori” dell’indimenticabile cantante napoletano Mimmo Dany e vero è che solo qui si può chiudere un episodio con Alessandro Di Carlo, direttore di banca romano, che spiega alla sfigata guardia giurata Giuseppe Giacobazzi, eroe di “Zelig”, che ha prima tentato una rapina e poi ha salvato la situazione, “A Paolì, fondamentalmente, ma chi te s’incula?”.

E solo da due comici romanisti veraci come Pablo e Pedro puoi accettare un notevole “Ha segnato la Lazio… Che giornata de mmerda!”. Il problema è che il potenziale dell’operazione, nata attorno al gruppo di attori e cabarettisti legati al manager Emanuele Occhipinti, col passaggio del film a una produzione di serie A come quella di Fulvio e Federica Lucisano, responsabili di successi come “Notte prima degli esami”, “Ex”, “Nessuno mi può giudicare”, e a una distribuzione forte come quella di Medusa, si è rafforzato sì da un punto di vista tecnico-produttivo, il direttore della fotografia è Alessandro Pesci, lo stesso di “Habemus Papam” di Moretti, la montatrice è Cecilia Zanuso, le sale a disposizione sono ben 250, ma al tempo stesso, si è indebolito da un punto di vista di comicità più di pancia, più popolare che la presenza di un cast così innovativo poteva proporre.

Si è scelto, insomma, di puntare a un tipo di commedia piacevole e per tutti, diciamo alla Brizzi-Martani-Bruno, mischiando ai caratteristi romani, volti più noti di cinema e tv, come i pur perfetti Dario Bandiera e Ivano Marescotti. E preferendo ai repertori più pesanti di ciascun comico presente battute e situazioni quasi da sitcom o da serie televisiva, generi già battuti dal neoregista Ansanelli.

Non male, però, l’idea del ritorno al film a quattro episodi staccati, alla Giorgio Simonelli (o alla Giovanni Veronesi di “Manuale d’amore”). Nel primo due lesbiche, Nicole Grimaudo e Paola Minaccioni, vogliono un figlio e la Grimaudo propone come inseminatore un suo vecchio fidanzato, Dario Bandiera, che lavora in un fast food cinese, mollato tre anni prima. Ovvio che tra i due ex fidanzati ritorni in qualche modo l’amore.

Il secondo è quello della guardia giurata, interpretato da Giacobazzi, che chiede inutilmente un prestito da 50.000 euro al direttore della banca dove lavora. Decide così di passare all’azione rapinando la sua stessa banca assieme a due balordi, il siciliano Giuseppe Cacioppo e il toscano Sergio Sgrilli, ma i tre dovranno affrontare altri due rapinatori, i napoletani Francesco Procopio e Danilo Rovani, che si sono vestiti da Batman e Robin.

Nel terzo episodio Antonio Giuliani si è sposato Aurora Cossio, procace ragazza di Santo Domingo (“il patrono dei perizoni”), non sapendo che gira nelle tv a pagamento un suo hard. Lo sanno bene i suoi due amici, Pablo e Pedro, coi quali ha deciso di vedere il derby Roma-Lazio. Derby che non seguirà perché, dopo la terribile scoperta, ha deciso di suicidarsi gettandosi dal cornicione del suo palazzo.

Nell’ultimo episodio, un romagnolo a Napoli, Ivano Marescotti, finisce all’ospedale dopo un infarto e incontrerà una specie di angelo del bene, Carmine Faraco, che lo salverà da ogni situazione e gli eviterà persino di farsi operare dal terribile Cardamone (“Mi devo fare operare da uno che ha uno zio in Vaticano, io, che non sono neanche credente!” – “Peccato perché quando ti opera Cardamone, solo la Madonna ti può salvare!”).

L’episodio più divertente è quello dei romani, anche perché Pablo e Pedro e Antonio Giuliani dimostrano una certa freschezza nel loro esordio cinematografico e riescono a farci digerire anche la presenza un po’ imbarazzante di Aurora Cossio, ormai la nuova Isabelle Adriani di Medusa (ne ripete anche gli stessi ruoli…). Ma fanno ridere anche certi caratteristi in ruoli minori, da Cacioppo a Sgrilli a Di Carlo a Rosalia Porcaro come infermiera. Carmine Faraco merita una degna riscoperta, mentre Bandiera e Grimaudo si divertono a parlare in siciliano stretto nell’episodio più “civile” dei tre. In uscita giovedì 4 ottobre.

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