Dalla rassegna stampa Libri

LA VERA AMICIZIA SECONDO WHITE

Esce per Playground il nuovo romanzo dello scrittore americano

I libri di Edmund White non hanno mai lasciato indifferenti. Fin dall’inizio hanno sbattuto in faccia a tutti, senza filtri, la realtà e l’evolversi del mondo gay occidentale.
Un giovane americano (1982) ha raccontato pionieristicamente la frustrata educazione sentimentale di un adolescente gay nella provincia americana degli anni ’50, l’ultraliberato La bella stanza è vuota ha scorrazzato orgogliosamente nei locali della rivolta gay di Stonewall alla fine dei ’60, così come La sinfonia dell’addio (1997) e L’uomo sposato (2000) non hanno tralasciato nulla della devastazione portata dall’Aids. Anche gli altri numerosi titoli, compresa una mappa della vita gay negli Stati Uniti, così come una guida al piacere omosessuale, definiscono l’universo che gli interessa esplorare: e se da un lato è stato celebrato numerose volte da premi ed elogi, dall’altro tuttavia viene preso di mira, come hanno fatto recentemente la Los Angeles Review of Books o Daniel Mendelsohn sulla New York Review of Books.
Anche l’ultimo romanzo, Jack Holmes e il suo amico, ha attirato critiche, troppa ossessione per il corpo, troppe descrizioni di sesso, genitali, peli pubici, odori, desideri, pratiche di piacere così come dei pensieri che i protagonisti hanno sulle proprie fattezze e capacità erotiche, ha scritto il NY Times ad esempio. Tutto vero, ma la storia, scritta come sempre con ricchezza e gusto per l’aneddoto ha un suo particolare perché. Il set principale è New York: è qui che Jack, proveniente da “una strana famiglia del Midwest” arriva dopo il college con pochi dollari in tasca. Da ragazzo ha un po’ amoreggiato con una adolescente che non voleva rapporti completi, ritrosia con cui si trovava del tutto a suo agio. Siamo all’inizio degli anni Sessanta: Jack cerca lavoro in una rivista dove incontra Will, un coetaneo riservato e snob, aspirante scrittore, un vero aristocratico della Virginia, decisamente etero. Ma in quel momento anche Jack crede di essere “normale”, o almeno lo vuole terribilmente: un giorno si fa una gran scopata con una tipa, una notte invece un giovanotto si dà molto da fare intorno alle sue grazie. Jack non sa bene di che carne è fatto, ma capisce via via di desiderare terribilmente l’irraggiungibile Will, anche se gli altri uomini non gli interessano, anzi, i gay lo disgustano. Mentre gli diventa amico (gli professa il suo amore, ma finisce per presentargli la sua futura moglie da cui avrà due bambini), Jack inizia ad avere vari amanti maschi per una notte: la sua identità si fa strada, anche se gli incontri notturni sostituiscono solo il vero oggetto del desiderio, Will.
Le cose evolveranno, ma è di questo, con più salti temporali e nuovi quadri sociali, dai rivoluzionari anni Sessanta al profilarsi dell’Aids all’orizzonte, che Edmund White si vuole occupare: dell’amicizia (ma è vera amicizia, con tanto innamoramento alle spalle?) tra un etero e un gay. In fondo questo è un libro, ossessionato sì dai corpi, ma liberato dall’ossessione dell’impegno gay, come se White si fosse permesso di lasciare per una volta la scena dei diritti e si fosse abbandonato a far vivere i personaggi, due uomini, due amici, che si rispecchiano nelle loro enormi diversità e identità.

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